Le grandi banche adottano un codice di condotta per lottare contro il riciclaggio
Undici grandi banche attive a livello mondiale si sono accordate in Svizzera su un comportamento comune contro il riciclaggio di denaro. All'accordo ha contribuito Transparency International, organizzazione mondiale anticorruzione.
La lotta contro il riciclaggio del denaro proveniente da traffici criminali e da esponenti di regimi corrotti, per essere efficace, richiede che le regole vengano applicate in modo uniforme a livello mondiale. Già in Svizzera la legge in materia rischia di non poter essere applicata al meglio, a causa del carico di lavoro che si è subito delineato per l’autorità federale di sorveglianza, come recentemente denunciato dallo stesso presidente della Commissione federale delle banche, Kurt Hauri.
Altro ostacolo, la concorrenza dei grandi istituti di credito tra loro e con il settore parabancario dei fiduciari che gestiscono patrimoni privati: se applicate in modo ineguale, le norme contro il riciclaggio possono diventare uno strumento di distorsione della concorrenza.
Di fronte a questi rischi, l’UBS ha preso l’iniziativa di riunire undici istituti internazionali, d’importanza mondiale nell’amministrazione patrimoniale, per convincerli ad adottare norme volontarie comuni contro l’accettazione del denaro di criminali e corrotti.
È una specie di nuovo codice di condotta internazionale, per definire il quale s’è tenuta un’importante riunione di lavoro a Wolfsberg, in Svizzera, da cui il documento ha preso il nome di “Principî di Wolfsberg antiriciclaggio”.
Vi hanno preso parte, oltre all’UBS, i seguenti istituti: ABN AMRO Bank; Barclays Bank; Banco Santander Central Hispano S.A.; The Chase Manhattan Private Bank; Citibank N.A.; Credit Suisse Group; Deutsche Bank AG; HSBC Holdings plc; J.P. Morgan; Société Générale.
Il primo principio generale affermato nel documento recita testualmente: “La politica della banca sarà di impedire che si faccia uso delle sue operazioni internazionali per scopi criminali. La banca accetterà soltanto quei clienti i cui averi e capitali possono essere ragionevolmente ritenuti come legittimi”.
Le banche s’impegnano quindi ad identificare i clienti, a verificare la provenienza del denaro, a non aprire un conto senza il preavviso positivo di due dirigenti bancari, e di non accettare capitali provenienti da paesi ad alto rischio di crimine e corruzione, nonché da “entità organizzate in giurisdizioni offshore”.
Alla riunione di lavoro dei banchieri hanno anche partecipato
un team di Trasparebcy International e due esperti: Mark Pieth, professore di diritto all’Università di Basilea e presidente del gruppo di lavoro dell’OCSE sulla corruzione e membro della “task force” per la lotta al riciclaggio; e Stanley E. Morris, altro specialista internazionale nella lotta al riciclaggio.
Silvano De Pietro
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