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Il segreto bancario non si tocca, parola del governo svizzero

Il consigliere federale Kaspar Villiger ha ufficializzato la posizione del governo svizzero sulla richiesta dell'Unione europea di abolire il segreto bancario Keystone

Il segreto bancario non è negoziabile e la Svizzera non considera applicabile la soluzione di uno scambio di informazioni tra autorità fiscali, come progettato dell'Unione europea. Lo ha ribadito mercoledì il ministro svizzero delle finanze Villiger.

La dichiarazione è la prima presa di posizione ufficiale del Consiglio federale dopo le decisioni del vertice ministeriale dell’Unione europea svoltosi dal 18 al 20 giugno a Feira, in Portogallo. Nel rendere pubblica la decisione, il consigliere federale Villiger si è detto comunque disposto a trovare i mezzi necessari per rendere meno attraente l’evasione fiscale.

Il Consiglio federale condivide l’opinione dei Quindici, secondo cui occorre tassare adeguatamente i redditi dei capitali. Nella dichiarazione di Feira, i Quindici si prefiggono di assicurare la tassazione dei redditi dei risparmi dei cittadini residenti in un altro Stato dell’Unione grazie a scambi automatici di informazioni. Tale accordo dovrebbe entrare in vigore nel 2010, ma dipende dagli impegni di paesi terzi, fra cui la Svizzera, di applicare «misure equivalenti».

In precedenza Bruxelles aveva sempre parlato di un «modello di coesistenza» fra due sistemi volti a garantire una tassazione adeguata dei redditi dei capitali: da un lato lo scambio di informazioni, dall’altro il prelievo alla fonte. Tale modello è stato però abbandonato nel vertice di Feira.

Il ministro delle finanze ha sottolineato che l’Unione europea mira a raggiungere «soluzioni equivalenti». Bruxelles ammette quindi, secondo Villiger, che gli obiettivi di una tassazione effettiva degli interessi può essere raggiunto in vari modi.

Per il consigliere federale, il sistema elvetico del prelievo alla fonte tramite l’imposta preventiva al tasso del 35 percento non è identico, ma equivalente al modello comunitario. La Svizzera ha sempre preferito tale soluzione allo scambio di informazioni. Con il segreto bancario protegge adeguatamente la sfera privata. Lo scambio di informazioni rappresenta un’ingerenza sproporzionata nella sfera privata, ha osservato Villiger.

Il ministro ha poi rilevato che non è nell’interesse della Svizzera attirare operazioni volte ad eludere il fisco di altri paesi. Ragion per cui è disposto a trovare vie per rendere meno attraenti tali intenti. A complemento dell’imposta preventiva, potrebbe prevedere un’imposta del 10 percento sugli interessi degli investimenti in capitale da parte di stranieri, basata sul luogo del pagamento degli interessi. La Svizzera potrebbe chiedere in contropartita il regolamento di altre questioni bilaterali, come l’integrazione agli accordi di Schengen.

La disponibilità svizzera a cercare soluzioni presuppone tuttavia che il sistema introdotto da Bruxelles assicuri una tassazione effettiva e completa degli interessi dei cittadini dell’Unione europea. Esso dovrebbe valere anche per i territori annessi e per i centri finanziari più importanti al di fuori dell’Ue, come gli Stati Uniti, il Liechtenstein o il Principato di Monaco, ha concluso Villiger.

swissinfo e agenzie

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