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“La tipica vita di una donna è molto diversa da quella di 40 anni fa – quella di un uomo no”

Una donna con due bambini sul Lago di Zurigo.
In Svizzera sono ancora le donne a farsi carico della maggior parte delle faccende domestiche: le ragioni sono molteplici. Keystone / Walter Bieri

La politica familiare in Svizzera arranca dietro a quella dei Paesi europei. Secondo la politologa Silja Häusermann, le ragioni sono di natura sistemica e ideologica. C'è poi un elemento chiave che spesso viene dimenticato.

Circa un quinto della popolazione svizzera ha meno di 20 anni. Si tratta di una fascia d’età importante, non soltanto perché in futuro verserà i contributi nel sistema pensionistico e contribuirà così a finanziare le rendite delle generazioni più anziane. Anche il futuro economico del Paese e la capacità di garantire servizi essenziali, come le prestazioni sanitarie, dipendono in buona parte da questo gruppo di popolazione.

Sorprende quindi che la Svizzera fatichi ad adottare misure volte a sostenere le famiglie. Ci sono organizzazioni che difendono gli interessi delle giovani generazioni, come Pro Juventute o Pro Familia. Tuttavia, come osserva la nota politologa svizzera Silja Häusermann, dell’Università di Zurigo, “è evidente che questa lobby è molto più debole rispetto a quella di altri gruppi sociali, come la lobby del mondo agricolo”.

Silja Häusermann
La politologa svizzera Silja Häusermann zVg

Secondo Häusermann, la ragione principale di questa situazione è che gli interessi di bambine, bambini, giovani e famiglie sono molto eterogenei. “Possiamo determinare scientificamente quali sono i bisogni immediati di bambine, bambini e giovani, ma non c’è unanimità sulle condizioni ideali per le famiglie”.

E la discussione è molto accesa. A livello federale, ad esempio, forze conservatrici e progressiste sostengono posizioni talvolta diametralmente opposte e finiscono spesso per bloccarsi a vicenda.

Che cosa distingue la Svizzera da molti Paesi dell’UE

Conflitti analoghi ci sono anche all’estero, tuttavia la politica familiare in Svizzera è meno avanti rispetto a molti Paesi dell’UE. Häusermann indica tre motivi.

Il primo è la debolezza in Svizzera della “sinistra favorevole all’intervento statale”. Ad esempio, nell’attuale legislatura il PS e i Verdi insieme sfiorano il 30% dei seggi al Consiglio nazionale. I partiti di sinistra nei Paesi scandinavi hanno invece detenuto per lunghi periodi oltre il 40% dei consensi.

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Il secondo motivo è il federalismo che rallenta le riforme. “In uno Stato federale, le prestazioni a favore delle famiglie sono generalmente meno sviluppate perché ci si rimpalla le responsabilità e i costi e le difficoltà vengono percepite soltanto a livello locale”, afferma Häusermann. Il risultato sono forti differenze regionali. “In Svizzera ci sono città con una politica familiare quasi scandinava, mentre in altre assomiglia molto a quella italiana”. Questo mosaico non è casuale, ma voluto. “Lo scopo del federalismo è proprio consentire a comunità diverse di vivere secondo differenti sistemi di valori”.

La terza e ultima ragione va ricercata nella difesa di norme e valori sociali piuttosto conservatori in Svizzera. “Le tre dimensioni si rafforzano a vicenda e producono una politica familiare molto più prudente”.

Il benessere elvetico fa da freno alle riforme

Il divario con i Paesi europei circostanti non riguarda tutti i settori allo stesso modo. Ad esempio, per quanto riguarda le deduzioni fiscali e gli assegni familiari, la Svizzera è “più o meno nella media”, afferma Häusermann. La differenza maggiore riguarda invece i costi relativi agli asili nido. A seconda del reddito e del luogo di domicilio, le famiglie devono pagare integralmente o quasi integralmente le rette. Inoltre, soprattutto nei Comuni più piccoli, simili strutture di custodia sono pressoché inesistenti o offrono pochi posti.

La carenza di posti negli asili nido spiega però soltanto in parte perché, in molte famiglie svizzere, uno o entrambi i genitori lavorino a tempo parziale. Un altro fattore determinante è l’orario: in Svizzera, chi è impiegato a tempo pieno deve lavorare più a lungo rispetto a chi risiede in numerosi Paesi europei.

E poi c’è un elemento che viene spesso dimenticato. “In Svizzera, molte famiglie riescono a vivere con un salario e mezzo, mentre in altri Paesi europei ciò non è possibile”, ricorda Häusermann. “Molte famiglie possono permettersi un modello familiare conservatore”. Nella maggior parte delle coppie è spesso la madre a ridurre il proprio grado di occupazione.

Calo delle nascite: quale Paese può ancora fungere da modello?

Sempre meno persone in Svizzera decidono di diventare genitori. E così, la Confederazione è oggi tra i Paesi occidentali con il tasso di fecondità più basso. Nel 2024, il numero di figli e figlie era di 1,29 per donna, il valore più basso mai registrato.

La Francia e i Paesi scandinavi hanno a lungo registrato il tasso di fecondità più elevato d’Europa, quota ben superiore a quella svizzera. In Francia, questo risultato è stato promosso da una politica a favore delle nascite, con incentivi destinati alle famiglie di tutte le fasce di reddito. In Norvegia, Svezia e Finlandia, invece, la politica familiare è anche la conseguenza delle politiche di parità di genere.

Secondo i dati più recenti disponibili, relativi al 2024, la Bulgaria presenta il tasso di fecondità più alto nell’Unione europea. Il dato viene spesso messo in relazione, tra l’altro, con l’età media delle madri, la più bassa, alla nascita della prima figlia o del primo figlio. Tale variabile può incidere sul tasso di fecondità di un determinato anno. È tuttavia difficile interpretare le statistiche e fare una previsione sullo sviluppo demografico del Paese a causa della forte emigrazione.

Va ricordato che la Bulgaria ha introdotto importanti misure a favore delle famiglie. Il suo sistema sociale prevede, a determinate condizioni, un congedo maternità retribuito e un sostegno economico per l’inseminazione artificiale.

Giornate lunghe e pause pranzo fisse: il rigido mercato del lavoro elvetico

Quali insegnamenti può trarre la Svizzera dalle politiche familiari di altri Paesi? Con misure analoghe a quelle promosse da Stati membri dell’UE sarebbe possibile aumentare il numero delle nascite nella Confederazione?

Secondo Häusermann, la politica familiare è solo uno dei tre fattori determinanti. Gli altri due sono il mercato del lavoro e le norme sociali. “Non serve a molto intervenire su un solo ingranaggio: vanno oliati tutti”.

Basta dare un’occhiata al Giappone e alla Corea del Sud. Allarmati dal basso numero di nascite, i governi stanno rafforzando le loro politiche familiari. “In entrambe le società, però, né il mercato del lavoro né le norme sociali sono stati riformati”, afferma Häusermann.

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La politologa vede anche in Svizzera problemi di conciliabilità tra vita familiare e professionale. “Siamo lontanissimi da un modello in cui entrambi i genitori possono lavorare a tempo pieno. Abbiamo una settimana lavorativa molto più lunga rispetto ad altri Paesi. La pausa pranzo dura un’ora e si lavora spesso fino alle 18:00. È diverso in Paesi dove entrambi lavorano al 100%”.

Per questo motivo, i ruoli di genere sono rimasti quasi invariati. Anche le donne con una formazione terziaria compensano la difficile conciliabilità tra professione e famiglia riducendo il proprio grado di occupazione e facendosi carico di buona parte del lavoro domestico.

“Rispetto a quarant’anni fa, la vita tipica di una donna è molto diversa. Quella di un uomo è invece rimasta uguale”, afferma Häusermann. “Forse la chiave si trova proprio qui”, aggiunge.

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Il diritto a due settimane di congedo retribuito per l’altro genitore, più che migliorare la conciliabilità tra lavoro e famiglia contribuisce a mettere in discussione norme e valori sociali consolidati.

“Le riforme legislative rendono normali determinati modelli di vita. Il congedo paternità significa che è normale che un uomo rimanga a casa quando diventa papà”, dice Häusermann.

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Politica svizzera

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Häusermann non prevede che in Svizzera si faccia presto un dibattito di fondo sulla promozione delle famiglie e dell’infanzia. Manca infatti l’elemento a favore della natalità, ossia la consapevolezza che questa politica possa essere una leva fondamentale per aumentare il numero delle nascite.

La sinistra punta soprattutto sulla parità di genere. Gli ambienti economicamente liberali e conservatori vogliono invece preservare sia il modello tradizionale di divisione dei ruoli in famiglia sia l’attuale organizzazione del mercato del lavoro. Grazie all’elevata immigrazione, in Svizzera non c’è la percezione che la popolazione stia diminuendo e che ci sia una crisi della natalità, sostiene Häusermann. “L’obiettivo ‘più figli’ non viene preso in considerazione”.

Traduzione dal tedesco di Luca Beti

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