La legge sul CO2 fa effetto
Per non versare la tassa sul biossido di carbonio, molte aziende hanno deciso di contribuire volontariamente a ridurre le emissioni di biossido di carbonio.
Un primo bilancio dei provvedimenti volontari presi dagli imprenditori è stato illustrato lunedì, nel corso di una giornata d’informazione organizzata dall’Ufficio federale dell’ambiente, delle foreste e del paesaggio (UFAFP) in collaborazione con l’Ufficio federale dell’energia (UFE), il Segretariato di stato dell’economia (seco) e l’Agenzia dell’energia per l’economia (AEnEC).
Secondo la legge sul CO2, le emissioni di questo gas ad effetto serra dovrebbero essere ridotte, entro il 2010, del 10 per cento rispetto ai valori del 1990: l’obiettivo dovrebbe esser raggiunto essenzialmente attraverso misure volontarie. «Molti dirigenti vogliono assumersi le responsabilità conferite loro dalla legge», ha detto il direttore dell’UFAFP, Phlippe Roch, in apertura dell’incontro.
L’AEnEC, partner della Confederazione e dei cantoni, è incaricata di firmare convenzioni con gruppi di imprese che fissano una riduzione volontaria delle emissioni di CO2. Finora sono già stati formati una trentina di gruppi e l’agenzia spera di poter firmare i primi accordi in estate 2002.
Le imprese hanno un interesse economico a ridurre le loro emissioni di CO2. Infatti se le misure prese liberamente non permettono di ridurre le emissioni al livello previsto dalla legge sul CO2, la Confederazione potrà tassare, a partire dal 2004, le ditte che non hanno firmato una convenzione di riduzione.
I più grandi consumatori di energia svizzeri si impegnano attualmente nella lotta contro il CO2, ha indicato Bürki. Anche l’industria dell’automobile ha annunciato di voler diminuire le sue emissioni di gas a effetto serra del 3 per cento all’anno. “Si tratta di una novità”, ha rilevato il vicedirettore dell’UFE e responsabile del programma EnergiaSvizzera, Hans-Luzius Schmid.
«Le imprese che consumano poca energia si impegnano meno, ma è difficile dire se lo fanno per mancanza di informazioni o perché sono scettiche», ha indicato Thomas Bürki dell’AEnEC. È vero che tenendo conto dei costi di investimento, la tassa costerebbe loro meno cara della riduzione delle emissioni, ha concesso Schmid.
Gli enti pubblici sperano che, nel 2004, le convenzioni di riduzione del CO2 coprano il 40 per cento dell’economia, ha annunciato il rappresentante dell’AEnEC. «Ma – ha ricordato Bürki – l’economia non potrà da sola raggiungere gli obiettivi fissati nella legge: la metà dell’energia combustibile è infatti consumata dalle economie domestiche e tutti dovranno fare degli sforzi».
swissinfo e agenzie
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