“Ansprechbar”, gioventù all’ascolto di chi ha la stessa età
A Basilea è stata lanciata una nuova iniziativa di consulenza psichiatrica accessibile e rivolta alla gioventù, che ha anche l’obiettivo di alleggerire il carico sul sistema sanitario. Il modello di riferimento è un progetto realizzato nei Paesi Bassi.
Tra caffetterie e ristoranti, nella Markthalle di Basilea, nei pressi della stazione ferroviaria, è stato aperto un nuovo punto di riferimento per i giovani. Si chiama “Ansprechbar” (in tedesco “all’ascolto”, “disponibile a parlare”) è un servizio anonimo e gratuito. I giovani possono condividere le loro preoccupazioni con persone della loro età. I cosiddetti “Listeners” (“chi ascolta”) hanno seguito una formazione ad hoc. Anche Sarah, studentessa di giurisprudenza, ha seguito un corso di formazione per diventare “Listener”.
“Voglio aiutare il prossimo”, dice Sarah, “per questo mi sono offerta per questo ruolo”. Una semplice conversazione può fare molto. Da adolescente, lei stessa avrebbe voluto un’offerta simile.
L’idea del progetto è che ascoltatori e ascoltatrici come Sarah possano cogliere i problemi e le preoccupazioni dei coetanei in una fase precoce e in modo accessibile, spiega la responsabile del progetto Sarah Bestgen della Scuola universitaria professionale della Svizzera nord-occidentale (FHNW).
I giovani dovrebbero trovare un’offerta che non provenga esclusivamente da professionisti. Esistono già offerte online con chat o numeri di telefono, ma un’offerta di dialogo con un interlocutore in carne e ossa, della stessa età e con una realtà di vita simile, è una novità in Svizzera e potrebbe portare grandi benefici.
L’FHNW accompagna e valuta il progetto, che è sostenuto dal Dipartimento della sanità del Cantone di Basilea Città e dalle Cliniche psichiatriche universitarie, su incarico della Commissione psichiatrica dei due Cantoni di Basilea. L’obiettivo è anche quello di alleggerire il carico sul sistema sanitario, afferma la responsabile del progetto Sarah Bestgen. Se le preoccupazioni potessero essere affrontate tempestivamente, in seguito forse non sarebbe necessaria alcuna terapia. Nel settore, infatti, le liste d’attesa sono molto lunghe.
“I giovani oggi sono sottoposti a forti pressioni”, dice Gian Covo delle Cliniche psichiatriche universitarie di Basilea. La pressione a scuola, lo stress a casa, la violenza, il bullismo, le inquietudini per le guerre e il clima li preoccupano. Inoltre, i giovani sono sempre più soli, anche più della generazione più anziana.
Sui social media hanno molti contatti, ma nella vita reale mancano gli interlocutori con cui parlare. È proprio qui che vuole intervenire la nuova iniziativa, spiega Covo.
Le persone che ascoltano i giovani sono per lo più studenti. Devono essere essi stessi giovani, psicologicamente stabili ed empatici. Sono stati preparati e formati da professionisti per svolgere il loro compito. Durante i colloqui è inoltre sempre presente sul posto un professionista a cui è possibile rivolgersi.
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Conversazioni, ma non terapia
Il colloquio con coetanei ha naturalmente dei limiti, afferma la responsabile del progetto Sarah Bestgen. Se una persona esprime pensieri suicidali o non è più al sicuro a casa, interviene un professionista. L’offerta di colloquio non è, infatti, concepita come fosse una terapia.
Il modello di riferimento è un progetto nei Paesi Bassi, attivo da alcuni anni. Offerte simili ci sono anche in Canada e in Danimarca. In Svizzera, però, l’iniziativa è finora unica nel suo genere, raccontano i responsabili. Sarah, una delle ascoltatrici, si sente comunque ben preparata per il suo compito, anche se è prudente, e sa che a volte una conversazione può rivelarsi difficile.
Il progetto dovrebbe protrarsi fino al 2028, ma il finanziamento fino a quella data non è ancora garantito.
Tradotto dal tedesco e verificato da Zz
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