Salari sempre più da favola per i top manager
Secondo uno studio, i loro salari sono spesso molto più alti di quanto incasserebbero se le regole di mercato funzionassero correttamente.
Il grido d’allarme viene da un’inchiesta di tre professori americani di Harward e Berkeley (Lucian Bebchuk, Jesse Fried e David Walker) intitolata «Executive Compensation in America: Optimal Contracting or Extractions of Rents?” di cui dà notizia venerdì il quotidiano bernese «Der Bund».
Nel 2000 i vertici dei 200 principali gruppi americani hanno guadagnato in media 20 milioni di dollari (qualcosa come 34 milioni di franchi). Rispetto all’anno precedente è stata registrata una progressione del 22 %, in un periodo in cui le azioni delle loro società sono scese in media del 10 %.
La Apple ha versato al suo capo Steve Jobs più di 100 milioni di dollari, sebbene il titolo abbia lasciato sul terreno più del 10 %. Mentre gli azionisti della Sprint, società di telecomunicazione, hanno visto i loro titoli perdere il 70 %, il conto in banca del direttore generale si è arricchito di 50 milioni di dollari. Jack Welch, celebre e stimato manager alla testa della General Electric (quest’anno andato in pensione), ha ricevuto 300 milioni di dollari dalla sua azienda, riferisce il «Bund».
E la Svizzera?
Il fenomeno si sta diffondendo anche in Svizzera, dove la vicenda Swissair ha inoltre evidenziato come busta paga e prestazioni non siano sempre correlate.
In confronto alla realtà americana, i top manager svizzeri fanno la figura del nanetto da giardino: ad esempio i membri della direzione generale di Credit Suisse e UBS hanno ricevuto nel 2000 «solo» 6-7 milioni di franchi, mentre i più pagati in assoluto si vedono recapitati estratti conto a otto cifre.
Più volte in passato c’è chi ha chiesto un «adattamento» a «standard internazionali» facendo notare che occorre retribuire l’assunzione di «responsabilità». Discorsi che sono drasticamente diventati meno di moda dopo la rivelazione di alcuni retroscena legati a Swissair.
La concorrenza non funziona
Secondo lo studio dei professori USA il grosso problema è che il gioco della domanda e dell’offerta non funziona perché i meccanismi di controllo sviluppati dalle aziende per contenere le pretese salariali dei loro capi fanno cilecca.
Il metodo di affidare ad una delegazione ristretta del Consiglio di amministrazione il compito di fissare le buste paga nella pratica si rivela inutile, perché la direzione ha spesso un grosso influsso sulla designazione dei suoi membri.
Dare l’incarico ad una società di consulenza è addirittura controproducente: spesso queste aziende ricevono mandati anche per altre attività dell’impresa e si guardano quindi bene dal rovinare il rapporto con la dirigenza; inoltre le società di consulting hanno interesse a tenere alti i salari perché possono aumentare le loro stesse commissioni.
Per quanto riguarda il controllo degli azionisti, secondo lo studio americano esso funziona solo quando vi sono proprietari in posizione dominante.
Anche il tentativo di legare la sorte dei top manager a quella degli azionisti versando la gran parte della retribuzione sotto forma di opzioni sui titoli non sta avendo l’effetto sperato: negli ultimi anni i pacchetti di opzioni si sono fortemente arricchiti, ma non a scapito del salario, bensì come retribuzione supplementare.
Sfruttando la tendenza alla crescita costante della borsa, i dirigenti guadagnano anche se il titolo della società è aumentato meno dell’indice generale, vale a dire se le loro prestazioni sono state inferiori alle aspettative del mercato; inoltre i termini minimi durante i quali devono tenere le opzioni sono spesso troppo brevi.
La “soglia dell’indignazione”
Anche i salari dei VIP dell’economia hanno comunque dei limiti. Il più importante – sottolineano gli autori dello studio – è la «soglia dell’indignazione»: manager e consiglieri di amministrazione non vogliono fare brutta figura con azionisti e clienti, e salari eccessivi minano il morale dei dipendenti all’interno della stessa impresa.
Le alte sfere delle aziende hanno però già trovato il trucco per aggirare l’ostacolo: la retribuzione proprio attraverso opzioni, che ha il vantaggio di essere poco trasparente per il pubblico.
swissinfo e agenzie
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