Maneggiare con cura: trasporto di merci pericolose !
Il trasporto di merci pericolose presenta rischi "insopportabili" sul 4 % della rete ferroviaria nazionale. Queste tratte, circa 135 km, coincidono con aree urbane attraverso le quali transitano regolarmente vagoni carichi di cloro, benzina, propano o ammoniaca. Dal 1. d'agosto entreranno in vigore delle nuove direttive federali con lo scopo di diminuire i rischi d'incidenti.
I responsabili dell’Ufficio federale dell’ambiente, delle foreste e del paesaggio (UFAFP) hanno sgomberato subito il campo da possibili malintesi: lo standard di sicurezza in Svizzera è molto alto. Tuttavia su certe tratte, soprattutto in zone densamente popolate dell’altipiano e nella regione del Lemano, esistono ancora degli aspetti critici e dei conseguenti spazi di manovra da sfruttare per migliorare la situazione.
“La Svizzera è un paese innovatore nella gestione di materiali pericolosi” ha sottolineato il direttore dell’UFAFP Philippe Roch. “Si tratta infatti del solo paese al mondo che prevede le stesse norme di sicurezza sia per il trasporto che per le installazioni fisse”. In effetti, già dal 1986 (anno dell’incidente di Schweizerhalle) la Confederazione dispone di norme per limitare i rischi all’interno degli stabilimenti chimici. Le nuove direttive, elaborate dal Dipartimento su incarico di Moritz Leuenberger in persona, intendono contribuire al raggiungimento dello stesso standard in materia di trasporti.
Queste direttive dovranno servire a tutti gli operatori del settore per valutare in modo uniforme i rischi, ha ricordato Ernst Berger, responsabile delle tecniche di sicurezza presso l’UFAFP, e non hanno un valore giuridico: si tratta di indicazioni guida, di utili suggerimenti.
Quando si trasportano dei materiali infiammabili o tossici, un qual certo grado di rischio esiste sempre. L’UFAFP ha quindi elaborato dei criteri per valutare fino a che punto questo rischio può essere tollerato, ciò che ha condotto alla definizione di tre categorie di rischio: tollerabile, problematico e insopportabile. Le categorie sono fissate sulla base di soglie bidensionali che combinano la probabilità che l’incidente si verifichi (e qui si parla di milionesimi….) e il numero di vittime che potrebbe causare.
Risultato: la rete ferroviaria racchiude più punti problematici rispetto a quella stradale. E’ stato comunque ammesso dai responsabili che, nel secondo caso, non è ancora stata completata l’analisi degli accessi alle grandi città, luoghi potenzialmente pericolosi a causa della forte densità di residenti.
Per il momento le proposte si limitano dunque a tutta una serie di misure concernenti il trasporto su rotaia: adattamento e rinforzamento dei vagoni cisterna utilizzati, riduzione della loro capacità, eliminazione di parte degli scambi ferroviari, diminuzione della velocità dei treni merci su alcune tratte, allontanamento dei vagoni cisterna dalle stazioni molto frequentate o ricerca di percorsi alternativi al di fuori dalle zone densamente popolate.
L’applicazione di queste misure sarà ora oggetto di studio da parte di un gruppo di lavoro appositamente creato, comprendente rappresentanti dell’UFAFP, dell’Ufficio federale delle strade, dell’industria chimica e delle FFS.
Lo scopo sarà quello di valutare entro la fine dell’anno l’opportunità di introdurre nuove norme (quali e quando), tenendo conto della classica relazione costi-benefici, dei tempi di realizzazione e della volontà del Dipartimento federale di impedire che il trasporto di merci pericolose sia semplicemente trasferito dalla rotaia alla strada. Ciò che significherebbe l’acutizzarsi del problema.
Marzio Pescia
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