Oltre un miliardo di persone non hanno l’acqua dal rubinetto
E quasi due miliardi e mezzo vivono in abitazioni non allacciate alle fognature. Per sensibilizzare l'opinione pubblica mondiale su queste problematiche, giovedì 22 marzo si è celebrata in tutto il mondo la giornata dell'acqua. Intanto la Svizzera prosegue i suoi interventi diretti in 17 paesi in via di sviluppo, per migliorare l'approvvigionamento d'acqua potabile delle popolazioni.
Al centro della giornata mondiale dell’acqua 2001, che si tiene sotto gli auspici dell’OMS, del Consiglio mondiale dell’acqua (WWC) e dell’UNESCO, c’è il tema «L’acqua e la salute», due ambiti sono strettamente connessi. Migliorare la qualità dell’acqua equivale, in altre parole, a migliorare anche la prevenzione delle malattie.
Nel mondo, ci sono ben 29 Paesi (specie in Africa ed Asia) in cui meno del 65 percento della popolazione ha accesso ad acqua potabile: dal Burkina Faso all’Etiopia, dallo Zambia alla Papua Nuova Guinea. Attualmente sono un miliardo e 200 milioni le persone che si trovano in aree prive di risorse idriche sufficienti; un numero che potrebbe raddoppiare tra pochi anni. Mentre una parte del mondo è assetata, dicono i dati raccolti dal Worldwatch Institute, dal 1960 ad oggi il consumo mondiale di acqua è quasi raddoppiato. Venti Paesi dispongono di meno di 1000 metri cubi di acqua pro capite l’anno, mentre la media mondiale si aggira sui 7mila metri cubi. Ma solo nel 1950, questa stessa media era di 17mila metri cubi pro capite l’anno.
Il problema legato alle risorse idriche mondiali non si limita comunque alla carenza; c’è anche l’inquinamento che diventa sempre più grave. Il 97 percento di tutta l’acqua dolce presente sul pianeta si trova nelle falde acquifere, dove sono state rilevate notevoli quantità di sostanze inquinanti (dal petrolio ai pesticidi ai metalli pesanti). Una volta che gli agenti tossici sono penetrati nel sottosuolo, l’inquinamento è spesso irreversibile.
La protezione e lo sfruttamento sostenibile delle acque è un fattore di primaria importanza anche per la Svizzera, che con la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) partecipa alle attività del Consiglio mondiale dell’acqua, cui si deve l’iniziativa «World Water Vision» per uno sfruttamento durevole e la protezione delle risorse acquifere.
La DSC interviene in 17 paesi in via di sviluppo per migliorare l’approvvigionamento d’acqua potabile delle popolazioni, con un impegno annuo di 35 milioni di franchi circa. Fra i paesi in cui la Svizzera cerca di far fronte alla carenza idrica vi è il Madagascar.
Collaborando con Organizzazioni non governative (ONG) locali, è stato possibile costruire sull’isola piccole reti di distribuzione d’acqua. Il prezioso liquido, captato alla fonte, è deviato verso un serbatoio situato a monte dei villaggi. Il serbatoio alimenta poi i rubinetti pubblici nelle varie località. Risultato: gli abitanti, soprattutto le donne, non sono più costretti a trasportare l’acqua per lunghi tragitti.
Anche il programma idrico per il Mozambico, attivo dal 1982, comprende un progetto di pianificazione e costruzione di impianti di approvvigionamento nella provincia settentrionale di Cabo Delgado. Nel Mozambico, la DSC partecipa pure a un programma nazionale di formazione per esperti di approvvigionamento idrico e sostiene il locale Ministero delle acque nell’organizzazione istituzionale.
Grazie al progetto, una buona parte degli abitanti della provincia di Cabo Delgado – un centinaio di migliaia di persone – hanno accesso ad acqua potabile di buona qualità e in quantità sufficienti. Il Ministero delle acque dispone inoltre del personale qualificato di cui vi è urgente necessità. Il contributo della DSC per questo programma ammonta in media a cinque milioni di franchi l’anno.
La Svizzera è attiva anche sul fronte della ricerca, in particolare con l’Istituto federale delle scienze e delle tecniche per l’ambiente di Dübendorf, vicino a Zurigo, che ha messo a punto il metodo ‘Sodis’ per la purificazione dell’acqua. Si tratta di una tecnica solare termica poco conosciuta, molto efficace e di un costo ridicolo. Basta disporre di sole, di una bottiglia di plastica trasparente e di una superficie nera.
Le bottiglie riempite d’acqua devono infatti essere disposte orizzontalmente sulla superficie scura per almeno cinque ore. I micro-organismi patogeni presenti nell’acqua inquinata non resistono all’azione distruttrice della luce ultravioletta del sole. L’efficacia del metodo è aumentata se la parte inferiore della bottiglia è tinta di nero.
È un metodo applicabile su piccola scala che ha fornito prove convincenti in Bolivia, Burkina Faso, Cina, Colombia, Indonesia, Thailandia e Togo, afferma l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).
swissinfo e agenzie
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