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Nessun pericolo di recessione in Svizzera

Per Aymo Brunetti, capo economista del Seco, non c'è rischio di recessione in Svizzera dopo gli attentati negli USA Keystone

Malgrado le incertezze politiche dovute agli attentati anti-americani, l'economia svizzera non corre pericoli di recessione. I consumi, che rimangono robusti, alimenteranno la congiuntura e l'appuntamento per una ripresa economica è fissato per l'anno prossimo.

Aymo Brunetti, capo economista del Segretariato di Stato dell’economia (Seco), ha spiegato mercoledì a Berna che gli attentati della scorsa settimana negli USA non avranno ripercussioni di rilievo sul lungo periodo. Per 2002 il Seco pronostica quindi una crescita del Prodotto interno lordo del 2%, a fronte dell’1,8% per quest’anno.

I consumi privati continueranno a trainare la congiuntura e non si prevedono scossoni né sul piano dell’occupazione, né su quello della stabilità dei prezzi.

«Non si tratta di un ottimismo di circostanza», ha detto Brunetti, e anche in caso di rappresaglie americane la congiuntura interna dovrebbe risentirne solo in modo contenuto. Il tal caso gli indicatori dovrebbero essere riveduti al ribasso secondo modalità che dipenderanno dall’ampiezza e dalla durata dell’intervento militare USA.

Va rilevato che gli attacchi a New York e Washington sono stati commessi in un periodo in cui l’economia americana già mostrava segni di cedimento. Anche l’Europa accusa un rallentamento, mentre il Giappone non è ancora uscito dalla fase di stagnazione. Tale dinamica ha costituito un freno sia per i Paesi emergenti, sia per quelli in via di sviluppo.

Sul breve periodo l’attuale fase di incertezza politica potrebbe innervosire ulteriormente i mercati borsistici, ma le banche centrali di USA, Europa e anche Svizzera, sono subito intervenute facendo leva in particolare su una riduzione dei tassi.

Anche l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio ha reagito rapidamente e stabilizzato il prezzo del barile di greggio a circa 27 dollari, senza contare che avranno effetti benefici sia il credito straordinario di 40 miliardi di dollari approvato negli Stati Uniti, sia gli aiuti da 15 miliardi di dollari alle compagnie aeree.

Per i prossimi mesi i pronostici a livello mondiale rimangono alquanto cupi, ma stando al Seco il clima economico dovrebbe nuovamente volgere al bello nel semestre invernale 2001-2002, a tutto vantaggio degli esportatori svizzeri.

Brunetti ha detto che l’alto livello di consumi in Svizzera riflette il buon orientamento del mercato del lavoro. Hanno contribuito al fenomeno un rialzo dei redditi e una leggera progressione della popolazione attiva. L’attuale crescita dell’economia poggia unicamente sui consumi privati, saliti nel secondo trimestre del 2,5%.

Gli investimenti hanno invece conosciuto, dall’inizio dell’anno, un rallentamento con un tasso passato da un semestre all’altro dal 2 allo 0,5%. In fase di rallentamento anche la progressione delle esportazioni, scesa dal 3,3% del primo trimestre allo 0,6%. Come già annunciato dalla Banca Nazionale, Brunetti ha detto che nel secondo trimestre il pil svizzero è progredito in termini reali dell’1,7% rispetto ai tre mesi precedenti e del 2% su base tendenziale.

I pronostici del Seco sono stati accolti con prudenza dagli ambienti finanziari. Joachim Schütz, economista presso il Credit Suisse First Boston, ha spiegato che i mercati si attendono risultati inferiori a quelli avanzati da Berna.

Formulando tassi di crescita del Pil dell’1,8% (per il 2001) e del 2% (per il 2002) «il Seco è ottimista», ha detto Schütz. Stessi commenti da parte dei sindacati: Serge Gaillard, segretario centrale dell’Unione sindacale svizzera, ritiene che il Pil aumenterà quest’anno al massimo dell’1,4%. E nei prossimi mesi bisognerà fare i conti con una ripresa della disoccupazione, con un numero di senza lavoro che salirà entro la fine dell’anno dagli attuali 61mila a 75mila.

Unica a condividere pienamente l’analisi del Seco è Economiesuisse, secondo cui la congiuntura interna molto robusta compenserà in buona parte le perdite sul fronte dell’export.

swissinfo e agenzie

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