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Le Alpi svizzere perdono il loro ghiaccio: un quinto scomparso in cinque anni

un uomo tiene un asta metallica sopra la superficie di un ghiacciaio
Matthias Huss, direttore della Rete svizzera di monitoraggio dei ghiacciai Glamos, mostra lo scioglimento del ghiacciaio del Rodano sulle Alpi svizzere: lo spessore è diminuito di 4 metri tra metà giugno e metà luglio 2026. Keystone / Jean-Christophe Bott

Nel 2026 i ghiacciai svizzeri hanno vissuto un altro “anno catastrofico”, secondo l’Accademia svizzera di scienze naturali. Le ondate di caldo in estate e le scarse nevicate in inverno hanno portato alla scomparsa di decine di ghiacciai alpini.

I ghiacciai svizzeri hanno perso il 5,5% del loro volume complessivo nel 2026, secondo l’ultima valutazioneCollegamento esterno di Glamos e dell’Accademia svizzera di scienze naturali (SCNAT). In alcune zone, lo spessore medio del ghiaccio si è ridotto tra 2,5 e 4 metri.

“È impressionante constatare l’enorme quantità di ghiaccio che si è sciolta. Ma ciò che colpisce ancora di più è che fenomeni di questa portata si ripetono oramai anno dopo anno”, afferma a Swissinfo Matthias Huss, direttore della Rete svizzera di monitoraggio dei ghiacciai (GlamosCollegamento esterno). “Quelli che una volta erano eventi estremi, per definizione rari e molto intensi, si verificano oggi quasi ogni estate”.

Solo negli ultimi cinque anni, il volume di ghiaccio sulle Alpi elvetiche è diminuito di quasi il 20%. “Queste perdite eccezionali dimostrano che il clima si sta riscaldando a una velocità troppo elevata perché i ghiacciai riescano ad adattarsi”, dice Huss.

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Il gigante delle Alpi ha perso 13 metri di ghiaccio

Il 2026 si colloca al secondo posto, dopo il 2022, tra gli anni con le maggiori perdite glaciali da quando sono iniziate le misurazioni. Sebbene le temperature siano state più elevate, lo scioglimento è stato leggermente inferiore rispetto a quattro anni fa grazie a una copertura nevosa più abbondante su molti ghiacciai.

Inoltre, nel 2026 sulla neve si è depositata una quantità inferiore di polvere del Sahara. Di conseguenza, la luce solare è stata riflessa verso l’atmosfera in misura maggiore.

Non sono però mancate le eccezioni. Alcuni ghiacciai, come quelli del Rodano o dell’Aletsch, il più esteso delle Alpi, hanno registrato nel 2026 lo scioglimento più intenso mai osservato. Sulla lingua del ghiacciaio dell’Aletsch, nel punto di misurazione più a bassa quota, lo spessore è diminuito di 13 metri.

scaletta sopra a un ghiacciaio
La scalinata che conduce alla capanna Concordia, sopra il ghiacciaio dell’Aletsch, permette di accedere al ghiacciaio. Quando fu costruita, oltre 100 anni fa, il livello del ghiaccio era quasi alla stessa altezza del rifugio. Matthias Huss

Poca neve per proteggere i ghiacciai dal caldo

Le temperature eccezionalmente elevate e le ondate di caldo tra maggio e settembre non sono l’unica spiegazione delle forti perdite glaciali registrate quest’anno in Svizzera. Le nevicate invernali sono state ben al di sotto della media pluriennale a tutte le quote, il che significa che lo strato di neve che normalmente protegge i ghiacciai dal caldo estivo era semplicemente troppo sottile.

Un indicatore delle condizioni atmosferiche sfavorevoli è il cosiddetto “giorno del ritiro dei ghiacciai”. Indica la data in cui i ghiacciai hanno consumato le riserve di neve e ghiaccio accumulate durante l’inverno e iniziano a perdere massa. Quest’anno è stato raggiunto già il 29 giugno. A eccezione del 2022, quando cadde il 26 giugno, dal 2000 in poi questo giorno è sempre stato in luglio o agosto, se non addirittura in settembre.

L’altro dato significativo è l’isoterma di zero gradi, cioè l’altitudine alla quale la temperatura dell’aria raggiunge 0 °C: tra maggio e settembre, lo zero termico si è situato al di sopra dei 4’000 metri per 76 giorni. “È più del doppio della media e un record”, scrive la SCNAT, secondo cui in tali condizioni, “i ghiacciai alpini non hanno alcuna possibilità di sopravvivere a lungo termine”.

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Una trentina di ghiacciai svizzeri scomparsi quest’estate

Negli ultimi cinquant’anni la Svizzera ha perso più di mille ghiacciaiCollegamento esterno – pari a circa il 40% del totale – a causa del cambiamento climatico provocato dalle attività umane. Tra il 2016 e il 2023 sono spariti 160 ghiacciai e, secondo le stime di Huss, l’estate di quest’anno potrebbe aver segnato la fine di almeno una trentina di ulteriori piccoli ghiacciai.

Il ghiacciaio del Plattalva, nel Canton Glarona, è stato dichiarato estinto dopo essere scomparso completamente in settembre. Non era un ghiacciaio qualunque: negli anni Cinquanta ospitava quello che era probabilmente il programma di monitoraggio glaciale più dettagliato e completo al mondo, afferma Huss. Le misurazioni delle variazioni stagionali della massa glaciale, effettuate dal 1947 al 1985, costituiscono una serie di dati eccezionale per un’epoca in cui le osservazioni sui ghiacciai erano ancora molto limitate.

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Senza una drastica riduzione delle emissioni a effetto serra, la metà dei ghiacciai alpini potrebbe scomparire nei prossimi vent’anni, secondo uno studioCollegamento esterno pubblicato nel 2025. Entro la fine del secolo potrebbero sopravvivere soltanto i ghiacciai più grandi, come quelli dell’Aletsch e del Rodano.

Meno acqua dai ghiacciai per affrontare le siccità

Lo scioglimento dei ghiacciai fa fluire grandi quantità d’acqua verso le pianure e i grandi fiumi europei, tra cui Reno, Rodano e Danubio. Questo fenomeno contribuisce quindi, per il momento, ad attenuare almeno in parte le penurie d’acqua in estate.

Tra luglio e settembre, i ghiacciai hanno perso circa 2’200 miliardi di litri d’acqua, rileva la SCNAT. Si tratta di un volume equivalente a oltre quattro volte il consumo annuo d’acqua potabile di tutti i nuclei familiari in Svizzera. Senza questo apporto, quest’estate i livelli dei fiumi sarebbero stati ancora più bassi.

Tuttavia, questo rilascio d’acqua da parte dei ghiacciai è destinato a diminuire. I ghiacciai alpini hanno già raggiunto, o raggiungeranno presto, il “picco idrico”, cioè il momento in cui il volume di acqua di fusione inizierà a calare progressivamente.

In futuro, l’apporto dei ghiacciai non sarà più sufficiente per attenuare il deficit idrico dovuto a siccità sempre più frequenti e prolungate. Questo significa che ci sarà meno acqua nelle valli alpine e nei fiumi europei, con ripercussioni sulla navigazione, l’agricoltura, gli ecosistemi, le risorse di acqua potabile e la produzione di energia.

“Il problema non è soltanto che avremo meno acqua”, affermaCollegamento esterno Giovanni De Cesare, direttore operativo della Piattaforma di costruzioni idrauliche del Politecnico federale di Losanna. “Oggi i ghiacciai si sciolgono per tutta l’estate, garantendo un apporto costante di acqua di fusione. Quando saranno scomparsi, dovremo dipendere direttamente dalle precipitazioni, pioggia e neve, che sono molto meno prevedibili”.

Considerati a lungo un simbolo delle Alpi svizzere, i ghiacciai stanno scomparendo a una velocità senza precedenti. Il loro rapido declino non sta soltanto trasformando il paesaggio alpino, ma anche una delle più importanti riserve d’acqua dolce d’Europa.

A cura di Gabe Bullard

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