Traffico pesante: la Svizzera aspetta risposte dal nuovo governo italiano
L'Italia ha votato per il cambiamento. Un grosso dossier che il governo Berlusconi dovrà presto affrontare è quello del traffico nord-sud. Un dossier nel quale la Svizzera svolge un ruolo centrale.
Il servizio informazioni del dipartimento federale dei trasporti, a Berna, ha fatto sapere che è ancora troppo presto per pronunciarsi sull’evoluzione del dossier traffico nord-sud. “Nel dipartimento la riflessione sui possibili sviluppi in questo campo non c’è ancora stata”, ci ha detto lunedì il portavoce del dipartimento Hugo Schittenhelm.
Ma gli effetti negativi della maggiore apertura al traffico pesante delle arterie di transito elvetiche, avvenuta nei mesi scorsi, sono evidenti: code chilometriche, posteggi affollati, ritardi nelle procedure di sdoganamento, la popolazione delle vallate alpine è esasperata.
Ma anche la prossima apertura del primo corridoio ferroviario, attraverso il Lötschberg, non sembra poter offrire le garanzie necessarie. La diplomazia elvetica cerca da tempo delle soluzioni a livello bilaterale. Berna spera nella collaborazione del nuovo governo Berlusconi.
La collaborazione fra le Ferrovie Federali Svizzere (FFS) e le Ferrovie dello Stato, per offrire delle alternative su rotaia, è inciampata più volte. Il primo progetto di una società italo-svizzera, denominata “Cargo SI”, è fallito miseramente. La motivazione ufficiale: “Incompatibilità delle due culture aziendali”.
Implicitamente la direzione FFS, per bocca del responsabile Cargo Daniel Nordmann, accusa le ferrovie italiane di ritardi e di carenze sia organizzative che a livello di infrastruttura.
Adesso, con il termine dei lavori di adattamento della tratta Domodossola-Berna per il traffico combinato, parte una soluzione “leggera”, con traguardo a Novara. Ma la poca affidabilità e i ritardi che contrassegnano la sezione merci delle FS, fanno esitare gli imprenditori e i trasportatori d’oltralpe.
Malgrado le FFS indichino il salto di qualità notevole con l’offerta che parte da giugno, molte ditte preferiscono l’affidabilità della strada. Fra queste la Swiss Steel che dopo intense trattative ha abbandonato l’opzione trasporto combinato. L’acciaio svizzero raggiungerà l’Italia con il camion.
Gli economisti indicano ancora una crescita sostenuta del traffico nord-sud nei prossimi anni. Per questo le soluzioni politiche si impongono, per limitare in tempi brevi il traffico pesante sulle Alpi. Infatti i progetti ferroviari svizzeri, i trafori di base del Lötschberg e del Gottardo, e quelli in fase di progettazione del Brennero e la tratta Lione-Torino non saranno realizzati e agibili prima del 2015.
Se poi il nuovo governo di centro-destra italiano non sostenesse i progetti già in cantiere, promossi con il governo Amato, i ritardi si accumulerebbero ulteriormente. Si impongono soluzioni a breve termine, per evitare il collasso delle vie di transito.
Il presidente della Commissione dei trasporti del Consiglio nazionale, Duri Bezzola, indica fra le difficoltà, l’instabilità della comunicazione fra Italia e Svizzera: “Il ricorrente cambiamento di interlocutore a Roma non facilita le trattative bilaterali, i rapporti positivi, instaurati recentemente, subiscono ora un ulteriore rallentamento”.
Anche a livello di precedenza programmatica esistono importanti differenze fra i due paesi. “La politica italiana – continua Bezzola – non ha mai brillato nel sostenere il passaggio dei trasporti dalla strada alla rotaia”. Con il nuovo governo le cose non sembrano cambiare.
La posizione ufficiale svizzera è di attesa. Appena la nuova compagine di governo a Roma sarà in carica, ci sarà la controffensiva diplomatica elvetica. “Credo – conclude Bezzola – che la Svizzera dia, sia con il nuovo corridoio del Lötschberg, sia con la nuova Trasversale alpina, il buon esempio”. Ci si aspetta da sud una risposta analoga.
Daniele Papacella
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