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Le banche ticinesi a caccia di consulenti in Italia

In Ticino si contano oggi oltre 80 istituti di credito e quasi 230 sportelli bancari Keystone

Dopo gli anni di magra, quelli del boom. La terza piazza finanziaria della Confederazione è in piena espansione, ma ormai si è a secco di consulenti e professionisti qualificati. Dopo aver raschiato il fondo dell'offerta del mercato del lavoro nazionale, ora si attinge a quello del Nord Italia e della Lombardia in particolare.

Appena due anni fa, i permessi di lavoro per la manodopera estera concessi a banche, assicurazioni e al settore della consulenza erano soltanto 90, nel ’99 sono saliti a 150 e nel 2000 hanno raggiunto quota 300. Una fame di personale che si spiega con l’impetuosa crescita delle attività finanziarie e del loro indotto.

Oggi, nel cantone, si contano oltre 80 istituti di credito, 228 sportelli bancari, 8mila operatori e centinaia di società a vocazione finanziaria. Attirate da quel promettente bacino di risparmi da investire che è l’Italia, nella sola Lugano, nell’ultimo biennio, si sono insediate 25 nuove banche, alcune hanno aperto uffici anche in altri centri del cantone, mentre nuovi arrivi ci sono stati pure a Chiasso, Mendrisio e Locarno.

Se tra gli anni ’90-’98, la crisi e i processi di ristrutturazione che hanno investito il settore bancario avevano ridotto il personale del 18 percento – il doppio della media Svizzera, con la perdita di circa 1500 impieghi – già nel ’99 si erano registrate 400 nuovi assunzioni, una tendenza che è continuata anche nel periodo successivo, come confermano i bilanci del 2000 di molti istituti.

E nel frattempo è aumentata notevolmente la massa dei salari. Un chiaro segnale del fatto che, in seguito alla rivoluzione informatica e alle nuove strategie di mercato, gli organici sono stati sfoltiti dalle figure meno qualificate, soprattutto nei ranghi amministrativi, e rimpolpati con profili professionali più funzionali a quello che è il core business degli affari in Ticino: il private banking. La punta di diamante di una piazza che complessivamente gestisce 350 miliardi di franchi.

Per continuare a sostenere la fase di espansione e restare concorrenziali, serve sempre più personale specializzato: consulenti e analisti finanziari, gestori di crediti e di portafogli, economisti e operatori di borsa, esperti in fisco internazionali e diritto societario, informatici e segretarie di direzione.

Le società di consulenza e selezione professionale, dopo aver battuto in lungo e in largo la Confederazione e aver piluccato anche su piazze come Londra, Francoforte o New York, magari alla ricerca di specialisti svizzeri da far rientrare in patria, da qualche tempo setacciano l’ambiente bancario del Nord Italia, selezionando quadri con esperienza internazionale e le università che sfornano ottimi laureati, flessibili e master dotati. Un paese prima snobbato e ritenuto, secondo i parametri elvetici, professionalmente poco affidabile, ora è diventato riserva di caccia per soddisfare una domanda di lavoro che altrimenti resterebbe inevasa.

Ma necessita di nuove risorse umane anche l’indotto, fiorito grazie al dinamismo del comparto bancario: servizi fiduciari, di assistenza e elaborazione informatica, e il trade finance che nel cantone conta almeno una cinquantina di gruppi, insediatisi di recente, specializzati nel commercio di materie prime e con un giro di affari di 10 miliardi di franchi all’anno. L’unica pecca degli italiani sembra essere la scarsa conoscenza del francese e del tedesco, però parlano benissimo l’inglese, che per finanza e commercio è ormai la lingua ufficiale.

Libero D’Agostino

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