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Sull’orlo del fallimento le società annesse a Swissair

Senza i finanziamenti necessari, i carrelli per il trasporto dei bagagli rimangono vuoti e la flotta aerea rischia di rimanere nuovamente a terra Keystone

Alla vigilia del decollo della nuova Crossair, si fa sempre più presente il fantasma di un collasso di tutto il sistema di trasporto aereo svizzero.

Il paventato collasso non riguarda unicamente il blocco a terra dei velivoli Swissair, come è avvenuto lo scorso 2 e 3 ottobre. Le filiali dell’ex compagnia di bandiera – SR Technics, Atraxis e Swissport – hanno infatti urgente bisogno di liquidità per continuare a funzionare.

Il presidente di Crossair André Dosé, in un’intervista pubblicata dal settimanale svizzero tedesco «SonntagsZeitung», ha stimato in 300 milioni di franchi i bisogni a corto termine delle tre società.

SR Technics (manutenzione tecnica) e Atraxis (informatica, sistema di prenotazioni e check in) necessitano ciascuna di 140 milioni di franchi. «Entro la fine del mese dovrà essere chiaro da dove proverranno i finanziamenti», ha sottolineato Dosé, secondo il quale anche con l’apporto finanziario richiesto SR Technics sarà lungi dall’essere risanata.

«Bisogna fare in fretta» per evitare il grounding (blocco a terra) degli apparecchi, ha proseguito Dosé. Una nuova immobilizzazione della flotta svizzera è temuta anche dal movimento dei piccoliazionisti di Swissair (SVSA) e dal direttore di SR Technics, Ulrich Beyeler. Per quest’ultimo «questo significa la fine della nuova compagnia aerea».

Lunedì una task force si riunisce per discutere la sorte di Atraxis e di Swissport (registrazione e smistamento bagagli). Inizialmente le banche intendevano versare 250 milioni di franchi per le due società. Ma presto è apparso chiaro che le filiali non erano solvibili. Alla fine è stato deciso di versare solo 70 milioni di franchi. E per il momento, l’ammontare del contributo dei cantoni non è ancora stato determinato, ha ricordato Dosé.

I contatti con possibili acquirenti di Atraxis sono attualmente in corso. Ma è poco probabile che vi sia qualcuno disposto a riprendere tutta la società informatica. Quanto a SR Technics è possibile che diventi una filiale della nuova Crossair, ha aggiunto Dosé.

Piano 26/26 in forse

Il presidente di Crossair ha poi ricordato che non vi è alcuna garanzia riguardo alla ripresa di 26 voli Swissair a lungo raggio e 26 a medio raggio da parte della compagnia. Il raggiungimento di tale obiettivo è essenzialmente legato all’andamento della congiuntura nel settore dei trasporti aerei. «Non faremo volare aerei vuoti», ha sottolineato Dosé.

Il patron di Crossair ha ricordato che vi sono stati contatti con possibili partner in vista di eventuali alleanze, «ma non vi è ancora nulla di concreto». Le discussioni sono avvenute con Oneworld, composta da British Airways e American Airlines, con Star Alliance di Lufthansa e Skyteam di Air France e Delta.

Dimenticato il piano sociale

Le tre filiali di Swissair non sono però gli unici punti ad essere caduti nel dimenticatoio nell’accordo raggiunto lunedì scorso tra Confederazione, banche ed economia privata. Anche il piano sociale per i dipendenti di Swissair licenziati non ha ancora nessuna base di finanziamento. «Una situazione inimmaginabile in un altro Paese europeo», ha commentato sabato Mathias Mölleney, capo del personale Swissair, da poco licenziato.

In una risoluzione congiunta, i delegati del Sindacato edilizia ed industria (SEI) e della Federazione dell’industria, della costruzione e dei servizi (FLMO), riuniti sabato a Berna in assemblea comune, hanno chiesto ad amministratori e dirigenti responsabili del crollo di Swissair di «aprire il borsello». Secondo i rappresentanti sindacali i fondi necessari per il piano sociale, valutati a 500 milioni di franchi, dovranno essere messi a disposizione da società dell’ex compagnia di bandiera, dagli ambienti economici e dalle banche UBS e Credit Suisse.

Anche i delegati del Partito ecologista svizzero, riuniti sabato in assemblea a Frauenfeld per eleggere la nuova presidenza, hanno criticato la partecipazione della Confederazione al piano di salvataggio di Swissair. La consigliera nazionale Ruth Genner, nuova presidente insieme al collega ginevrino Patrice Mugny, ha sottolineato che «i soldi dello Stato devono essere utilizzati per i piani sociali, non per i piani di volo».

Secondo Mölleney il piano sociale costerebbe allo Stato tra i 250 e i 300 milioni di franchi, ossia solo il 10 per cento dei 4 miliardi versati per il progetto della nuova Crossair. Il Segretariato di stato all’economia (seco) stima invece a 700 milioni il finanziamento del piano sociale.

swissinfo e agenzie

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