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Swissair, si discute a Palazzo

Oggi i presidenti dei partiti di Governo discutono dell'eventuale partecipazione della Confederazione alla nuova compagnia aerea svizzera Keystone

Dopo tante notizie negative, ora sembra improvvisamente delinearsi un filo di speranza per la Swissair. La società di partecipazioni americana Texas Pacific sarebbe disposta ad acquistare in blocco il gruppo Swissair. Oggi a Palazzo discutono del caso Swissair i vertici dei partiti di Governo.

Si tiene oggi a Berna l’incontro fra i vertici dei partiti di governo per trovare una posizione comune su una eventuale partecipazione della Confederazione alla nuova compagnia aerea nazionale, che dovrebbe nascere sulle ceneri di Swissair.

Superando le riserve iniziali, è presente l’UDC col suo presidente Ueli Maurer e la vicesegretaria generale. Ancora mercoledì il partito di Blocher si era mostrato scettico, temendo che l’invito del PS a prendere parte alla riunione fosse solo un modo per trovare una base di consenso più ampia sulla posizione socialista. PPD e radicali hanno già dato il loro assenso al vertice.

Per quanto riguarda la possibilità del “salvagente” americano Texas Pacific, la notizia è stata data giovedì dall’agenzia svizzera AWP che ha citato “ambienti ben informati” e poco dopo l’UBS ha confermato l’esistenza di contatti con Texas Pacific Group. Più precisamente: “l’UBS è a conoscenza di una lettera relativa”, ha detto Larissa Alghisi, portavoce della grande banca.

La società americana di partecipazioni Texas Pacific – che controlla diverse società tra cui il calzaturificio Bally e la compagnia aerea Continental Airlines – avrebbe quindi manifestato interesse ad entrare nella “nuova Crossair”.

Secondo l’agenzia AWP, la società americana ha proposto 7 miliardi di dollari per l’insieme del gruppo. Ma un analista di una banca privata svizzera ammonisce: “occorre essere prudenti per quanto riguarda le cifre”. Non si sa infatti neppure quali saranno le dimensioni della nuova compagnia nazionale né quali saranno i suoi bisogni finanziari.

Mercoledì l’UBS aveva affermato che le necessità di capitale della futura compagnia saranno “enormi” a medio termine, pari a un multiplo dei fondi finora messi a disposizione dalle banche (1,35 miliardi di franchi) e della Confederazione (450 milioni per garantire i voli fino al 27 ottobre).

Mentre si attendono notizie più concrete, restano i timori per la sorte di quanti lavorano direttamente e indirettamente per la compagnia aerea svizzera: il naufragio di Swissair Group potrebbe infatti comportare un taglio occupazionale ben più drastico di quanto finora temuto. Secondo i sindacati, sono in pericolo da 14000 a 17000 impieghi nella sola Svizzera. Le organizzazioni dei dipendenti chiedono quindi la convocazione immediata di un vertice di crisi.

Il Consiglio federale non ha consultato i partner sociali e si è lasciato indurre in errore, hanno affermato giovedì i sindacati PUSH (Personal Union Swissair Holding), SSIC (Società svizzera degli impiegati di commercio) e VPOD (Sindacato svizzero dei servizi pubblici). Finora si era parlato di 9000 posti di lavoro eliminati a livello mondiale, di cui 4100 in Svizzera. Le cifre fornite giovedì dai sindacati riguardano unicamente il gruppo aereo. Tenuto conto dell’impatto sull’aeroporto e sui fornitori del gruppo, gli impieghi minacciati passano a 35000/50000.

Il management, le banche e il Consiglio federale si basano sull’ipotesi di un’integrazione nella Crossair di 26 velivoli di corto raggio e di 26 di lunga distanza della compangia di bandiera. È un’ipotesi irrealistica, ha affermato in una conferenza stampa a Zurigo Daniel Vischer, presidente della sezione trasporto aereo della VPOD.

I sindacati ritengono invece che soltanto 10 velivoli passeranno da Swissair a Crossair e non escludono neppure la possibilità che Crossair rinunci completamente alla flotta della compagnia di bandiera. Secondo tali previsioni, i posti a rischio vanno da 14000 a 17000.

I sindacati esigono che banche e Confederazione si impegnino a favore di un piano sociale che possa disporre di 3 miliardi di franchi. Reclamano anche un vertice di crisi tra i resposabili di tutte le entità del gruppo e le associazioni del personale, sotto l’egida del Consiglio federale.


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