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Iniziato al nazionale il braccio di ferro sull’11.ma revisione AVS

swissinfo.ch

Con il dibattito d'entrata in materia e le prime votazioni è iniziato il braccio di ferro in Consiglio nazionale sull'11.ma revisione dell'AVS. La Camera del popolo ha nettamente accolto l'entrata in materia ed ha pure respinto le due proposte di rinviare l'oggetto alla commissione.

Il Nazionale ha respinto con 151 voti contro 28 la proposta della maggioranza dell’UDC di non entrare in materia sul decreto relativo al finanziamento dell’AVS, che prevede un aumento dell’IVA.

Con 177 voti contro 5 ha poi respinto la proposta del rappresentante del Partito del lavoro, il vodese Josef Zisyadis di non entrare in materia su ciò che ha definito un «sabotaggio» dell’AVS.Le proposte di rinvio del progetto alla commissione del leghista ticinese Flavio Maspoli e del gruppo radicale, perorate dal consigliere nazionale ticinese Fulvio Pelli, sono pure state respinte, rispettivamente, con 171 voti contro 11 e con 143 voti contro 39.

I radicali chiedevano il rinvio del progetto alla commissione, con il compito di garantire il finanziamento a medio termine. Per i radicali – come ha spiegato Fulvio Pelli – occorre poter trovare un equilibrio tra introiti supplementari e la riduzione delle prestazioni. Flavio Maspoli avrebbe voluto che la commissione elaborasse un progetto più sociale.

Il Consiglio nazionale ha così iniziato l’esame particolareggiato della legge sull’AVS. La presidente della commissione, la popolare democratica lucernese Rosmarie Dormann ed il relatore di lingua francese, il radicale-democratico vodese Yves Guisan, hanno ricordato gli elementi salienti dell’11.ma revisione dell’AVS. Lo scopo è d’introdurre l’uguaglianza tra i sessi, aumentando l’età di pensionamento delle donne a 65 anni, garantire a medio termine il finanziamento dell’assicurazione e introdurre il pensionamento flessibile.

Di seguito vi proponiamo un riassunto dei punti centrali dell’11.ma revisione dell’AVS, esaminata a partire da questo pomeriggio dal Consiglio nazionale:

Dal 2009 l’età ordinaria di pensionamento è fissata a 65 anni per uomini e donne. La 10.ma revisione dell’AVS prevede per le donne, nel 2005, un innalzamento dell’età di pensionamento da 63 a 64 anni. Il passaggio a 65 anni previsto dall’11.ma revisione dovrebbe permettere alle casse dell’AVS risparmi per 400 milioni di franchi.

Uomini e donne potranno pretendere una mezza rendita anticipata a partire dai 59 anni e una rendita ridotta a partire dai 62 anni. In casi di anticipazione, le rendite sono ridotte a vita, proporzionalmente agli anni d’anticip. Per i bassi redditi, la riduzione è minore. Per questo gesto sociale, il Consiglio federale è pronto a dedicare 348 milioni di franchi; la maggioranza della commissione della sicurezza sociale del Nazionale 718 milioni.

La rendita di vedova (attualmente riconosciuta per le donne con figli a carico e per le donne senza figli che hanno perso il marito a partire dai 45 anni e dopo almeno 5 anni di matrimonio) è parificata alla rendita dei vedovi. Le donne senza figli non ne avranno più diritto. In linea di principio, la rendita è concessa solo fino alla maggiore età dei figli.

Su questo controverso aspetto va precisato che:1) La maggioranza della commissione è più generosa del Consiglio federale, anche se quest’ultimo si è recentemente dichiarato disposto a rinunciare al suo progetto iniziale. Così, le vedove che hanno almento 45 anni e un figlio minorenne continueranno a beneficiare di una rendita a vita. Le rendite esistenti non verrebbero soppresse. 2) I risparmi raggiungerebbero in questo modo solo 510 milioni difranchi al posto di 786 milioni (il 50 percento delle vedove resterebbe a mani vuote, al posto del 70 percento). In certi casi, le donne che non hanno più diritto a una rendita riceverebbero un’indennità unica, equivalente a una rendita annuale.

Le rendite non vengono più adattate ogni due bensì ogni tre anni, a meno che il rincaro annuo raggiunga il 4 percento. Le economie raggiungerebbero i 150 milioni. L’adattamento avviene sulla base di un indice misto, calcolato a parti uguali sull’indice dell’inflazione e su quello dell’evoluzione dei salari. In caso di difficoltà per le casse dell’AVS, è possibile tener conto soltanto del tasso d’inflazione.

La quota degli indipendenti sale dal 7,8 percento all’8,1 percento del reddito, ciò che dovrebbe provocare introiti supplementari per 63 milioni di franchi.

È abolita la franchigia di 1.400 franchi, limite al di sotto del quale i pensionati che continuano a svolgere un’attività lucrativa non devono versare le quote all’AVS. Ciò dovrebbe fruttare 202 milioni supplementari.

Un decreto costituzionale separato autorizza il parlamento ad aumentare l’IVA di 1,5 punti al massimo in favore dell’AVS. La commissione prevede l’aumento di mezzo punto nel 2007 e di un punto nel 2011. Ciò dovrebbe far confluire nelle casse dell’AVS circa 4 miliardi di franchi. L’1 percento «demografico» d’IVA, prelevato a partire dal 1999 e i futuri aumenti – secondo la maggioranza della commissione – dovrebbero finire interamente nelle casse dell’AVS. Di questi aumenti IVA il Consiglio federale vuole trattenere per sé il 17 percento, onde finanziare la parte della Confederazione all’AVS.

La commissione parte dall’idea che l’AVS potrebbe ottenere 250 milioni supplementari provenienti da una parte degli interessi maturati sul ricavo della vendita delle riserve d’oro in esubero della Banca nazionale. Ciò corrisponde al modello della commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati, che prevede di attribuirne un terzo all’AVS, un terzo ai cantoni e il terzo rimanente alla Fondazione Svizzera solidale.

swissinfo e agenzie

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