Scoppia in Ticino la guerra dei casinò
Sopraceneri contro Sottoceneri, Locarno in concorrenza con Muralto, Chiasso in lotta con Mendrisio. Entro maggio la Commissione federale farà una prima selezione delle domande di concessione per i nuovi casinò svizzeri, e in Ticino, che ha inoltrato ben cinque richieste di licenze, si consumano gli ultimi scampoli di una lotta sotterranea per strappare il riconoscimento di Berna.
Una battaglia frenetica, a colpi di investimenti milionari, lobbing e pressioni, nella quale solo Lugano appare in posizione defilata, e che purtroppo sembra rimarcare l’immagine di un cantone che per il suo sviluppo punta eccessivamente sull’azzardo.
Mentre si riaccendono le speranze di una riapertura provvisoria dell’Admiral di Mendrisio, martedì è scesa in campo Chiasso per illustrare i suoi progetti e rassicurare sulla solidità finanziaria dei partner. Venerdì sarà, invece, Muralto a presentare la ristrutturazione del Grand Hotel che dovrebbe ospitare la casa da gioco.
Dopo il cambiamento al vertice della Swiss Casinos, il gruppo svizzero che promuove il progetto chiassese – con il passaggio del 55 percento delle azioni da Hans Jecklin all’imprenditore Hans Ueli Rihs- la Grand Casinò, in un incontro, con la stampa ha voluto sottolineare la forza finanziaria del nuovo patron, che punta rafforzare i mezzi propri della holding e a medio termine a quotarla anche in borsa.
“Per Chiasso – ha ribadito il sindaco Claudio Moro – dal punto di vista finanziario non ci sono problemi visto che per la nostra iniziativa possiamo pure contare sulla partecipazione di un’altra importante società la Casinos Austria International”.
In attesa di ottenere la concessione di tipo A per i grandi giochi, Chiasso si prepara ad attivare rapidamente un casinò provvisorio che disporrà di slot machines, di due tavoli per il baccarà, due per la roulette americana e quattro per il black Jack. Per preparare questa soluzione transitoria con un investimento di sei milioni di franchi, saranno ristrutturati due magazzini della Ferrovie vicino alla stazione. I tavoli verdi saranno pronti nel giro di sei mesi, a partire dall’ottenimento della concessione. E in quel momento si metterà mano anche al casinò vero e proprio. Un progetto di oltre 100 milioni di franchi, con 40 tavoli verdi, 500 slot, 500 dipendenti, ristoranti, boutique, autosilo con 800 posti, e un giro di affari lordo che per il primo anno è stato stimato in 145 milioni di franchi.
Chiasso è sicuro di vincere la sua scommessa a Berna. ” Peccato che il Ticino si sia presentato a questo appuntamento – ha affermato Moro – con troppi progetti e soprattutto diviso. Deludente il fatto che parecchi tentativi di collaborazione siano falliti”.
A due passi da Chiasso, a Mendrisio, si è ormai quasi certi che l’Admiral sarà riaperto dopo la chiusura imposta dal Dipartimento federale di polizia. Il 22 marzo il Consiglio degli stati discuterà dell’iniziativa del senatore Filippo Lombardi per una riapertura provvisoria, assieme al casino di Herisau, in attesa che la Commissione federale decida sulle concessioni definitive.
Un’iniziativa che sembra raccogliere larghe adesioni sia al Senato che al Consiglio nazionale, per cui in autunno si potrebbero riaccendere le luci delle 150 macchinette mangia soldi dell’Admiral, che è pure in corsa per una licenza di tipo A.
Ma è in riva al Verbano che la lotta per i casinò ha il sapore amaro di una lotta intestina. A contendersi i tavoli verdi con richieste di concessione A e B, da una parte la società Casinò Grand Hotel di Muralto, dall’altra la Kursaal di Locarno. La prima punta soprattutto su una concessione di tipo B (150 slot e 11 tavoli da gioco) con un progetto che prevede la ristrutturazione dello storico albergo che ritornerebbe ad essere un fiore all’occhiello per il turismo regionale.
Un obiettivo che, però, entra in rotta di collisione con le mire della Kursaal che in seconda battuta ha inviato una domanda a Berna anche per una licenza B, oltre a quella per i grandi giochi che dovrebbero essere ospitati nel lussuoso complesso progettato sul terreno del vecchio aerodromo di Ascona.
Libero D’Agostino
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