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Scandalo in spiaggia

La spiaggia di Weggis nel 1931.
La spiaggia di Weggis nel 1931. Bibliothèque de l’ETH, photothèque

Più di cent'anni fa a Weggis veniva aperta la prima spiaggia completamente mista in Svizzera. Un'iniziativa apprezzata dai turisti, ma che suscitò anche un coro di critiche nel Paese.

Swissinfo pubblica regolarmente articoli dal Blog del Museo nazionale svizzeroCollegamento esterno dedicati a temi storici. Gli articoli originali sono generalmente in tedesco, talvolta in francese o in inglese.

Weggis la coraggiosa, Weggis la sfortunata. Fu infatti in questa località termale che nel 1919 venne allestita la primissima spiaggia mista della Svizzera, un’iniziativa tra le più audaci alla luce dei criteri morali dell’epoca. Ma l’inaugurazione, inizialmente prevista per il 13 luglio 1919, andò letteralmente a monte a causa di piogge torrenziali. Il Kurverein (associazione termale) di Weggis, promotore di questo “Lido” senza separazione fisica tra i sessi, rinviò l’apertura di una settimana. Manco a dirlo anche sette giorni dopo la pioggia la fece da padrone.

Cattivo presagio o punizione divina?

Gli organizzatori non si scoraggiarono, sottolineando non senza ironia che una spiaggia ha bisogno tanto di luce e sole quanto di acqua. L’idea del nuovo stabilimento balneare di Weggis, con le sue 90 cabine, era stata suggerita dai turisti.

Andreas Zimmermann (1869-1943), albergatore, sindaco, maggiore dell’esercito e autore teatrale, aveva notato che la sua clientela considerava le piccole capanne di legno che l’albergo possedeva sulla spiaggia antiquate, cupe, sporche e maleodoranti.

Dopo la Prima guerra mondiale, però, il turismo, ormai allo stremo, doveva rinnovarsi per poter sopravvivere. Questa esigenza aveva un peso ben maggiore rispetto alle consuetudini conservatrici dell’epoca, ancora saldamente legate alla separazione tra uomini e donne nei bagni di mare.

Nel 1918, Zimmermann riuscì a convincere i suoi colleghi del Kurverein e gli ambienti politici che era necessario fare qualcosa. Affidò all’architetto lucernese Carl Griot la costruzione dei suoi “bagni d’acqua, d’aria e di sole”, un edificio composto da tre ali, aperto, arioso e spazioso. E soprattutto privo di qualsiasi muro che potesse ostacolare la vista sull’altro sesso.

Uomo e donna sulla spiaggia di Weggis, intorno al 1920.
Uomo e donna sulla spiaggia di Weggis, intorno al 1920. ZHB Lucerne

Eco nazionale

Questa nuova spiaggia, ribattezzata in chiave moderna “Lido”, ebbe un’eco a livello nazionale. Va detto che fino ad allora, in Svizzera, i bagni all’aperto imponevano tutti, senza eccezioni, una rigida separazione tra i sessi. Le donne si sistemavano a sinistra, gli uomini a destra, esattamente come in chiesa.

Nel 1919, Weggis osò tuffarsi nella modernità, pur conservando alcuni elementi tradizionali. Così, Andreas Zimmermann compose una marcia dedicata alla spiaggia di Weggis e diresse la banda del comune quando il brano fu eseguito per la prima volta.

La località balneare di Weggis si dimostrò molto moderna anche nella sua comunicazione: i manifesti pubblicitari vennero esposti nei teatri di varietà di Zurigo, Berna e Basilea, dove si riteneva di poter raggiungere il pubblico di riferimento. La spiaggia stessa fece parlare di sé in tutta la Svizzera: nei cinema, nei balli in maschera e perfino in una rivista di operetta rappresentata al Teatro Corso a Zurigo. Zürich, wie es weint und lacht («Zurigo, come piange e come ride»).

La casa di moda Grieder si ispirò addirittura al fenomeno Weggis, allestendo le vetrine dei suoi negozi di Zurigo e Lucerna con una collezione di costumi da bagno.

Scena sulla spiaggia, apparsa sulla rivista satirica Nebelspalter, 1920.
Scena sulla spiaggia, apparsa sulla rivista satirica Nebelspalter, 1920. Nebelspalter éditions Horn

Scandalo e polemiche

Il Lido nuova maniera, tuttavia, era ben lontano dal mettere tutti d’accordo. Alimentate dagli ambienti cattolici, le polemiche contro quella spiaggia considerata scandalosa imperversavano sulla stampa. In tedesco venne soprannominata Schandbad, ossia “il bagno della vergogna”, un gioco di parole basato sull’assonanza con il termine Strandbad (“stabilimento balneare” o “spiaggia attrezzata”).

I bambini dell’orfanotrofio di Eggenbühl, nei pressi di Hertenstein, furono persino obbligati a fare una deviazione passando per Eichi per raggiungere la scuola o il villaggio, così da evitare anche il minimo sguardo verso la spiaggia mista di Weggis.

Sommerso dalle proteste, il Consiglio di Stato del Canton Lucerna dovette intervenire. La moralità e il decoro erano temi molto sentiti all’epoca (e lo furono ancora per molto tempo). I dibattiti tra l’opinione pubblica erano molto accesi, soprattutto nella Svizzera centrale, fortemente influenzata dai precetti cattolici.

Il 24 agosto, l’ufficiale di polizia Häfliger effettuò un controllo delle attività sulla spiaggia di Weggis. Nonostante le numerose lamentele, dovette constatare che non vi accadeva nulla di sconveniente: “Molti si scandalizzeranno nel vedere i due sessi fare il bagno e godersi fianco a fianco i raggi del sole”. Tuttavia concluse con lucidità: “Vi si osservano le stesse cose che si vedono in una normale stazione balneare”.

Non era quindi necessario adottare misure drastiche. Di conseguenza, il Consiglio di Stato si limitò a imporre a tutti i visitatori maschi di età superiore ai 12 anni l’obbligo di indossare “un costume da bagno che coprisse il torace”, così come era già richiesto alle donne.

La spiaggia di Weesen: più spettatori che bagnanti.
La spiaggia di Weesen: più spettatori che bagnanti. Musée national suisse

Bagnanti e spettatori

L’enorme affluenza diede ragione a Weggis: nell’anno successivo all’apertura, la spiaggia accolse 31’596 visitatori e visitatrici, tra cui, fatto particolarmente interessante, 18’383 bagnanti e 13’213 spettatori, ovvero, in altre parole, dei curiosi o dei voyeur. Questi ultimi fotografavano senza alcun imbarazzo ciò che altrove continuava a rimanere nascosto.

Come si può ancora leggere nel rapporto annuale del Kurverein:
“Le fotografie scattate sulla spiaggia si sono moltiplicate al punto che la commissione balneare ha dovuto emanare un divieto. Nonostante ciò, i sorveglianti sono intervenuti molte volte a causa di fotografie scattate senza autorizzazione. Queste fotografie potrebbero costituire una delle migliori forme di pubblicità per la struttura, ma, d’altro canto, potrebbero anche essere facilmente utilizzate in modo improprio, arrecando a questa istituzione a finalità sanitaria più danno che beneficio”.

Una foto pubblicata su un giornale suscitò grande scalpore: l’immagine ritraeva un bambino di tre anni che sguazzava sulla spiaggia di Weggis completamente nudo. Ma gli episodi di questo tipo giovavano ai bagni di Weggis più di quanto non li danneggiassero. Il successo del Lido non accennava a diminuire. Già nel 1927-1928, il Kurverein acquistò il terreno adiacente, aumentando di 4’000 metri quadrati la superficie della spiaggia, che contava ormai 186 cabine. L’interesse continuava ad aumentare. Nel 1927 il Lido accolse 26’240 persone e l’anno successivo ben 51’575.

In tutta la Svizzera, numerose stazioni balneari seguirono l’esempio di Weggis. Fu il caso di quelle di Lucerna, Fürigen, Stansstad, Flüelen, Gersau e Vitznau (tutte sulle rive del Lago dei Quattro Cantoni), ma anche di Weesen (sul lago di Walenstadt) e del Mythenquai di Zurigo.

La scandalosa spiaggia di Weggis aveva lanciato una nuova moda.

Michael van Orsouw è dottore in storia, poeta e scrittore. Pubblica con regolarità opere storiche.

L’articolo originale sul blog del Museo nazionale svizzeroCollegamento esterno

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