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Le prospettive economiche incerte esigono maggior rigore dai paesi europei

Sede dell'istituto di Basilea Keystone

Riforme strutturali, flessibilità del mercato del lavoro e nodo pensioni per sostenere la crescita economica in Eurolandia. È il messaggio che arriva dai governatori delle banche centrali dei paesi industrializzati del G10, riuniti a Basilea.

Nella città sul Reno si è svolta l’assemblea annuale della BRI (Banca dei regolamenti internazionali).

Le prospettive economiche internazionali restano estramemente incerte: la persistente debolezza dell’euro potrebbe favorire il riemergere di spinte inflazionistiche, finora tenute sotto controllo nonostante l’impennata dei prezzi del petrolio. Il caro- prezzi ha già rialzato la testa – rilevano i governatori – e nei paesi più avanzati del ciclo potrebbe arrivare in breve una nuova stretta ai tassi di interesse. L’Europa deve dunque attrezzarsi a sostenere la fase di espansione dell’economia che nel 2000 marcia a ritmi sostenuti. Flessibilità del mercato del lavoro, riforma del sistema pensionistico, politiche di bilancio restrittive, amplierebbero le opportunità di investimento nell’area dell’euro, facendo diga alla fuga dei capitali verso gli Usa.

Il ritmo di crescita dell’economia USA del resto «non è più sostenibile»: quanto più sarà ordinata la riallocazione dei capitali, tanto più si allontanerà il pericolo di shock finanziario. L’atterraggio potrà essere «morbido o duro», ma spetta alle autorità monetarie ed ai governi pilotare nella giusta direzione. Una forte raccomandazione a mantenere gli impegni presi di recente al vertice dei capi di Stato e di Governo a Lisbona arriva dunque dai governatori del G10 per mantenere «stabile la rotta».

La resa dei conti per un riallineamento degli squilibri esterni potrebbe arrivare e l’esperienza dei mercati insegna che il cambiamento può essere repentino. Dalla correzione degli squilibri macro-economici dei tre grandi blocchi, Usa, Giappone ed Eurolandia, l’euro potrà trarre il vantaggio per una «sensibile rivalutazione».

La politica della BCE – afferma la BRI – volta a ribadire l’impegno per la stabilità dei prezzi, ha contribuito ad ancorare le aspettative di inflazione al di sotto del 2 percento e questo successo finirà con il «rispecchiarsi nel valore dell’euro». Nell’agenda dei capi di governo di Eurolandia è soprattutto la riforma del mercato del lavoro ad essere la priorità: in assenza di una flessibilità in grado di rispondere ai «segnali del mercato» il tasso di disoccupazione nell’area dell’euro potrebbe invertire il ritmo di crescita creando shock «asimmetrici» nell’area della moneta unica. Molto è stato fatto ma ulteriori progressi sono possibili.

Per restare competitive le imprese – afferma il rapporto della BRI – devono avere «gli incentivi e la flessibilità necessari a produrre e sfruttare le innovazioni tecnologiche». In questo quadro uno dei principali aspetti della gestione delle risorse umane è la politica delle retribuzioni. Incentivi, gratifiche, partecipazione agli utili ed opzioni azionarie per aumentare le remunerazioni e collegarle alla produttività sono già frequenti in alcuni paesi, come Usa e Gran Bretagna, ma nei prossimi dieci anni la flessibilità delle retribuzioni per i singoli paesi potrebbe costituire una sfida per aumentare la produttività.

swissinfo e agenzie

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