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Lotta al riciclaggio: niente da ridire sulla Svizzera, mentre il Lichtenstein è in cattiva luce

Al contrario della Svizzera per la seconda volta nello spazio di una settimana il Liechtenstein nel mirino della campagna Ocse contro riciclaggio e paradisi fiscali Keystone

Secondo un rapporto internazionale, il Principato fa parte, insieme a Israele, Russia, Libano e Filippine, dei 15 paesi che rifiutano di cooperare. La Svizzera invece, con la sua legge contro il riciclaggio, fa figura di allievo modello.

Il Gafi (gruppo di azione finanziaria sul riciclaggio dei capitali, che raggruppa 26 paesi industrializzati tra cui la Svizzera), il cui segretariato è assicurato dall’Ocse, ha pubblicato per la prima volta il suo rapporto, che è frutto dell’esame di 26 paesi.

Il governo del Liechtenstein si è subito distanziato dal rapporto, criticando gli esperti, il cui lavoro è definito «inadeguato»., poiché, secondo le autorità del Principato, sarebbe mancata la trasparenza.

Dal canto suo, il presidente della Commissione federale delle banche (CFB) Daniel Zuberbühler non ha voluto commentare la presenza del Liechtenstein sulla lista nera. Secondo lui le banche devono comunque far prova di prudenza prima di accettare fondi da paesi sospetti.

Per la CFB non c’è nessuna ragione per cui la Svizzera avrebbe dovuto trovarsi su tale lista. «Il paese soddisfa infatti gli standard richiesti», ha detto Zuberbühler. Inoltre la Svizzera ha sempre ricevuto buoni voti agli esami del GAFI, tra l’altro anche grazie all’introduzione nel 1998 della Legge sul riciclaggio.

James Nason, responsabile della comunicazione presso l’Associazione svizzera dei banchieri, ritiene cha la Svizzera faccia figura di allievo modello. «La legge contro il riciclaggio porta i suoi frutti», ha detto.

È dello stesso parere anche il responsabile della delegazione svizzera presso la Task Force del Gafi. Giovanni Colombo, del Dipartimento federale delle finanze (DFF), secondo cui le norme contro il riciclaggio permettono un buon lavoro internazionale. Colombo ha precisato che la Svizzera non si trovava tra i 26 paesi esaminati, ma che ha già passato con successo due volte tale prova.

Per quanto concerne i paesi della lista nera -tra i quali figurano anche le Bahamas, le isole Caiman, le Cook, Saint Vincent e Grenadine, le Marshall, Panama – la Francia ha già affermato che farà di tutto perchè contro di essi siano adottate sanzioni finanziarie. Una richiesta in tal senso verrà avanzata al vertice G7-G8 di Okinawa, a fine luglio.

Il GAFI – creato nel 1989 – raggruppa 24 paesi membri dell’Ocse e rappresentanti di Singapore e Hong Kong, oltre alla Commissione europea e al Consiglio di Cooperazione del Golfo. Fra i criteri adottati per la stesura del rapporto, figurano l’assenza o inefficacia di regole di sorveglianza degli istituti finanziari di un determinato paese; la possibilità di gestire istituti finanziari senza autorizzazioni o registrazioni; l’esistenza di conti anonimi o intestati fittiziamente.

Inoltre sono state considerate le leggi sul segreto bancario che ostacolano le inchieste sul riciclaggio e quelle che impediscano lo scambio internazionale di informazioni, l’inadeguatezza di risorse dedicate alla prevenzione di attività di riciclaggio e l’incompetenza o la corruzione degli operatori impiegati nelle attività antiriciclaggio.

swissinfo e agenzie

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