Per il Seco il caro petrolio non è un focolaio inflazionistico
Il caro petrolio non comporta pericoli inflazionistici a lungo termine per la Svizzera. Per i paesi industrializzati non sarà possibile riassorbire il fenomeno nell'immediato. Lo indica mercoledì il Segretariato di Stato dell'economia (Seco).
Secondo il Seco, il prezzo del petrolio dovrebbe scendere a medio termine. L’Organizzazione dei paesi produttori di petrolio (OPEC) non ha interesse a mantenere livelli troppo alti, visto che un’eventuale recessione degli Stati non produttori potrebbe penalizzare i propri membri, rileva il Seco.
Dopo l’aumento del tetto produttivo da parte dell’OPEC (800 mila barili al giorno dal primo ottobre), il Seco prevede che il prezzo del greggio raggiungerà l’apice nel corso del quarto trimestre di quest’anno. Anche se dovesse rimanere superiore a 30 dollari ad inizo 2001, il barile dovrebbe scendere a 27-28 dollari entro la fine dell’anno venturo.
D’altro canto i redditi supplementari realizzati negli ultimi mesi dovrebbero incitare le compagnie petrolifere a rilanciare gli investimenti per la ricerca di nuovi giacimenti, contribuendo così ad un aumento dell’offerta.
Il Seco non prevede cambiamenti a breve termine. La forte crescita economica comporta necessariamente una domanda sostenuta di prodotti petroliferi; lo stesso vale per l’avvicinarsi dell’inverno e la necessità di ricostituire gli stocks, sovente a bassi livelli.
Inoltre, le capacità produttive sono vicine ai limiti, un’osservazione che vale anche per le raffinerie. Solo l’Arabia Saudita è in grado di accrescere la propria offerta in tempi brevi, rileva il Seco.
Gli svizzeri continueranno quindi a sborsare parecchio per il carburante e il gasolio. Ed i trasportatori hanno già annunciato un ritocco delle loro tariffe (dal 2 al 4 percento dal primo ottobre).
L’aumento dei costi dei trasporti avrà ripercussioni sul rincaro. L’effetto si farà sentire anche perché il nuovo indice dei prezzi al consumo, ha attribuito maggior peso ai prodotti petroliferi. Ma ciò non significa l’avvio di una spirale inflazionistica, secondo il Seco.
Il Segretariato di Stato dell’economia esclude anche il rischio di una spirale salari-prezzi, dato che la politica della Banca nazionale svizzera è orientata alla stabilità dei prezzi.
A lungo termine, l’inflazione continuerà ad essere influenzata dall’intensità dell’attività economica, dall’evoluzione delle liquidità disponibili e dalla velocità di circolazione della moneta.
swissinfo e agenzie
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