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Democrazia diretta in Svizzera

Il lavoro è uno strumento per lottare contro la povertà

Il direttore della Dsc, Walter Fust, e Victorine Ouandaogo, del Burkina Faso, durante la conferenza stampa a Berna Keystone

Senza la creazione di nuovi posti di lavoro non è possibile combattere durevolmente la povertà nel Terzo Mondo: è questa la conclusione di un convegno organizzato dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (Dsc).

A livello mondiale, oltre 900 milioni di persone – su un totale di 6 miliardi – sono disoccupate o sottoccupate. In Sudafrica, per esempio, il 37,5 per cento della popolazione attiva è registrata come disoccupata. Ma in altri paesi dell’Africa e del Terzo Mondo, dove non esiste un preciso rilevamento statistico, la percentuale è ancora maggiore. “Questa situazione rappresenta per la società un potenziale esplosivo e non può assolutamente lasciarci indifferenti”, ha detto il direttore della Dsc, l’ambasciatore Walter Fust.

Per questa ragione la Dsc ha organizzato l’11 maggio un convegno a Berna, in vista dell’Assemblea straordinaria dell’ONU che si terrà dal 26 al 30 giugno a Ginevra e che traccerà un bilancio intermedio del Vertice sociale mondiale svoltosi a Copenaghen nel 1995. In quell’occasione oltre 100 capi di stato e di governo si erano impegnati ad agire per ridurre la povertà, creando sufficienti possibilità d’occupazione e attuando misure in favore dell’integrazione sociale.

In seguito, la Svizzera, tramite la Dsc, ha effettuato un’analisi delle cause principali dei grandi problemi connessi allo sviluppo sociale. Per la Svizzera, una delle priorità che consentono di raggiungere gli obiettivi del Vertice, è proprio l’incentivazione delle attività lavoratire come strumento di lotta alla povertà. Da qui il titolo dato al convegno: “Lavoro contro povertà”.

Ma come creare posti di lavoro nei paesi poveri?. Per l’ambasciatore Fust, “determinante è il ruolo del settore privato”. In un opuscolo informativo la Dsc ha illustrato i campi principali del proprio intervento in questo settore: programmi di formazione professionale; promozione di piccole imprese; accesso ai microcrediti; interventi nell’agricoltura e nella silvicoltura.

Nel corso del convegno, ospiti di rilievo hano presentato le proprie esperienze, che rappresentano esempi concreti anche dell’impegno della Dsc. L’indiana Ela Bhatt ha creato un’organizzazione di auto-aiuto per 200.000 donne, ora nota a livello mondiale, e ha sollecitato il riconoscimento dell’occupazione informale. Victorine Ouandaogo, presidente delle donne imprenditrici del Burkina Faso, ha delineato possibilità e difficoltà – basandosi sulla sua esperienza pratica di responsabile di una ditta di succhi di frutta – della prospettiva imprenditoriale nell’Africa subsahariana.

Inoltre, un particolare accento è stato posto alla lotta contro la corruzione, alla quale la Dsc attribuisce una speciale importanza – ma anche all’apertura dei mercati del Nord e alla commercializzazione dei prodotti delle piccole imprese e dell’artigianato dei paesi poveri.

Silvano De Pietro

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