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Svanisce l’asta miliardaria per le concessioni UMTS

grafico swissinfo.ch

Il risanamento delle casse federali non si farà grazie alla vendita delle concessioni per i telefonini della terza generazione. L'Ufcom ha annullato l'asta perché a contendersi le quattro concessioni sono rimasti soltanto quattro operatori.

All’inizio si erano presentati in dieci, ma al traguardo non sono rimasti che in quattro: troppo pochi per organizzare un’asta, secondo l’Ufcom. Il primo a gettare la spugna, il 10 ottobre, è stato l’operatore americano Teldotcom. Nelle settimane seguenti, la lista dei candidati si è man mano assottigliata fino all’ultimo ritiro annunciato domenica sera, con la fusione di Sunrise e Diax.

A questo punto, l’Ufficio federale della comunicazione (Ufcom) non poteva far altro che annullare l’asta. Il prezzo di base era stato fissato a 50 milioni per ciascuna frequenza. Un prezzo troppo basso, secondo certi analisti. Ma l’Ufcom si era mostrato fiducioso, contando sulla competizione fra i concorrenti.

Secondo la stampa, l’asta avrebbe potuto fruttare da 5 a 7 miliardi di franchi, che la Confederazione avrebbe potuto usare per il risanamento delle sue casse. La stessa asta in Germania aveva infatti fruttato 80 miliardi di franchi e 60 miliardi in Gran Bretagna. Si era però rivelata un fallimento in Italia e Olanda. Gli operatori sembrano dunque avere imparato la lezione dagli eccessi tedeschi e britannici.

Durante le scorse settimane si è assistito a un rafforzamento dei concorrenti in lizza, per potere affrontare nelle migliori condizioni l’asta. Il gigante britannico Vodafone ha assunto il controllo del 25 percento del capitale della futura divisione Mobile di Swisscom, iniettando 4,5 miliardi di franchi.

Da parte sua, France Telecom ha preso il controllo di Orange Communications rilevando il 42,5 percento delle azioni detenute dal gruppo tedesco E.ON per 1,7 miliardi di franchi. France Telecom controlla oggi l’85 percento di Orange.

L’ultimo capitolo di questa strategia di rafforzamento si è avuto domenica, con la fusione annunciata fra Sunrise e Diax, sotto l’egida di Tele Danemark.

Gli operatori ritiratisi nel frattempo dalla gara non sono comunque esclusi definitivamente dalla corsa, anzi è molto probabile che taluni rientrino sul mercato svizzero tramite un futuro accordo con uno degli operatori che avrà ottenuto una licenza. L’entrata in funzione delle concessioni è prevista per l’inizio del 2002.

Il fallimento dell’asta ha naturalmente suscitato molte reazioni diverse.
Tra le società rimaste in lizza, Swisscom rileva che un’asta con quattro candidati sarebbe senz’altro stata possibile, le regole del gioco sono conosciute da molto tempo. In generale, fra gli operatori in lizza si nota un certo irritamento ed è già stata evocata un’azione in giustizia.

Per i sindacati, invece, una pausa di riflessione è ora benvenuta. Secondo le organizzazioni dei lavoratori, la vendita della concessione dovrebbe avvenire a un prezzo di mercato ragionevole. Le concessioni dovrebbero essere attribuite a chi offre la maggiore competenza tecnica e sociale e la maggiore affidabilità. Questa posizione è condivisa anche dal partito socialista.

Il partito radicale democratico si è detto sorpreso che l’Ufcom non abbia previsto lo scenario che ha condotto all’annullamento dell’asta. Le concessioni, sottolinea il partito, devono ora essere attribuite rapidamente. Per i popolari democratici, altro partito di governo, si potrebbe anche prendere in considerazione l’ipotesi del prelievo di una tassa annuale sulle frequenze concesse.

Il ministro delle telecomunicazioni Moritz Leuenberger, infine, si è detto soddisfatto del rinvio, perché con soli quattro concorrenti in lizza le condizioni di un’asta non erano più riunite. La Confederazione, precisa Leuenberger, si trova davanti a un dilemma: “Da una parte siamo azionisti di Swisscom e non vogliamo dunque pagare un prezzo troppo alto; d’altro lato vorremmo però che le casse della Confederazione approfittassero di queste entrate.”

Mariano Masserini

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