La Commissione federale delle banche è per la regolamentazione dell’e-finance
Presenza nei consessi internazionali e regolamentazione dell'e-finance sono i temi al centro - ora e nel prossimo futuro - dell'attenzione della Commissione federale delle banche.
L’inarrestabile sviluppo dell’offerta di servizi finanziari attraverso canali elettronici aveva spinto nel 2000 la Commissione federale delle banche (CFB) ad analizzare le questioni giuridiche legate alla sorveglianza. Un compito doveroso per l’organo di controllo elvetico, dal momento che in Svizzera non esistono attualmente norme specifiche per disciplinare il settore dell’e-finance, ossia l’offerta e le transazioni di servizi via internet, rete telefonica e presto anche tramite televisione. “La commissione non ha constatato alcuna significativa lacuna nella regolamentazione attuale”, ha dichiarato il direttore della CFB Daniel Zuberbühler, in occasione della conferenza annuale.
Zuberbühler ha tuttavia riconosciuto che vi sono alcune questioni particolarmente delicate, causate dal diffondersi dell’e-finance. La più urgente concerne l’identificazione e la sorveglianza dei clienti che aprono un conto per via elettronica, una procedura che riduce la possibilità della banca di disporre informazioni per prevenire casi di riciclaggio. Il problema si presenta in tutta la sua complessità nella concessione di licenze agli istituti attivi unicamente sulla rete.
A fine marzo la CFB ha perciò allestito, a titolo provvisorio, un catalogo di criteri minimi da applicare alle banche virtuali: questi istituti saranno tenuti ad avere un colloquio preliminare personale con tutti i clienti che intendono aprire conti con un volume – in patrimonio o in transazioni – superiore a 500mila franchi, e ad introdurre un controllo elettronico periodico di tutte le relazioni con la clientela.
Per non discriminare le banche specializzate nell’e-finance, la Commissione intende applicare entro settembre norme analoghe anche ai servizi in rete offerti dai tradizionali istituti di credito. Altro ambito problematico è la crescente tendenza degli istituti di gestire questi servizi attraverso operazioni di outsourcing, diminuendo anche in questo caso le possibilità di un’efficace sorveglianza.
Sul piano politico, il presidente della CFB Kurt Hauri, ha sottolineato la forte integrazione nel nostro paese nella rete di rapporti internazionali e il compito sempre più importante della Commissione di agire attivamente a questo livello.
Hauri non ha però taciuto alcune “pillole amare” che nell’ultimo anno la CFB ha dovuto ingoiare. Dalle proposte di migliorare gli standard di garanzia finanziaria cadute ancora nel vuoto, al crescente numero richieste di assistenza giudiziaria indirizzate all’organismo di sorveglianza elvetica.
Irritazione ha provocato anche l’inserimento, nell’aprile 2000, della Svizzera quale centro finanziario off-shore sulla lista del Forum istituito dal G-7.
Il compito principale della Commissione, ha osservato Hauri, ha assunto una dimensione politica nuova: “Non si tratta più soltanto di mantenere la reputazione della piazza finanziaria svizzera nei confronti della clientela mondiale. Il nostro paese nel suo insieme è chiamato a confermare la sua reputazione nella comunità internazionale”.
Luca Hoderas
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