Una transizione rapida ma dolorosa?
La fase d'introduzione dell'euro suscita timori. Caos nei negozi, pannes ai bancomat, truffe ed assalti ai blindati portavalori. E c'è chi teme anche di peggio...
Due mesi di duplice circolazione
Facciamola breve, devono essersi detti gli europei. La sostituzione delle monete nazionali dovrà avvenire entro il 28 febbraio 2002. In che modo? Pochi problemi per quel che riguarda la moneta scritturale. Con il 1. gennaio 2002, la euro-conversione dei conti in valuta dei 12 paesi interessati sarà infatti automatica. Tutto tranquillo dunque, almeno finché la gente non vorrà prelevare.
Dracme, marchi, fiorini, pesetas e lire (per non citarne che alcuni) in contanti non potranno invece, ovviamente, essere convertiti in modo automatico. I loro possessori dovranno recarsi presso un istituto di credito per cambiarli in euro oppure spenderli in beni o servizi prima che perdano valore legale. In questo senso la data limite massima è quella del 28 febbraio 2002.
Alcuni paesi, come la Germania, hanno addirittura optato per una conversione istantanea: il marco perderà il suo valore legale già il 31.12.2001 (anche se sarà accettato nelle banche e nei commerci fino al fatidico 28 febbraio)!
Ciò non significa che dopo questi termini le monete nazionali equivarranno a carta straccia. Chi deciderà di cambiarle dopo la data limite, dovrà tuttavia sobbarcarsi una commissione supplementare del 5 %. Per alcuni mesi (6 in Svizzera) le banche commerciali accetteranno ancora di cambiare le vecchie valute in euro. Poi, i ritardatari dovranno rivolgersi alle banche centrali dei paesi d’origine della moneta. E le commissioni lieviteranno.
Inizio del 2002 da incubo per eurolandia?
Dal 1. gennaio l’euro è quindi fisicamente a disposizione di tutti. Facile a dirsi ma tutt’altro che facile a realizzarsi. Dove conservare gli euro prima della loro immissione nel mercato? Come rifornire capillarmente mezza, o meglio, tre quarti d’Europa? Come evitare che nel mare di soldi “sconosciuti” al grande pubblico non si insinuino falsari e truffatori? “La logistica potrà effettivamente traballare” rileva Heinz Hauser, professore di economia internazionale all’Università di San Gallo, “ma non penso che le difficoltà saranno insormontabili: questi problemi saranno velocemente risolti”.
I negozi di euroland sono chiamati a giocare un ruolo importante nella transizione. Anche a livello di rischi. Dal primo gennaio, molti clienti continueranno a pagare con soldi nazionali, che dovranno forzatamente liquidare, e riceveranno il resto in euro. Ne consegue che le casse dei negozi saranno ben più rifornite del solito: valute vecchie da ritirare ed euro da immettere sul mercato. Maggiori pericoli di rapine dunque. Senza contare il rallentamento delle operazioni alle casse ed il conseguente calo delle cifre d’affari per i commercianti.
“Per quel che riguarda le banche, la situazione è più tranquilla” sostiene Germain Hennet, membro del comitato esecutivo dell’associazione svizzera dei banchieri. “Come quelli europei, gli istituti elvetici sono già stati resi attenti ai problemi di sicurezza (come identificare euro falsi ad esempio) e alla gestione dei bancomat, che in Svizzera potranno essere riforniti di euro soltanto a partire dal 3 gennaio”. Sempre che i portavalori riescano a trasportare ovunque senza troppi intoppi le tonnellate e tonnellate di euro.
Riaffiorano i capitali sommersi?
E a proposito del ritorno alla luce di quei soldi (spesso non dichiarati, se non addirittura sporchi) che molta gente custodiva “sotto il materasso”? Ora dovranno necessariamente essere cambiati in euro.
“Il problema esiste davvero: in certi paesi, come la Francia o l’Italia, questi capitali sono stimati attorno al 25 % della massa monetaria totale” ci dice Aldo Visani, responsabile dell’analisi macroeconomica della Banca del Gottardo. “Finora però non abbiamo constatato un aumento delle operazioni di cambio: è probabile che gran parte di questi capitali sia stata spesa sul mercato reale, ad esempio con l’acquisto di villette in Spagna o di altri beni materiali”.
Secondo Germain Hennet, ciò è dovuto anche alle misure preventive attuate in Svizzera: “Chiunque intenda effettuare delle operazioni cash di più di 25’000 franchi deve essere identificato”.
Euro: tutto da rifare?
Già alcuni anni or sono, circa 150 economisti avevano firmato un manifesto contro l’euro e contro i tempi della sua imposizione ai cittadini europei. Questa è anche l’opinione di Alvaro Cencini, professore di economia monetaria all’Università di Lugano. “Il mio è un punto di vista minoritario, ma sono convinto che l’avvenimento, per storico che sia, causerà delle grandi difficoltà ai paesi partecipanti”.
Secondo Cencini, i problemi avranno poco a che fare con logistica o organizzazione. “I veri inconvenienti deriveranno dall’aver costretto paesi con gradi di sviluppo molto differenti a rinunciare alla loro sovranità monetaria, togliendo quindi loro la possibilità di attuare misure autonome per attirare investimenti”.
Il professore dell’università luganese ritiene che l’euro sarà all’origine di importanti movimenti di capitali all’interno dei 12 paesi, capitali che si dirigeranno verso i paesi a produttività elevata abbandonando il sud Europa. “Francia, Italia e Spagna si troveranno confrontate ad un aumento della disoccupazione; al nord invece si dovranno fare i conti con i flussi migratori ed i conseguenti problemi sociali”.
“Sono tutt’altro che anti-europeista. Mi piacerebbe veder realizzato questo sogno, ma l’euro è un salto nel buio, un’azione prematura. Al momento era meglio optare per una stabilità monetaria senza sopprimere le monete nazionali” conclude Alvaro Cencini. Il cui punto di vista, per minoritario che sia, non può non generare una certa inquietudine.
Marzio Pescia
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.