Molte ancora le divergenze sul congedo maternità
Il Consiglio federale vuole instaurare un'assicurazione maternità attraverso la revisione del codice delle obbligazioni, ma non ha ancora definito il numero delle settimana coperte. Del congedo maternità si è occupato martedì il Consiglio degli Stati.
A poco più di un anno dalla netta bocciatura in votazione popolare, il congedo maternità torna ad occupare parlamento e governo. Attraverso una modifica del Codice delle obbligazioni (CO), il Consiglio federale intende obbligare il datore di lavoro a versare l’intero salario alle proprie dipendenti-mamme per un periodo minimo di 8 settimane dopo il parto, un periodo che corrisponde al divieto di lavorare dopo il parto contemplato attualmente dalla legge sul lavoro.
Diversamente dalla prassi attuale, da queste 8 settimane non potranno più essere sottratti i giorni di assenza precedenti dovuti a malattia. Visto il no dei cittadini del 13 giugno 1999, il governo non intende più prendere in considerazione un’assicurazione maternità in senso stretto, ha spiegato la ministra della giustizia Ruth Metzler davanti al Consiglio degli Stati.
La soluzione delle 8 settimane mediante la modifica del Codice delle Obbligazioni (CO) è praticamente identica a quella suggerita dalla mozione della liberale-radicale zurighese Vreni Spörry e accettata dalla Camera alta per 35 voti senza opposizioni, dopo un lungo dibattito. Con la sua proposta la senatrice zurighese, che si era battuta contro il progetto di assicurazione maternità (14 settimane), intende colmare le lacune più gravi in questo settore, tenendo però conto del chiaro verdetto popolare dello scorso (oltre il 70 percento di voti contrari).
Nessuna chance hanno invece avuto le altre proposte, più generose, provenienti dalla Svizzera romanda che, con il Ticino, aveva sostenuto in maniera convinta il progetto di assicurazione maternità, provocando all’epoca una profonda spaccatura con la Svizzera tedesca. Sia l’iniziativa della socialista ginevrina Christiane Brunner sia le due iniziative dei cantoni di Ginevra e Giura, che chiedevano un congedo pagato dal datore di lavoro di 14 settimane, sono state respinte.
Bocciata, anche la proposta mediatrice della liberale-radicale bernese Christine Beerli, di finanziare le 14 settimane attraverso il fondo per le indennità per perdita di guadagno (IPG) alimentato dai prelievi salariali obbligatori. A giudizio della Beerli un sistema di finanziamento che non grava solo sull’economia è inoltre una fonte adatta allo scopo: il fondo compensa il mancato reddito di chi presta servizio militare, ma viene alimentato anche dai prelievi salariali delle donne.
Sulla questione restano però ancora molti dettagli da chiarire e, soprattutto, un’importante divergenza. In giugno il Consiglio nazionale aveva bocciato una mozione gemella a quella della Spörry, preferendole un progetto di congedo maternità di 14 settimane, finanziate nelle prime 8 settimane dal datore di lavoro, le rimanenti 6 dal fondo IPG.
Luca Hoderas
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