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Sportello virtuale, una realtà operativa

Le nuove tecnologie applicate alla democrazia: il futuro è aperto, ma servono sicurezza e formazione Keystone

La Svizzera intende promuovere la società dell'informazione. A tal fine, il Consiglio federale ha deciso di agire su tre fronti: la formazione, l'amministrazione "online" e la definizione di un quadro legale.

La strategia del Governo, dopo alcune decisione e proposte già formulate, viene ora chiaramente delineata nelle risposte date ad alcuni postulati ed interpellanze parlamentari. Il 30 agosto scorso, il Consiglio federale aveva deciso di finanziare i progetti relativi al cosiddetto “guichet virtuel” (sportello virtuale) e al “voto elettronico”.

Il “guichet virtuel” riguarda l’amministrazione federale e si propone di offrire ai cittadini la possibilità di ottenere prestazioni di servizio pubblico non soltanto per telefono, per iscritto o recandosi personalmente allo sportello, ma anche “online” grazie alla rete Internet. Il “guichet virtuel” della Confederazione servirà anche da portale per i servizi cantonali e comunali. La sua entrata in funzione è prevista per la fine del 2001.

Quanto all’introduzione del voto elettronico, bisognerà dapprima risolvere diversi problemi che si pongono sul piano politico, giuridico e tecnico. Per affrontare tali problemi, il Governo metterà in consultazione prima della fine dell’anno un progetto che mira a creare il quadro legale necessario per effettuare i primi esperimenti-pilota, di durata limitata e con personale e contenuto ridotti.

Sul piano della formazione professionale, il Consiglio federale aveva già previsto – nel quadro delle proposte sull’impiego dell’oro in eccedenza della Banca nazionale – un’opzione tendente a promuovere la formazione nella prospettiva della società dell’informazione. La proposta è attualmente in consultazione presso i cantoni. In sintesi, l’intenzione è quella di avviare una campagna che abbia lo scopo di formare e di perfezionare le conoscenze degli insegnanti, al fine di promuovere l’alfabetizzazione informatica ed evitare così che si formi una società a doppia velocità.

Per avere un’idea precisa di cosa dovrebbe significare questo sforzo formativo, basterà dire che la società dell’informazione implica che ciascun abitante della Svizzera abbia una “identità numerica” in grado di sostituire la firma. Tale identità numerica è necessaria per la piena attuazione dei due progetti di sportello virtuale e di voto elettronico. Occorrerà quindi creare un’infrastruttura d’autenticazione, detta “chiave pubblica” (“Public Key Infrastructure”).

Per affrontare questi problemi, il Consiglio federale è pronto ad esaminare l’idea di istituire un “cyberdelegato” o “mister E” (come già esiste in altri Paesi). Ma l’istituzione di “mister E” implica un’attività in progetti efficaci e concreti, per la cui messa in atto il Governo pensa di creare un “centro di competenze E”, che collabori strettamente con l’economia, le istituzioni preposte alla formazione e i mass media. Ovvio che tutto questo va pensato e progettato di pari passo con l’avanzamento in Parlamento degli atti legislativi che ne consentono il finanziamento e la realizzazione.

Silvano De Pietro

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