Riaperta la pista che fu fatale al Jumbolino Crossair
Era stata chiusa una settimana fa, subito dopo l'incidente che ha fatto 24 morti.
L’Ufficio federale dell’aviazione civile (UFAC) ha autorizzato la ripresa degli atterraggi sulla pista 28, dove avrebbe dovuto arrivare l’Avro 146 RJ 100 della Crossair. I primi aerei hanno toccato terra sabato alle 12.00, hanno indicato a Zurigo alla stampa rappresentanti dell’UFAC.
In osservanza alle norme internazionali, la pista era stata chiusa immediatamente dopo l’incidente. «Dopo un crash bisogna verificare che tutti gli strumenti di aiuto alla navigazione funzionino correttamente», ha detto il direttore dell’UFAC André Auer. Test effettuati dalla Direzione generale dell’aviazione civile francese non hanno mostrato alcuna anomalia del radiofaro VOR e del sistema di misurazione della distanza DME. Non vi sono quindi più motivi per mantenere la pista chiusa.
Sono però stati adottati con effetto immediato criteri più restrittivi per gli atterraggi: i piloti saranno autorizzati a procedere nella fase di avvicinamento soltanto se la visibilità orizzontale sarà almeno di 4 chilometri e se la nuvole saranno ad almeno 400 metri dal suolo. Non vi dovranno inoltre essere banchi di nubi sotto i 400 metri neppure nella regione a sud di Bassersdorf. Queste norme sono applicate a tutte le compagnie aeree, ha indicato Urs Lauener, esperto di sicurezza aerea dell’UFAC.
Dal canto suo Crossair ha deciso di essere ancora più prudente: i suoi piloti potranno prepararsi ad atterrare solo con una visibilità orizzontale di almeno 5 chilometri e un limite inferiore delle nuvole di 500 metri dal suolo. Se un pilota dovesse rifiutarsi di atterrare sulla pista 28, Skyguide gliene assegnerà un’altra. Ciò potrebbe causare ritardi agli aerei in arrivo, ha indicato Gerhard Boller, dell’UFAC.
swissinfo e agenzie
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