Segreto bancario: la strategia del ministro delle finanze Villiger
Parlando davanti alla stampa a Ginevra, Kaspar Villiger ha illustrato la lotta della Svizzera contro il riciclaggio, il contrabbando e la frode. L'imposta anticipata alla fonte è "l'unico mezzo per combattere l'evasione fiscale", ha detto il ministro.
I prossimi mesi saranno di duro lavoro per Kaspar Villiger, responsabile delle finanze elvetiche che lunedì, in una conferenza stampa al “Club de la Presse” a Ginevra, ha tracciato un quadro della piazza finanziaria elvetica dopo gli attacchi subiti e alla luce delle sfide che dovrà sostenere nei prossimi anni.
Innanzitutto, Villiger ha sgomberato il campo mettendo in chiaro che “non tutte le critiche sono animate da nobili motivi. Molti di coloro che attaccano la piazza finanziaria elvetica in realtà vogliono soltanto un pezzo della torta e quindi spesso bisogna diffidare e distinguere tra le critiche giustificate e quelle che invece sono soltanto demagogia”.
Il segreto bancario, “che non protegge banche ma i loro clienti”, è un diritto che sta assumendo sempre più importanza nel mondo. La protezione della privacy “non ha lo scopo di favorire abusi ma di tutelare i nostri dati personali, esattamente come avviene in ambito medico”. Il segreto bancario in Svizzera è quindi “un diritto fondamentale alla protezione della sfera privata”.
Gli abusi si combattono con una doppia strategia: “da una parte la sospensione del segreto bancario quando si è in presenza di crimini come corruzione e riciclaggio, dall’altro il prelievo di un’imposta anticipata del 35% che viene restituita al momento della denuncia dei redditi e che è un efficace metodo per combattere l’evasione fiscale”.
Ed è proprio su questa imposta “dissuasiva” che si impernia la strategia di Villiger (e del suo collega Pascal Couchepin) in vista della futura politica di armonizzazione fiscale dell’Unione Europea decisa al vertice di Feira lo scorso giugno.
Bruxelles – che deve ancora mettere a punto la direttiva in materia (la prossima riunione è fissata per il 27 novembre, ma perdurano ancora divergenze sul campo di applicazione) – dovrà convocare presto i “paesi terzi”, tra cui la Svizzera, per chiedere loro di adottare “misure equivalenti” allo scambio di informazioni tra autorità fiscali. Appunto, “misure equivalenti”, ha sottolineato il consigliere federale che intende presentare ai Quindici una proposta di tassazione sul risparmio estero anticipata (dal 20 al 25 per cento). Un’imposta, i cui dettagli saranno messi a punto nelle prossime settimane. Secondo alcune stime non ufficiali, dovrebbe portare nelle casse di Berna ai 3 a 4miliardi di franchi.
La ridistribuzione dei proventi di questa tassa non è ancora decisa, ma potrebbe essere versata per tre quarti agli Stati dell’Ue di provenienza degli investitori e per il resto rimanere in Svizzera. Questo sistema, che prima della bocciatura al vertice di Feira era detto”modello di coesistenza”, è, secondo Villiger, “molto più appropriato ed efficace da applicare rispetto alle misure più vincolanti e costose che l’Ue vorrebbe introdurre nei prossimi 10 anni”.
Lo scambio d’informazioni tra autorità fiscali – che dovrebbe essere attuato a partire dal 2010 dopo un periodo transitorio di sette anni dall’introduzione della direttiva prevista nel 2003 – sarebbe molto più difficile da applicare. “Un’informazione si può sempre perdere lungo il suo cammino oppure la si può aggirare – ha concluso – mentre una somma depositata a titolo di imposta anticipata è molto più concreta. La Svizzera adotta questo sistema da 50 anni e funziona molto bene”.
Maria Grazia Coggiola, Ginevra
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