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Una primavera “invernale” causa difficoltà all’orticoltura confederata

A causa del maltempo, la produzione di ortaggi a nord della Alpi in marzo e aprile è calata del 30 % rispetto allo stesso periodo dello scorso anno Keystone

Le piogge incessanti e il ritorno del freddo in marzo e aprile hanno inferto un duro colpo alle coltivazioni nordalpine, che accusano un mancato guadagno di 80 milioni di franchi. La regione con i danni maggiori è il Seeland bernese. Risparmiate invece le colture ticinesi, che al contrario stanno vivendo una buona stagione.

La produzione di ortaggi a nord del San Gottardo in marzo e aprile è calata del 30 % rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, ha indicato Thomas Wieland dell’Unione orticola svizzera (UOS). E secondo i pronostici la situazione non dovrebbe migliorare prima della metà di giugno. L’UOS sta negoziando con l’Ufficio federale dell’agricoltura la creazione di un fondo d’aiuto per le situazione più precarie.

Seppur in proporzioni nettamente più contenute, anche in Ticino la produzione è inferiore al 1999, ma per un motivo completamente diverso: è stato seminato meno, spiega il direttore della FOFT Glauco Martinelli.

I motivi della diminuzione della semina, secondo Martinelli, sono essenzialmente tre: dopo un raccolto catastrofico nel 2000, quando le condizioni meteorologiche furono pessime durante tutto l’anno, certi orticoltori quest’anno hanno rinunciato alla semina di insalate; altri in novembre e dicembre non hanno potuto seminare sotto «i tunnel di plastica» poiché la nafta era troppo cara a quel momento; la tendenza al costante ribasso dei redditi registrata negli ultimi anni nel settore ha indotto alcuni coltivatori a gettare la spugna. Cosicché al 31 marzo 2001 la produzione orticola ticinese segnava una flessione del 7-8 %, sia a livello di fatturato che a quello di quantità, rispetto alla stessa data del 2000.

Considerato in relazione alla semina però il raccolto in Ticino è stato buono. Pur non essendo stata eccezionale, la primavera non è nemmeno risultata negativa. Inoltre i produttori ticinesi hanno trovato un mercato «vuoto» oltre Gottardo che ha favorito la vendita dei loro ortaggi. Nei primi mesi dell’anno si producono essenzialmente insalate, cavoli rapa e rapanelli, precisa il direttore della Federazione orto frutticola ticinese (FOFT).

Serre per rendere orticoltura indipendente da meteo

Osteggiate dagli ecologisti, le serre sono lo strumento più sicuro per proteggersi dai capricci meteorologici, osserva Thomas Wieland, il quale esorta autorità e popolazione a tenerne conto nelle future pianificazioni del territorio. Un’opinione condivisa da Glauco Marinelli, che ricorda come in Ticino i coltivatori si stiano battendo dal 1991 per poterle costruire.

I consumatori anticipano continuamente la richiesta di verdure primaticce. A meno di proibire il loro acquisto, si deve perciò soddisfare la domanda: se non ci pensano i produttori lo fanno gli importatori, osserva il direttore della FOFT. Ma per poter rispondere alla domanda dei consumatori, gli orticoltori indigeni devono poter disporre di serre. Il riscaldamento dei «tubi di plastica» comporta una notevole dispersione di calore che causa costi nettamente superiori a quelli del riscaldamento delle serre, oltre a sprechi energetici.

Attualmente in Ticino gran parte delle coltivazioni sono in campo aperto. Solo 40 ettari sono costituiti da coltivazioni in «tunnel di plastica» e 10 ettari in vere serre.

Anche i frutticoltori patiscono

Le bizze del tempo stanno mettendo in difficoltà anche i frutticoltori. La fecondazione degli alberi da frutta è stata perturbata, indica Fruit-Union Svizzera. Ne hanno soprattutto sofferto gli alberi di ciliege, prugne e pere. Per il momento è comunque ancora presto per valutare con esattezza le conseguenze per il mercato frutticolo elvetico. La mela, principale prodotto dei frutteti svizzeri, non ha subito danni a causa delle condizioni climatiche degli ultimi due mesi poiché fiorisce più tardi. In Ticino la fioritura è andata bene. In ogni caso in questo settore il cantone è quasi inesistente nella produzione nazionale, rileva Glauco Martinetti.


swissinfo e agenzie

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