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La Svizzera rivendica più potere nella Banca mondiale

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I consiglieri federali Couchepin e Villiger, a Washington per la riunione primaverile del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, chiedono una maggiore presenza elvetica nelle istituzioni finanziarie mondiali.

Appena qualche mese fa si paventava la prospettiva di un’esclusione della Svizzera dal direttorio (24 membri) della banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale. I piccoli, si diceva a Washington, dovevano lasciare il posto ai mastodonti dell’economia. Ma ora la Confederazione elvetica passa alla carica e rivendica una più robusta presenza nelle alte sfere della Banca mondiale.

Ci sono 40-50 posti dirigenziali e noi non ne occupiamo neanche uno ha dichiarato in termini velatamente polemici Pascal Couchepin dopo l’incontro con il direttore della Banca mondiale Jim Wolfensohn. La Svizzera che nel direttorio delle organizzazioni multilaterali rappresenta anche altri stati ( Azerbaijan, Kirghizia, Polonia, Tajikistan, Turkmenistan, Uzbekistan ai quali, solo di recente, si è unita la Iugoslavia) vorrebbe dunque veder riconosciuto il suo peso specifico e il suo impegno.

E’ in quest’ottica che si iscrive l’invito fatto allo stesso Wolfensohn di recarsi in Svizzera il prossimo 16 novembre per una serie di incontri con parlamentari, industriali, rappresentanti delle organizzazioni non governative.

Ali di là di queste richieste la delegazione elvetica ha esternato una certa soddisfazione sia per i progressi realizzati dalla politica della Banca mondiale sia per le prospettive economiche discusse all’interno del G10, il gruppo degli undici paesi più industrializzati a cui aderisce anche la Confederazione elvetica.

Nell’incontro con i giornalisti, Pascal Couchepin ha stilato un bilancio positivo dell’applicazione del programma conosciuto con la sigla HIPC che mira a ridurre, portandola ai livelli della fine anni 70, la massa debitoria dei paesi più poveri. La Svizzera ha fatto la sua parte mantenendo le sue promesse ma altri paesi sono ben più lenti ed esitanti nel rispettare gli impegni assunti – ha tuttavia fatto notare il capo del Dipartimento Federale dell’Economia.

Tra le nuove priorità che la Svizzera vorrebbe veder realizzate dalla Banca mondiale spicca l’aiuto ai paesi appena usciti da conflitti . A questi Stati si dovrebbero offrire condizioni creditizie vantaggiose . Non è certamente casuale che un tale progetto sia considerato urgente proprio da un paese che da qualche mese guida, presso la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale, una delegazione di cui fa parte la Iugoslavia.

La riunione del FMI, ha dal canto suo sottolineato Kaspar Villiger , ci ha permesso di fare il punto su una congiuntura internazionale in sensibile rallentamento (3,2% di crescita contro i 4,8 dell’anno precedente) ma dalla quale emergono dei fondamentali ancora molto solidi. L’inflazione nelle principali economie è sotto controllo, i livelli occupazioni sono soddisfacenti. Le priorità del FMI in questi giorni sono tutte rivolte a cercare di elaborare un intervento d’emergenza in Turchia e Argentina.

La riunione di Washington ha conosciuto anche momenti di tensione. A scatenare la polemica con la BCE la Banca Centrale Europea ) è stato il principale economista del FMI Michael Mussa che ha criticato la politica monetaria adottata da Francoforte. Come gli Stati Uniti, il FMI vorrebbe che l’Europa adottasse una politica monetaria meno restrittiva abbassando i tassi.

L’atteggiamento del FMI ha indispettito anche la delegazione Svizzera sebbene , con sorprendente chiarezza, Pascal Couchepin abbia manifestato a swissinfo il suo sostengo alle tesi del Fondo monetario internazionale “speriamo che la BCE abbassi i tassi al più presto” ha in effetti detto il ministro svizzero dell’economia.

Per quanto riguarda infine lo stato di salute dell’economia elvetica , Kaspar Villiger l’ ha semplicemente giudicato “eccellente”. Occupazione, inflazione sotto controllo , esportazioni in crescita : “sono molto soddisfatto” ha esclamato il ministro delle finanze che ha tuttavia messo in guardia contro eccessivi entusiasmi. Un crisi negli Stati Uniti (dove la stabilità è minacciata dal deficit della bilancia dei pagamenti) si ripercuoterebbe immediatamente anche nella Confederazione elvetica.

Roberto Antonini, Washington

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