Il governo studia alternative alla tassazione dei guadagni in borsa
Niente mannaie fiscali sui guadagni in borsa. Lo ha deciso mercoledì il Consiglio federale, che invita le Camere a respingere l'iniziativa. Reazioni negative dell'Unione sindacale svizzera (USS) e del Partito socialista alla decisione del governo.
I guadagni derivanti da una simile imposta, argomenta l’esecutivo, verrebbero azzerati dai costi amministrativi. L’appello a una maggiore equità fiscale lanciato dall’Uss non è però caduto nel vuoto. Seppur bocciando l’iniziativa, il governo propone indirettamente, nel quadro della riforma della fiscalità delle imprese, un’imposta sui guadagni da partecipazioni.
La proposta di modifica costituzionale corredata dalle firme necessarie, poco più di 100 mila, era stata consegnata alla Cancelleria federale nel dicembre dell’anno scorso. L’iniziativa chiede di prelevare sui guadagni ottenuti in borsa da privati una tassa del 20-25 percento.
La Svizzera è uno dei pochi Paesi che prevede l’esenzione fiscale per i redditi prodotti dagli investimenti in borsa. Per l’USS, i proventi per lo Stato, qualora venisse approvata l’iniziativa, raggiungerebbero il miliardo di franchi. Per Berna invece la somma raccolta si situerebbe molto più in basso, tra i 100 e i 400 milioni di franchi. L’oscillazione si spiega con gli alti e bassi del mercato azionario.
Indipendentemente dalla cifra racimolata, sostiene l’USS, la tassa avrebbe almeno il vantaggio di imporre i guadagni milionari realizzati in borsa e che di solito sfuggono alle maglie del fisco senza lasciare traccia.
Il principio dell’equità fiscale invocata dagli iniziativisti non può essere accantonato facendo spallucce, sostiene il governo. Tuttavia, i difetti contenuti nel testo dell’Uss superano di gran lunga gli aspetti positivi: questa nuova imposta entra in collisione con quella sulla sostanza, mentre la sua applicazione rischia di annullare i vantaggi derivanti dalla sua attuazione, considerato l’enorme lavoro amministrativo che attende privati e collettività per l’applicazione delle nuove disposizioni.
Tutti i cantoni, sostiene il governo nel suo messaggio, applicano inoltre una tassa sulla sostanza. Ciò relativizza l’argomento dell’USS riguardante quei milionari esentati dalle imposte. Gli esempi citati, indica il Consiglio federale, sono legati a circostanze particolari poiché siamo in presenza o di perdite importanti, o di interessi passivi e costi per la manutenzione di immobili che azzerano i guadagni conseguiti in borsa.
Ad ogni modo, Berna non intende rimanere spettatrice e vuole invece apportare dei correttivi all’esenzione dei guadagni in borsa. Attualmente l’esecutivo sta studiando la possibilità di introdurre un’imposta sui guadagni derivanti da partecipazioni azionarie. Una commissione di esperti sta lavorando al problema da gennaio.
Immediate ed aspre le critiche da parte dell’Unione sindacale svizzera (USS) e del Partito socialista (PS) alla bocciatura, senza controprogetto, da parte del Consiglio federale, dell’iniziativa «per un’imposta sui guadagni di capitale a favore dell’impiego».
Promotrice dell’iniziativa, l’USS afferma che «il governo conferma così la politica» degli sgravi a favore di «coppie agiate, proprietari immobiliari e banche», che comporterà un’Iva più elevata per «i salariati e le classi medie». Replica poi agli argomenti governativi, che definisce «errati». Secondo l’USS, non è vero che la tassazione dei guadagni di capitale richiede più mezzi di quella degli interessi. Inoltre un rendimento «fra i 400 milioni e i 2 miliardi di franchi non può essere definito debole, come fa il Consiglio federale».
Una reazione analoga è giunta dal PS, che si dice deluso dalla decisione e osserva che il Consiglio federale così «non è più credibile». I socialisti rammentano che nelle trattative della tavola rotonda nel 1997 Villiger aveva promesso di esaminare la questione della tassazione dei guadagni in borsa. Ma «per Villiger giustizia fiscale resta una parola sconosciuta».
swissinfo e agenzie
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