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Iniquo o competitivo? Per i deputati il sistema fiscale svizzero non si cambia

Gli introiti di un'imposta sugli utili da capitale sarebbe molto dipendenti dall'evoluzione degli indici borsistici Keystone

I sindacati sono convinti che la Svizzera abbia un sistema fiscale iniquo perché non contempla una tassazione degli utili da capitale, ossia di quei guadagni che gli azionisti realizzano con operazioni in borsa. È dunque necessario tassare questi utili miliardari come fanno i paesi vicini e gli Stati Uniti. Per la maggioranza borghese del parlamento questo paragone non regge e, tutto sommato, "il santo non vale la candela."

Secondo l’Unione sindacale svizzera, promotrice dell’iniziativa, dalla fine del 1990 alla fine del 1997, il valore di tutte le azioni svizzere quotate in borsa è aumentata di oltre 600 miliardi di franchi, di cui 300 miliardi soltanto nel 1997 e gli utili da capitale realizzati in caso di vendita sono rimasti esenti da imposta per i privati. Il socialista basilese Paul Rechsteiner, presidente dell’USS, ha ricordato che in Svizzera ogni franco guadagnato è tassato, da qualsiasi fonte esso provenga: lavoro, risparmio, rendita. “Gli utili da capitale godono invece di un privilegio unico.” Remo Gysin, un altro socialista basilese, ha ricordato che l’operazione realizzata dalla Novartis fruttò a suo tempo in un solo giorno 18 miliardi di franchi esenti da tasse.

La risposta ai promotori di questa iniziativa inoltrata nel 1999 è giunta dal relatore della commissione dei tributi, il radicale democratico vodese Charles Favre. Egli ha ricordato che in Svizzera esiste già una tassa sulla fortuna che frutta ai cantoni 3 miliardi di franchi all’anno (statistica del 1997). Nessun paese conosce una doppia imposizione sulla fortuna e sugli utili da capitale, come sarebbe il caso per la Svizzera se l’iniziativa fosse accolta. In quel caso bisognerebbe diminuire l’imposta sulla fortuna, che oggi è invece un’entrata sicura per le casse dello Stato.

I fautori dell’iniziativa fanno però notare che l’imposizione della fortuna varia oggi enormemente da un cantone all’altro. Inoltre, la tassa sul reddito proveniente dalla fortuna è molto meno importante della tassa che colpisce gli utili provenienti dal reddito del lavoro. Infine, dopo l’introduzione di una tassa sugli utili da capitale, i cantoni potrebbero modificare l’aliquota dell’imposizione del reddito della fortuna, dal momento che l’iniziativa non esclude una loro partecipazione al ricavato di questa tassa. Una tassa di almeno il 20% sugli utili, che, secondo i sindacati dovrebbe fruttare circa un miliardo all’anno. La maggioranza ritiene invece che frutterà al massimo 200-300 milioni, da cui bisognerebbe dedurre importanti spese amministrative.

Per la maggioranza dei deputati, se questa imposta fosse accettata, la piazza finanziaria svizzera perderebbe competitività rispetto agli altri paesi vicini, che si orientano invece verso sgravi fiscali. È poi stato fatto notare che diversi cantoni hanno introdotto e poi soppresso questa tassa. Le ragioni della soppressione concernono l’armonizzazione e la competitività fiscale intercantonale, ma anche la complessità amministrativa e la pesantezza burocratica di questa imposta. La sua redditività, comunque modesta, non è nemmeno garantita, perché dipende fortemente dall’evoluzione del mercato borsistico.

Il ministro delle finanze Kaspar Villiger ha invitato a respingere l’iniziativa senza opporle un controprogetto, come chiedeva invece la sinistra. Per lui, come per lo schieramento borghese, il paragone con altri Stati non può essere fatto senza relativizzare le cifre. Non è possibile paragonare un singolo aspetto del sistema fiscale di un dato paese, bisogna mantenere una visione d’insieme. Così il paragone con gli Stati Uniti non regge, perché nel tasso d’imposizione americano sono contenute, ha ricordato il popolare democratico turgoviese Hansueli Raggenbass, anche altre tasse difficilmente quantificabili. L’incasso della tassa sarebbe poi molto complicato sia per le autorità fiscali sia per i privati. Argomentazione oziosa, ribatte la sinistra, perché la tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni, la cui realizzazione è molto più complicata, è stata perfettamente realizzata.

La destra ha poi anche paventato una fuga degli azionisti – una folla di oltre un milione e mezzo di persone, in Svizzera – verso borse più vantaggiose, se l’iniziativa fosse approvata. Ma la sinistra ha ribattuto che le altre piazze finanziarie – eccettuata quella greca – applicano già tutte una simile imposizione. I deputati hanno deciso con 108 voti contro 74 di respingere l’iniziativa, che dovrà essere discussa dalla Camera alta.

Mariano Masserini, Lugano

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