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Riciclaggio, i banchieri svizzeri si difendono

Georg F. Krayer, presidente dell'Associazione svizzera dei banchieri Keystone

Presentato lunedi a Berna il rapporto annuale 1999-2000 dell'Associazione Svizzera dei banchieri (Asb). Il presidente Krayer ribadisce che il segreto bancario non si tocca.

Dopo il recente scandalo scoppiato in Ticino sul traffico di sigarette e i nuovi colpi di scena nell’inchiesta sul Cremlingate, l’Asb corre ai ripari. Lo ha fatto lunedi con un seminario sul ‘dovere di diligenza’ organizzato a Berna. Scopo: far sapere che i banchieri elvetici sono vincolati a una sorta di ‘codice di condotta’ che li obbliga a conoscere l’identitá dei loro clienti nuovi e vecchi e a verificare la provenienza dei loro capitali, soprattutto quando giungono da paesi ‘a rischio di riciclaggio’.

Il principio si chiama ‘know your customer’ (conosci il tuo cliente) ed è contenuto nella Convenzione sull’obbligo di diligenza delle banche in Svizzera, un codice deontologico creato fin dal 1977 e riscritto già cinque volte.

Nella sua ultima stesura del 98 la Convenzione si applica anche alle operazioni finanziarie in borsa superiori ai 250 mila franchi e obbliga l’identificazione sia delle persone fisiche che delle societá svizzere o straniere.

“Quest’ultime – ha spiegato Yves-Michel Baechler, responsabile dell’ufficio giuridico di Darier Hentch & Cie, uno dei relatori presenti al Bellevue Palace – devono presentare l’iscrizione al Registro di Commercio del loro paese o un documento equivalente e, se possibile, il bilancio dell’ultimo anno di esercizio firmato dai revisori. Il caso di società straniere è però molto piú sensibile perché è difficile verificare l’autenticitá di documenti e certificati emessi all’estero”.

Dunque, gli strumenti per prevenire il riciclaggio ci sono e sono messi in pratica. Anzi, secondo il presidente dell’Asb Georg F.Krayer, che ha presentato il rapporto annuale dell’associazione, “il sistema bancario svizzero dispone di una sorveglianza efficace e esemplare che non ha paragoni a livello internazionale”.

Tant’é che “la Svizzera non compare né sulla lista dei paradisi fiscali dell’Ocse né su quella del Gafi, il Gruppo di Azione finanziaria contro il riciclaggio.” Per quanto riguarda invece la decisione dell’Unione Europea presa al summit di Feira in Portogallo, il 20 giugno, di abolire il segreto bancario e di introdurre lo scambio di informazioni, “nulla è cambiato per la Svizzera”. Qualche rimpianto per l’abbandono del modello di coesistenza sulla tassazione dei capitali proposto dal commissario Mario Monti che “avrebbe permesso agli Stati membri Ue di scegliere tra lo scambio di informazioni e la ritenuta alla fonte”. “Nella pratica – ha aggiunto Krayer- il sistema dello scambio di informazioni funziona solo se ci sono amministrazioni fiscali diligenti”.

Maria Grazia Coggiola

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