L’agricoltura biologica, sfida ingrata in Svizzera
Dopo quattro anni di presidenza del partito dei Verdi Ruedi Baumann si ritira nel sud della Francia. Al suo posto una copresidenza dei consiglieri nazionali Ruth Genner e Patrice Mugny.
L’attualità di questi giorni è segnata in Svizzera dall’incidente del San Gottardo. Lei abita ora in Francia, dove nel 99 è successa una catastrofe simile al Monte Bianco. Che analisi trae da questi tragici avvenimenti?
Sono convinto che questi problemi non si possono risolvere con la costruzione di altre strade o gallerie. Anche in Francia gli ecologisti si oppongono fortemente alla riapertura del traforo del Monte Bianco; in Svizzera per la costruzione di un secondo tunnel ci vorrebbero almeno 17 anni di lavori. Penso che la politica dei trasporti ecologica della Svizzera debba continuare. Le merci e gli autocarri devono essere trasferite sulla ferrovia e le capacità della ferrovia devono essere aumentate e meglio sfruttate.
Lei ha lasciato la presidenza del partito dei verdi dopo quattro anni. Che bilancio trae di questa esperienza?
Naturalmente, un presidente di partito non può mai essere soddisfatto del risultato raggiunto. Comunque, posso dire che dopo quattro anni consegno ai miei successori un partito intatto. Il nostro bilancio, dopo l’indebitamento iniziale, è di nuovo nelle cifre nere. Sul piano politico, il partito dei Verdi ha dimostrato negli ultimi anni di essere una formazione favorevole all’apertura della Svizzera all’Europa e all’ONU. La nostra iniziativa per un pensionamento flessibile ha ottenuto un risultato molto buono. Un’altra iniziativa per l’imposizione dell’energia invece del lavoro è in votazione il 2 dicembre e anche qui ci aspettiamo un buon risultato.
Lei si è impegnato sul fronte della politica agricola, che conosce di prima mano in quanto contadino attivo nell’agricoltura biologica. Che futuro può avere oggi un giovane agricoltore in Svizzera?
Purtroppo, in Svizzera oggi un contadino non può più acquistare terreno. Oggi possono ancora diventare contadini pochi privilegiati che ereditano un’azienda agricola dai genitori. Affittare o comperare appezzamenti è impossibile, perché i prezzi sono troppo alti. Questa situazione mi ha spinto a cercare un’azienda in Francia, dove la terra ha ancora prezzi abbordabili, anche per consentire a mio figlio di svolgere il mestiere di contadino per il quale si è formato. Per quanto riguarda l’agricoltura biologica, la Svizzera ha fatto enormi progressi e oggi il 10% delle fattorie ha una produzione biologica. Non dobbiamo però riposarci sugli allori, perché abbiamo già perso la posizione di leader che avevamo conquistato negli anni scorsi.
Le opportunità per l’agricoltura biologica sono dunque migliori in Francia che in Svizzera?
È difficile da dire. Rispetto alla Svizzera, la Francia ha ancora molto ritardo per quanto riguarda l’agricoltura biologica e le fattorie biologiche sono meno del 2% dell’insieme. Ho però potuto constatare che lo Stato francese sta impegnandosi a fondo per i contadini che come me hanno scelto l’agricoltura biologica.
Quali sono le ragioni che l’hanno spinta ad emigrare?
Ho 53 anni e prima o poi dovrò lasciare l’attività politica. Ho dunque bisogno di avere una prospettiva professionale per guadagnarmi da vivere, perché in quanto politico ecologista non posso contare sui gettoni di presenza dei consigli d’amministrazione. Come detto, in Svizzera le prospettive in agricoltura sono tutt’altro che rosee. Alla mia età è ancora possibile iniziare una nuova attività, che comporta naturalmente un rischio calcolato.
Ci sono anche motivi legati all’ostilità del mondo contadino tradizionale nei confronti degli agricoltori biologici come lei?
Dieci o 20 anni fa, durante la fase di pioniere, eravamo guardati con diffidenza e ostilità. Oggi, invece, anche certi contadini conservatori hanno preso il treno dell’agricoltura biologica, magari più per ricevere le sovvenzioni dello Stato che per convinzione profonda. Anche se queste difficoltà iniziali oggi sono superate, se un contadino si profila con opinioni e richieste di chiaro stampo ecologico, la sua vita in campagna può ancora diventare molto più problematica che in città.
Lei non ha escluso di presentarsi per le elezioni federali del 2003 quale candidato degli Svizzeri dell’estero…
Certo, non posso autoproclamarmi candidato degli Svizzeri dell’estero, ma ho già avuto numerosi contatti con Svizzeri che vivono all’estero, specialmente nel sud della Francia, o con persone che vogliono emigrare. Per ora non sono attivo nell’Organizzazione degli Svizzeri dell’estero, ma non escludo un mio impegno in futuro. Sto riflettendo a una candidatura e mi rendo conto che dal sudovest della Francia è più difficile seguire in modo approfondito la vita politica svizzera. Comunque, la Costituzione svizzera prevede il diritto di voto e di eleggibilità degli Svizzeri dell’estero e non vedo perché non si debba farne uso. Sono membro della Commissione del Consiglio nazionale per la politica e estera e penso che la visione di qualcuno esterno alla Svizzera non nuocerebbe in parlamento. Se fossi eletto in quanto rappresentante degli Svizzeri dell’estero i miei doveri non cambierebbero sostanzialmente rispetto a oggi. Un consigliere nazionale è eletto per rappresentare i cittadini svizzeri, siano essi residenti in Svizzera o all’estero.
Intervista a cura di Mariano Masserini
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.