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Per sconfiggere la povertà non basta la crescita economica

La crescita economica non garantisce ancora una equa redistribuzione della ricchezza Keystone

Ad affermarlo è un rapporto della Banca mondiale sulla lotta contro la povertà. Se ne è discusso giovedì a Berna durante una giornata informativa organizzata dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC).

«La crescita economica è uno strumento insufficiente per lottare l’indigenza», ha affermato Nora Lustig, responsabile del rapporto decennale della Banca mondiale. La crescita, la liberalizzazione economica e l’apertura dei mercati restano strumenti privilegiati. «Ma bisogna aggiungere tre elementi essenziali: lo sviluppo delle pari opportunità, l’integrazione socio-politica dei poveri e la loro sicurezza materiale», ha messo in evidenza la Lustig durante una giornata informativa organizzata dalla DSC.

I poveri chiedono: acqua, elettricità, strade, ospedali, scuole, posti di lavoro, offerte di credito e mercati per smerciare i propri prodotti. «La crescita – ha precisato – è indispensabile per creare queste strutture, ma bisogna evitare che esse vadano a favore solo delle fasce di popolazione già favorite».

Gli studi mostrano che la crescita economica riduce la povertà due volte di più nei Paesi con una minima diseguaglianza di reddito rispetto ai Paesi in cui esiste un profondo fossato. Ma le differenze sono spesso strutturali, come nel caso del sistema delle caste, della varietà dei gruppi etnici e della condizione delle donne in generale.

La Lustig si è soffermata sul contributo dell’Occidente. «I Paesi industrializzati potrebbero aprire maggiormente i loro mercati alle importazioni dei Paesi in via di sviluppo». Il protezionismo provoca ogni anno una perdita di 43 miliardi di dollari per i Paesi poveri, che corrisponde all’80 per cento dell’aiuto che ricevono.

Per risolvere questo paradosso, la Svizzera e l’Unione europea vogliono abolire prossimamente i diritti di dogana per i prodotti agricoli e tessili dei Paesi in via di sviluppo. «Ma siamo ancora allo stadio dell’analisi», ha spiegato il delegato agli accordi commerciali Oscar Knapp. A suo parere bisogna impedire che ditte esportatrici di Paesi occidentali passino dalle regioni del Terzo mondo per aggirare le barriere doganali elvetiche.

Sinora la Banca mondiale ha evitato il terreno politico per non urtare gli interessi dei capi di governo. «Ma il vertice sociale di Copenaghen del 1995 ha fatto evolvere le mentalità», ha affermato il vice direttore della DSC Jean-François Giovannini. Ora è riconosciuto che le fonti della povertà sono sia politico-sociali che economiche.

A relativizzare questa posizione è intervenuto il coordinatore dell’organizzazione non governativa «Azione per le riforme economiche», facendo notare che il rapporto 2000/2001 non è un documento ufficiale della Banca mondiale e quindi «non riflette per forza le opinioni della direzione dell’istituto internazionale e il suo impatto sulla sua politica è più che mai incerto».

Stando alle statistiche della Banca mondiale, 2,8 miliardi di persone vivono attualmente con meno di due dollari al giorno e 1,2 miliardi devono arrangiarsi quotidianamente con meno di un dollaro. Le regioni più indigenti sono l’Asia sud orientale e l’Africa nera.

swissinfo e agenzie

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