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L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico contro i paradisi fiscali. Anche la Svizzera nel mirino

I Paesi dell'Ocse portano avanti l'offensiva contro il riciclaggio e i paradisi fiscali: lunedì, a Parigi, renderanno pubblica una nuova lista di Paesi troppo compiacenti in materia fiscale.

Pochi giorni or sono, il Gafi (Gruppo d’azione finanziaria internazionale contro il riciclaggio) ha pubblicato una lista di 15 Paesi che biocottano la lotta contro il denato sporco. L’Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica – ne fanno parte 29 Paesi, fra cui la Svizzera – pubblicherà la nuova lista nella prima giornata dell’annuale ministeriale, presieduta dal ministro australiano Peter Costello e intitolata «Controllare la globalizzazione».

La delegazione svizzera è diretta dal consigliere federale Pascal Couchepin. Oltre che denunciare i paradisi fiscali, i ministri faranno il punto dei lavori dell’Ocse per garantire l’apertura dei mercati – si parlerà dei negoziati per la liberalizzazione del commercio mondiale, bloccati dal fallimento della riunione di Seattle – ed esamineranno le prospettive della crescita e dell’occupazione nei loro Paesi.

Parallelamente alla ministeriale, ci sarà una conferenza sul tema «Partners per la nuova economia»: imprenditori, politici, universitari e rappresentanti della società civile discuteranno insieme per tre giorni.

La campagna contro riciclaggio e paradisi fiscali è una delle misure che i Paesi più ricchi hanno preso dopo le crisi asiatica e russa di due anni or sono, per dare maggiore stabilità al sistema finanziario mondiale. Ma il fronte non è compatto: la Svizzera e il Lussemburgo, ad esempio, temono di mettere in discussione il principio del segreto bancario ed esprimono le loro riserve.

La nuova lista dei paradisi fiscali poggia su un rapporto del 1998 sulla concorrenza fiscale sleale, che indica criteri come assenza o modestia delle tasse, mancanza di trasparenza del fisco e inadeguatezza degli scambi d’informazione.

In maggio, il Foro di stabilità finanziaria, emanazione del G7, il club dei Grandi dell’economia mondiale, aveva già censito 42 Paesi come paradisi fiscali, per la scarsa qualità dei loro organi di sorveglianza finanziaria e lo scarso grado di cooperazione con le istanze internazionali.

Rispetto al Gafi e al Foro, l’Ocse punta il dito contro i Paesi dove si porta il denaro per evitare di pagare le tasse nel proprio e soprattutto prevede misure di ritorsione. L’Ocse avverte: «Applicheremo misure di ritorsione a tutti i Paesi che, al 31 luglio 2001, saranno ancora dei paradisi fiscali».

La minaccia ha indotto San Marino, Cipro, Malta, Mauritius, Bermuda e Caymans a impegnarsi con l’Ocse, a rafforzare e ad adeguare entro il 2005 la legislazione fiscale.

swissinfo e agenzie

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