Mannaia della camera alta sull’assicurazione disoccupazione
Contro il parere del governo, il Consiglio degli Stati propone di stralciare il contributo di solidarietà, che prevede un'imposizione supplementare per gli alti salari, dalla legge sull'assicurazione disoccupazione. Riduzioni in vista anche per le prestazioni. L'oggetto passa ora al Nazionale.
Per 29 voti contro 4 i senatori hanno approvato la revisione che dovrà garantire all’assicurazione disoccupazione (AD) l’equilibrio finanziario a lungo termine. Grazie alla ripresa economica, che sta gradualmente eliminando i debiti accumulati durante la crisi degli anni ’90, a partire dal 2004 i contributi salariali ritorneranno dagli attuali 3% al precedente 2%.
Parallelamente all’abbassamento di questi contributi, la modifica della legge prevede diminuzioni anche sul fronte delle prestazioni. Per i disoccupati sotto i 55 anni il periodo di indennità è stato ridotto da 520 giorni (due anni) a 400 (un anno e mezzo), indennità alle quali in futuro gli assicurati avranno diritto solo dopo aver versato contributi per almeno 12 mesi contro i 6 mesi richiesti oggi.
I punti percentuali supplementari erano stati introdotti a titolo speciale per rimborsare i debiti dell’AD (attualmente ancora di 5,7 miliardi), una misura temporanea che scadrà a fine 2003. “Già alla fine del 2002 i conti dell’assicurazione dovrebbero uscire in pareggio”, ha annunciato il consigliere federale Pascal Couchepin, e, a partire dalla metà del 2003, si potrebbero accumulare le riserve in vista di un’eventuale futura recessione.
Tutti d’accordo sulla necessità di rivedere l’AD, i senatori si sono divisi sul contributo di solidarietà degli alti redditi, andando contro l’opinione del Consiglio federale. Per evitare il ripetersi di un tracollo finanziario dell’assicurazione e di un ricorso a provvedimenti speciali per risanarla, il governo proponeva di mantenere un contributo supplementare per i salari della fascia 106’800-267’000 franchi pari all’1%, garantendo così 135 milioni di entrate.
Seguendo la propria commissione, la maggioranza, capitanata dalla destra, ha bocciato per 25 voti a 12 la proposta giudicandola una sorta di tassa sulla ricchezza. Non occorre accantonare riserve così in anticipo, ha spiegato la portavoce della commissione Christine Beerli, ricordando che comunque viene lasciata aperta la possibilità al governo di introdurre questo contributo nel caso in cui la situazione finanziaria peggiorasse.
Una minoranza, capeggiata dalla socialista ginevrina Christiane Brunner, ha invitato i colleghi a non mettere in pericolo l’equilibrio generale della legge, che già contempla importanti riduzioni di prestazioni. Anche il ministro dell’economia ha invano criticato la scelta della commissione. L’ipotesi di introdurre nuovi prelievi speciali proprio in periodo di crisi non solo è più arduo politicamente, ma economicamente rappresenta un errore, ha rilevato Couchepin. Il mantenimento di un contributo di solidarietà sarebbe invece un “sacrificio anticiclico” sopportabile e una scelta di realismo politico.
La reazione da parte dell’Unione sindacale svizzera (USS)non si è fatta attendere. L’USS ha infatti dichiarato che non accetterà la revisione della legge sull’assicurazione disoccupazione nella versione decisa dagli Stati. La maggiore federazione sindacale elvetica sottolinea che la soppressione del contributo di solidarietà è avvenuta contro il parere del governo e con l’attivo sostegno dei senatori PPD.
Luca Hoderas
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