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Mercoledì a terra per Swissair: bufera di critiche su UBS e CS

Velivoli Swissair fermi a terra per colpa di UBS e Credit Suisse? Keystone Archive

Anche mercoledì la flotta Swissair è rimasta a terra: nonostante il denaro giunto martedì sera dalle banche, la compagnia non è stata in grado di riprendere le attività aeree. La stampa ha parlato apertamente di scandalo, puntando il dito accusatore sulle banche. Il numero uno di UBS, Marcel Ospel, ha respinto le accuse, dichiarando che la banca per salvare l'industria elvetica dei trasporti aerei si è spinta ai limiti del possibile.

Anche dopo il pagamento, da parte di UBS e Credit Suisse Group, dei 260 milioni di franchi per l’acquisto del pacchetto azionario di Crossair ancora detenuto dal gruppo Swissair, gli aerei sono dunque rimasti a terra. Il presidente della direzione generale di Swissair, Mario Corti, ha detto infatti che l’attività non può essere rimessa in moto semplicemente premendo un bottone.

Circa 38’000 persone sono rimaste bloccate a terra nel mondo pur essendo in possesso di un biglietto Swissair. Lo stop degli aerei ha provocato la cancellazione di 400 voli. Per mancanza di liquidità, Swissair aveva dovuto cancellare martedì 230 voli, per un totale di 18’000 passeggeri. Il 28 ottobre i due terzi delle attività aeree di Swissair dovrebbero essere riprese da Crossair. Nel frattempo la compagnia ha bloccato la vendita di biglietti. Tutti i velivoli di Swissair dovrebbero ritornare entro martedì sera in Svizzera.

L’UBS respinge le accuse

L’UBS è intervenuta mercoledì difendendosi dalle accuse secondo cui è stato il ritardo nel versamento di fondi a bloccare i voli della Swissair. «Tali accuse sono molto lontane dalla realtà», ha osservato Marcel Ospel, presidente del consiglio di amministrazione della grande banca, in una dichiarazione interna destinata ai dipendenti. L’UBS in passato ha sempre indicato che il gruppo aereo era in serie difficoltà. Il management della compagnia tuttavia ha sempre difeso una posizione ottimistica, rileva Ospel.

Sembra che i vertici della Swissair si siano resi conto solo sabato della gravità della situazione e solo allora si sono detti disposti a discutere su un nuovo inizio, prosegue la nota. Tale nuovo inizio comporta molti disagi per dipendenti e clienti. «Tutti lo deploriamo», scrive il presidente di UBS. Ospel ha sottolineato che l’UBS mettendo a disposizione 600 milioni di franchi per salvare l’industria elvetica dei trasporti aerei si è spinta ai limiti del possibile.

La stampa punta l’indice contro le banche

Toni insolitamente aspri nei giudizi della stampa elvetica all’indomani della giornata più nera dell’aviazione svizzera. Numerosi i commentatori, anche di giornali borghesi, che hanno puntato l’indice contro le banche, accusandole di non aver fatto nulla per evitare il disastro. Questi, in sintesi, gli editoriali dei maggiori quotidiani del Paese:

Blick – La Svizzera è una repubblica delle banane, il disastro non può essere interpretato in modo diverso. Non solo la Swissair, ma tutta la Svizzera è a terra. Migliaia di passeggeri eviteranno in futuro la nostra compagnia, con gravi conseguenze per dipendenti, turismo, intera economia. La colpa è del Consiglio federale, intervenuto troppo tardi, dei baroni dell’economia, che fanno grandi proclami e poi non si vedono più, e dell’UBS, i cui capi Marcel Ospel e Alberto Togni sono di un’arroganza che fa venire i brividi. Il loro è il nuovo stile che vige nel paese.

Tages-Anzeiger – Mai da quando esiste la Confederazione un governo eletto democraticamente è stato così umiliato da un banchiere. Ospel si è reso irreperibile per il ministro delle finanze. Ci si chiede dove vivano queste persone: che politicamente avessero già preso congedo dal paese lo si sospettava, finora però non lo avevano ancora comunicato così brutalmente alla massa amorfa degli elettori. Non era ancora chiaro che questi imprenditori fossero saliti in altre dimensioni, in cui non ci sono più clienti, bensì solo utili idioti. I banchieri si dovrebbero rendere conto di quanto sono importanti quelle persone che, anno dopo anno, approvano leggi utili alle banche e difendono il segreto bancario.

Neue Zürcher Zeitung – Il modo in cui il «risanamento» è stato messo in pratica si sottrae ad ogni descrizione. Le emozioni provocate dal caos saranno dirette dapprima contro UBS e Credit Suisse, poi però si rivolgeranno alle banche in generale e infine all’intero mondo imprenditoriale e all’economia di mercato. Il danno politico è già ora notevole e aumenterà per ogni giorno in cui la situazione non migliorerà. Il fossato fra politica ed economia si farà più profondo. Il fatto di aver irritato migliaia di persone non testimonia una grande sensibilità.

Berner Zeitung – I superliberisti che da anni chiedono che lo Stato si ritiri dall’economia e sostengono di essere i soli a sapere come va gestito il paese si sono adesso discreditati da soli. Hanno fatto chiaramente capire chi ha il potere nel paese. E hanno lasciato intendere senza dubbio che vogliono approfittarne senza alcun riguardo.

Bund – All’opera erano pasticcioni o cinici che hanno volutamente distruggere non solo la Swissair, bensì anche lo stesso marchio, che ancora godeva presso molti passeggeri di un buon nome. Le grandi banche avrebbero potuto evitare il caos. La Swissair con la sua lunga storia e con il suo personale qualificato avrebbe meritato perlomeno un funerale decente. Che ai vertici di UBS e Credit Suisse vi siano dilettanti è difficile da credere. C’era un piano? Solo quando sarà data risposta alle molte domande sarà possibile riparare ad una parte del danno.

Neue Luzerner Zeitung – L’impressione è che l’UBS abbia agito toppo poco, troppo tardi, attraverso i canali sbagliati, con le persone sbagliate, più per una brutale sottovalutazione della situazione che per malanimo. Un filo di speranza: il puro interesse costringerà le banche a migliorare la gestione delle situazioni di crisi.

Der Landbote – Proprio quelli che durante la diatriba sui fondi ebraici hanno trovato vasto sostegno, nel momento in cui gli interessi del paese e i posti di lavoro sono nuovamente in discussione mostrano la loro parte peggiore. Solo un rapido cambiamento di rotta può salvare dalla perdita di fiducia.

Le Temps – Un membro del Consiglio federale ha parlato di umiliazione nazionale: non è una parola troppo forte. Come possono i dirigenti delle grandi banche del paese lasciare la flotta Swissair alla deriva senza rendersi conto dei danni inflitti all’immagine nazionale? Ci sarà sempre tempo per stabilire le responsabilità del naufragio. Ma non è ancora troppo tardi per salvare il salvabile: il governo e le direzioni di Swissair e Crossair sembrano disponibili, ci si attende ora dalle banche che siano all’altezza delle loro responsabilità.

24 heures – Moritz Leuenberger ha ragione: la grande economa ignora superbamente gli interessi del paese. Ora bisogna limitare i danni «collaterali». Le sorprese saranno crudeli. Swissair e Kloten non sono solo decine di migliaia di impieghi, bensì anche centinaia di milioni spesi per i fornitori che generano a loro volta migliaia di impieghi. L’onda d’urto attraverserà tutto il tessuto economico. Il Consiglio federale può preparare il piano di soccorso alle piccole e medie imprese. Le banche lasceranno fare il governo in questo campo.

Corriere del Ticino – A parte le due grandi banche, che rischiano di fare ancora un affare, escono tutti con le osse rotte e la Svizzera rimedia una figuraccia.

La Regione – Se si è arrivati a tanto vuol dire che qualcuno sta giocando al massacro. La sensazione è che dietro questa magra figura vi siano giochi e interessi di bottega. Alla fine pagano sempre gli stessi, i dipendenti e i cittadini.

Giornale del Popolo – Ieri la classe politica ha dovuto subire un vero e proprio «diktat» del mondo dell’economia. Come reagirà? Kaspar Villiger continuerà a difendere con determinazione il segreto bancario? Il principio «meno stato – più mercato» dominerà ancora la scena politica? Ieri abbiamo assistito ad uno strappo doloroso che non si rimarginerà rapidamente.

swissinfo e agenzie

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