Siti internet fuorilegge: giro di vite in vista
I Service-Provider bloccheranno l'accesso se vi sono indicazioni concrete di contenuti illegali in rete. Questo prevede un documento di principio della Polizia federale.
Tempi più duri per i cyber-criminali. La polizia federale ha elaborato un documento di principio sulla responsabilità dei Service-Provider in materia di diritto penale che dovrebbe rendere più difficile l’accesso a siti fuorilegge. Il documento soddisfa la richiesta del gruppo di contatto composto da rappresentanti dei fornitori di servizi di Internet e degli Uffici federali competenti, gruppo fondato nel 1998 su raccomandazione della Polizia federale dopo il bloccaggio di un sito internet dai contenuti razzisti. Il documento differenzia tra semplici Access-Provider, i quali forniscono agli utenti l’accesso a Internet, e gli Hosting-Provider, che invece mettono a disposizione anche spazi di memoria sui server Web.
In generale varrà la regola secondo la quale un blocco dell’accesso verrà ordinato qualora i Service-Provider riceveranno indicazioni concrete da parte di un’autorità penale su possibili contenuti illegali diffusi sulla rete. Una ricerca attiva per conto proprio di questi siti non è però richiesta: condiderata l’impressionante e sempre crescente quantità di dati che passa su Internet un’operazione del genere non porterebbe infatti alcun beneficio di rilievo. Il fornitore di servizi non sarà neppure tenuto a denunciare di propria iniziativa alla polizia comportamenti o contenuti punibili. Tuttavia, nell’ambito di procedure che non sono dirette contro i provider, saranno comunque obbligati a testimoniare e a fornire documenti o informazioni dalla memoria elettronica.
Una responsabilità maggiore viene attribuita agli Hosting-Provider che in alcune circostanze dovranno trasformarsi in una specie di Sherlock Holmes elettronici. Nel caso in cui questi fornitori ricevano indicazioni concrete e dettagliate dalle autorità inquirenti o anche da terzi circa contenuti illegali sul loro server scatterà l’obbligo di bloccarne l’accesso o di cancellarli. Non solo: se l’informazione è stata data da terzi il Provider è tenuto a svolgere le necessarie indagini e se necessario a ricorrere ad aiuti esterni. Considerata la vicinanza al cosiddetto Content-Provider (che rende diponibili le informazioni proprie sui server dei fornitori) l’Hosting-Provider dovrà inoltre effettuare controlli campione sui Content-Provider sospetti.
I rappresentanti dei Service-Provider non hanno nascosto alle autorità federali le difficoltà tecniche per effettuare tali operazioni nonché gli effetti negativi che le disposizioni elvetiche possono causare. È stato fatto notare che il diritto comunitario non prevede responsabilità penale in questi casi e che la via scelta da Berna rischia di trasformarsi in uno svantaggio concorrenziale. Un secondo documento verrà perciò elaborato per chiarire queste questioni.
Luca Hoderas, Berna
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