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Lunedì gli azionisti di Algroup decideranno sul progetto di fusione con Alcan

Lo stabilimento di Goldach di Alcan, il gigante canadese dell'alluminio, in procinto di fondersi con lo svizzero Algroup Keystone

È l'ultimo atto prima della fusione di Algroup con Alcan, il colosso canadese dell'alluminio. Ma non si prevedono sorprese, poiché la transazione è finanziariamente vantaggiosa.

Dall’operazione dovrebbe nascere il secondo gruppo mondiale del ramo, dopo l’americano Alcoa, con un fatturato di 12,4 miliardi di dollari ed un organico di 53.000 persone.

L’assemblea straordinaria di lunedì passerà dunque alla storia come l’ultima di Algroup in quanto entità indipendente, dopo 111 anni. Salvo sorprese, gli azionisti approveranno le proposte del consiglio d’amministrazione e la società passerà nella sfera d’influenza di un gigante mondiale, un’evoluzione «necessaria» dettata da considerazioni di mercato ed auspicata da tempo dai dirigenti di Algroup.

Già un primo tentativo era stato fatto con la tedesca Viag, grande quattro volte Algroup, ma l’operazione era fallita. Anche l’attuale progetto sembrava ad un certo momento compromesso, quando la Commissione europea aveva bocciato il più ambizioso programma di fusione a tre con la francese Pechiney.

Ma Alcan ha tenuto fede agli impegni ed ha rilanciato il negoziato con un’offerta particolarmente vantaggiosa sotto l’aspetto finanziario, ma non solo. Il Vallese, dove sono insediati i principali impianti di Algroup, non dovrebbe patire gli effetti della fusione: gli attuali 1’600 impieghi sembrano dunque garantiti.

La fusione dovrebbe inoltre permettere preziose sinergie, che dovrebbero tradursi in un risparmio di 150 milioni di dollari (circa 250 milioni di franchi). Anche Martin Ebner, presidente e principale azionista del gruppo con circa il 34 per cento del capitale, è soddisfatto. Il prezzo pattuito per la transazione è allettante, un aspetto che dovrebbe sedurre lunedì gli azionisti.

swissinfo e agenzie

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