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Il PPD alla ricerca di un equilibrio in materia di servizio pubblico

Sven Epiney, il presidente Philippe Staehelin e Adalbert Durrer (da sinistra a destra) hanno illustrato la posizione del PPD ) sui servizi pubblici Keystone

Né liberalizzazione sfrenata né protezionismo di retroguardia. Il PPD domanda una via di mezzo per la ristrutturazione del servizio pubblico che tenga conto anche della componente politico-sociale.

Un servizio universale garantito sull’insieme del territorio, di buona qualità e a prezzi alla portata di tutti. Questi i tre criteri che il servizio pubblico del futuro deve adempiere secondo le richieste presentate mercoledì dal Partito popolare democratico (PPD). Per riformare questo settore, dove le pressioni per cementare le strutture esistenti si scontrano con quelle che chiedono una completa apertura al mercato, occorre trovare una “giusta via di mezzo”, ha osservato il presidente del PPD, Philippe Stähelin.

Se il problema non si può ridurre al semplice conteggio di posti di lavoro, è però vero che nel riformare il servizio pubblico si deve tenere in debita considerazione l’influenza che esercitano le prestazioni dello Stato sulla coesione nazionale. Un aspetto che sta particolarmente a cuore al PPD, partito fortemente rappresentato nelle regioni periferiche, di montagna e nelle zone rurali.

Il PPD ha quindi elaborato proposte in specifici settori dove progetti di riforma sono già stati decisi o sono in fase di preparazione. Tra questi ultimi vi sono i piani di ristrutturazione di Posta e di Swisscom che il governo dovrebbe presentare in autunno al parlamento. Il PPD si è detto contrario alla realizzazione di una banca postale ex novo, preferendo piuttosto un sistema di cooperazione con gli istituti insediati nelle regioni. Per garantire il servizio postale universale a livello nazionale, settore ancora parzialmente sotto il monopolio della Posta ma che nei prossimi anni verrà ulteriormente liberalizzato, un finanziamento pubblico potrebbe entrare in considerazione in via sussidiaria.

Anche in materia di telecomunicazioni le prestazioni di base devono essere accessibili a tutta la popolazione. Favorevole alla concorrenza, il PPD propone tuttavia un trattamento speciale per Swisscom che dovrebbe mantenere il monopolio sul cosiddetto “ultimo chilometro”. Per evitare che l’infrastruttura di proprietà dell’ex regia federale cada nelle mani di operatori stranieri, il PPD domanda che l’ente pubblico mantenga almeno il 51% del capitale azionario.

Anche nel campo dei trasporti è opportuno che l’infrastruttura di base resti di responsabilità della Confederazione in modo da conciliare al meglio le esigenze di mobilità e di flessibilità con la qualità di vita e il rispetto dell’ambiente. Per quanto riguarda i progetti di riforma radio-tv, il cui disegno di legge è pure atteso entro la fine dell’anno, il PPD si schiera per il mantenimento dell’attuale sistema duale tra pubblico e privato e quindi per lo splitting del canone.

Ma il primo settore in cui si assisterà ad un infuocato scontro sul servizio pubblico, e più in generale sul modo di regolare il processo di liberalizzazione, sarà quello dell’energia elettrica. Contro la nuova legge che prevede una progressiva apertura al mercato europeo è già stato depositato il referendum. Per il PPD la soluzione elaborata dal parlamento rappresenta uno strumento adeguato per offrire un servizio universale conveniente in tutte le regioni, anche grazie ai prestiti a condizioni vantaggiose di cui potranno beneficiare le centrali idroelettriche per potenziarsi ed affrontare la concorrenza estera. Favorevole alla legge, il senatore vallesano Simon Epinay non ha tuttavia nascosto il concreto rischio che operatori esteri possano un domani accaparrarsi le centrali idroelettriche in difficoltà, particolarmente apprezzate per la loro produzione di energia di punta, e indirettamente mettere anche le mani sulla rete ad alta tensione elvetica, nodo centrale dell’intero sistema di trasporto europea.

Luca Hoderas

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