L’Italia aspetta miliardi di Euro dalle banche elvetiche
100 miliardi di Euro: è l'enorme cifra che il governo italiano spera di rimpatriare, in gran parte dalla Svizzera, grazie allo scudo fiscale.
La sanatoria sui capitali illegalmente esportati all’estero, soprattutto in Svizzera, nei decenni scorsi ha preso il via il primo novembre scorso e si concluderà il 28 febbraio del 2002. Le banche elvetiche, sui conti delle quali, secondo Roma, sono affluiti la maggior parte dei 500 miliardi di Euro fuggiti dall’Italia, si dicono tranquille. Per il momento sembra che la tanto temuta corsa al rimpatrio non ci sia stata.
“I conti cifrati svizzeri hanno i giorni contati”. Il ministro dell’economia italiano Giulio Tremonti non perde occasione per sbandierare ai 4 venti che dopo l’abolizione del segreto bancario da parte delle Isole Cayman, il prossimo bastione a cadere sarà il forziere elvetico.
Il ministro Tremonti tenta forse in questo modo di convincere i suoi concittadini che, oramai, il rimpatrio dei capitali italiani esportati nei decenni scorsi verso i paradisi fiscali come la Svizzera, è un flusso che è destinato a non arrestarsi. Dall’inizio dell’operazione “scudo fiscale”, che permette a tutti gli italiani con i capitali nascosti all’estero di rimpatriarli anonimamente pagando un misero 2,5 per cento sulla cifra totale, dal ministero o dai servizi stampa delle grandi banche italiane giungono quasi quotidianamente notizie sul fatto che sempre più evasori hanno deciso di mettersi in regola contribuendo, oltretutto al rilancio economico del paese.
La settimana scorsa, il vice ministro dell’economia Vito Tanzi, lasciava trasparire un grande ottimismo e citando le cifre di alcune grandi banche abbozzava la possibilità che entro il 28 febbraio prossimo, giorno in cui si concluderà l’amnistia fiscale, i capitali rimpatriati potrebbero raggiungere addirittura il venti per cento dell’evaso, circa 100 miliardi di Euro.
Dall’altra parte della frontiera, le banche svizzere, si dichiarano abbastanza tranquille. Un modo, anche in questo caso, per confondere le idee e non lasciare trapelare eventuali preoccupazioni.
Citato dal quotidiano la Repubblica, l’ex-procuratore pubblico Paolo Bernasconi, ora fra gli avvocati più in vista della piazza luganese, afferma che l’ammontare massimo che potrebbe lasciare la Svizzera non dovrebbe superare il 5 per cento del totale delle somme riparate in terra elvetica. Franco Polloni della Banca del Gottardo, ammette tuttavia che nelle ultime settimane sono stati moltissimi gli italiani che si sono recati in Ticino a chiedere spiegazioni. Non è dato sapere quanti abbiano deciso il rimpatrio.
È però certo che gli istituti svizzeri non stanno con le mani in mano. I clienti vengono avvisati dei rischi che corrono, soprattutto se si tratta di imprenditori che da anni evadono il fisco italiano. Inoltre, le banche svizzere assicurano maggiori rendimenti, dicono, e una più oculata gestione.
Ma ciò che sembra spaventare maggiormente i clienti italiani è il futuro. Chi garantisce che passati i prossimi 5 anni, durante i quali il governo italiano assicura di non operare controlli, non possa arrivare in seguito la guardia di finanza a spulciare i conti? Il governo di centro-destra inoltre potrebbe cambiare e l’Euro rimane pur sempre un’incognita! Insomma, gli argomenti non mancano e i banchieri svizzeri, sembrano troppo navigati per farsi prendere dal panico. I conti comunque si faranno a fine febbraio. Solo a quel momento sapremo con sicurezza gli effetti dello scudo fiscale italiano.
Francesco Dirovio
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