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Nessuna decisione sulla frode doganale nei nuovi bilaterali

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Il ciclo di negoziati sulla lotta contro la frode doganale fra rappresentanti dell'Unione europea e la Svizzera è iniziato giovedì a Berna. Il primo incontro ha permesso di analizzare la situazione e definire i prossimi passi, che si terranno a Bruxelles alla fine di settembre.

«L’obiettivo non era di giungere a decisioni concrete», secondo un comunicato del Dipartimento federale delle finanze. La delegazione svizzera, guidata dal direttore generale delle dogane Rodolf Friedrich, ha ricevuto Lothar Kuhl, dell’Ufficio europeo di lotta anti-frode per un primo ciclo di negoziati. La prossima riunione è stata fissata a fine settembre a Bruxelles. La lotta contro la frode doganale è la priorità dell’Ue nei nuovi negoziati bilaterali.

Mercoledì nella capitale belga ha preso avvio la seconda tornata dei negoziati bilaterali tra Svizzera e Unione Europea, i cosidetti bilaterali-bis. In attesa di tematiche più complesse e contrastate, le discussioni hanno preso avvio concretamente con il dossier relativo ai prodotti agricoli trasformati.

«Abbiamo posto le basi dei futuri lavori», ha dichiarato il capo della delegazione elvetica Willy Tinner. Tanto la Svizzera quanto l’Unione europea desiderano intensificare gli scambi di tali prodotti, semplificando le procedure e riducendo i dazi doganali.

La libera circolazione delle merci esiste per i beni industriali, mentre i prodotti agricoli sono sottomessi a regime di protezione. Per quelli agricoli trasformati sussistono problemi: occorrerà ad esempio aggiornare il protocollo 2 dell’Accordo di libero scambio del 1972, che regola tale questione, ha reso noto Tinner, collaboratore del Segretariato di Stato dell’economia (seco).

Tinner ha citato in particolare il meccanismo di compensazione dei prezzi ed il campo d’applicazione delle liste di prodotti. Ha fornito degli esempi da includere: il caffé torrefatto, gli alcolici, le acque minerali o i prodotti parafarmaceutici (tra cui le pasticche all’aglio).

A questi negoziati è interessata non soltanto l’industria alimentare svizzera, ma anche le piccole e medie imprese delle zone rurali, ha aggiunto il negoziatore. Qualora si giungerà ad un accordo, le esportazioni verso l’UE potrebbero infatti aumentare considerevolmente (lo scorso anno sono state pari a oltre due miliardi di franchi).

D’altra parte la Svizzera è al secondo posto per quanto riguarda le esportazioni di prodotti comunitari lavorati: lo scorso anno ne ha importati per 1 miliardo e 71 milioni di franchi. Se sarà ampliato il Protocollo 2 le importazioni potrebbero aumentare di 541 milioni. Ecco spiegato anche l’interesse dell’UE a questo capitolo del negoziato.

swissinfo e agenzie

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