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“La sola neutralità non protegge la Svizzera da un’aggressione”

La neutralità è "un gioiello" da preservare o "uno strumento" che deve evolvere con la società? Nella nostra trasmissione Let's Talk abbiamo discusso dei temi legati all'iniziativa sulla neutralità, in votazione popolare il 27 settembre.

“La neutralità è un gioiello grazie al quale la Svizzera può contribuire alla pace nel mondo”, afferma Kevin Grangier, segretario generale dell’Associazione Pro Svizzera, all’origine dell’iniziativa sulla neutralità. Per il coordinatore romando della campagna, la Confederazione ha indebolito la sua capacità di agire come mediatrice nei conflitti internazionali riprendendo le sanzioni dell’Unione Europea contro la Russia nel 2022.

Elaborato dall’ex consigliere federale Christoph Blocher, il testo sottoposto al popolo il 27 settembre mira quindi a ripristinare la credibilità della neutralità elvetica. A tal fine, chiede di iscrivere nella Costituzione il principio di una neutralità “perpetua e armata”.

Contraria all’iniziativa, la deputata socialista Laurence Fehlmann Rielle ritiene anche che la Svizzera possa svolgere il ruolo di artigiana di pace nel mondo. Il Paese deve tuttavia basarsi per questo su un concetto di neutralità flessibile. “Non si tratta di un gioiello, ma di uno strumento che deve essere utilizzato in modo intelligente ed evolvere con la società”, considera la politica.

>> Il nostro articolo di approfondimento sull’iniziativa:

Altri sviluppi

Un’iniziativa pro-Cremlino?

Laurence Fehlmann Rielle rimprovera principalmente all’iniziativa di impedire alla Svizzera di imporre o riprendere sanzioni contro degli Stati in guerra, a meno che non siano decise dal Consiglio di sicurezza dell’ONU. “Dietro le loro belle parole sulla pace e la sovranità, chi ha promosso l’iniziativa cerca soprattutto di impedire le sanzioni affinché la Svizzera possa continuare a fare affari con chiunque. Christoph Blocher, in particolare, vuole che la sua azienda possa proseguire le sue attività commerciali con la Russia”, stima.

Kevin Grangier accusa gli oppositori e le oppositrici del testo di prendersela con il messaggero, Christoph Blocher, piuttosto che con il contenuto dell’iniziativa. “Vogliamo che il popolo si pronunci su un testo, non sul suo apprezzamento di Christoph Blocher”, afferma.

Laurence Fehlmann Rielle qualifica il testo come “iniziativa pro-Putin”. Recentemente, la portavoce del ministero russo degli Affari esteri, Maria Zakharova, ha espresso il sostegno di Mosca all’iniziativa sulla neutralità. Kevin Grangier condanna questa presa di posizione. “Qualsiasi ingerenza straniera nella politica svizzera è condannabile per principio”, afferma. A suo dire, queste dichiarazioni non servono però la causa dell’iniziativa, ma vanno piuttosto a vantaggio di chi vi si oppone.

Per Mathis Steinmann, delegato degli svizzeri di Francia al Consiglio degli svizzeri all’estero, la Svizzera gode di un’ottima immagine fuori dai confini nazionali, in particolare in Francia. “Invece, la percezione della neutralità elvetica è più ambivalente. I legami economici tra la Svizzera e la Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale riemergono spesso nei dibattiti”, osserva la persona espatriata residente a Nizza, che partecipava alla trasmissione a distanza.

Scudo contro i conflitti o minaccia per la sicurezza?

L’iniziativa inoltre vieta esplicitamente alla Svizzera di aderire a un’alleanza militare. Una cooperazione con una tale organizzazione sarebbe possibile solo in caso di guerra o di preparativi in vista di un attacco. “Ciò indebolirebbe la cooperazione della Svizzera con la NATO, in particolare nel quadro del Partenariato per la pace”, afferma Laurence Fehlmann Rielle.

Kevin Grangier contesta questa analisi e assicura che tale cooperazione potrebbe essere mantenuta. Accusa anche chi si oppone al testo di usare due pesi e due misure: “Da un lato, ritengono che la Svizzera debba avvicinarsi alla NATO per essere pronta in caso di conflitto. Dall’altro, non criticano il basso livello delle spese militari svizzere, che rappresentano lo 0,7% del PIL, contro il 2-3% nella maggior parte dei Paesi dell’Alleanza”.

Chi si oppone all’iniziativa vede tuttavia la contraddizione altrove. Laurence Fehlmann Rielle indica in particolare il manifesto della campagna di chi ha promosso il testo, che mostra una colomba della pace e promette che l’iniziativa proteggerà la Confederazione dalla guerra. “Allo stesso tempo, l’UDC, che sostiene l’iniziativa, ha appoggiato un allentamento delle regole di esportazione di materiale bellico, con il rischio che armi svizzere finiscano in zone di conflitto”, denuncia.

Kevin Grangier riconosce da parte sua che “la neutralità da sola non protegge la Svizzera da un’aggressione”. Secondo il segretario generale di Pro Svizzera, essa deve essere accompagnata da un’azione diplomatica attiva, da decisioni politiche adeguate alle circostanze e da un esercito in grado di difendere il territorio.

Anche Laurence Fehlmann Rielle giudica che la neutralità non costituisca una protezione assoluta. “La Svizzera dispone di una diplomazia riconosciuta a livello internazionale e mette regolarmente a disposizione i suoi buoni uffici per contribuire alla risoluzione dei conflitti. Accoglie inoltre numerose organizzazioni internazionali e conferenze che operano in favore della pace”, sottolinea.

Garanzia di credibilità o concetto superato?

Secondo Kevin Grangier, la Svizzera ha tuttavia perso la sua credibilità come mediatrice nei conflitti internazionali. L’esponente dell’UDC rimprovera in particolare al Consiglio federale di aver organizzato la conferenza sulla pace in Ucraina al Bürgenstock, nel 2024, senza la partecipazione della Russia. “È necessario definire con chiarezza la neutralità, come propone l’iniziativa, affinché la Svizzera possa di nuovo contribuire in modo credibile ed efficace alla pace nel mondo”, afferma.

Laurence Fehlmann Rielle sostiene al contrario che il Paese ha conservato la sua reputazione sulla scena internazionale. “Speriamo ovviamente che la Russia si sieda al tavolo dei negoziati, ma non era pronta nel 2024. Questo non significa però che non dobbiamo iniziare a preparare la pace”, argomenta.

La deputata socialista accusa chi ha promosso l’iniziativa di difendere un concetto superato di neutralità, secondo cui la Svizzera dovrebbe rimanere in disparte dagli affari internazionali e ripiegarsi su se stessa. “La Svizzera deve essere coinvolta negli affari del mondo e osare prendere posizione”, afferma.

Kevin Grangier respinge questa interpretazione. Secondo lui, neutralità non significa indifferenza. “La Svizzera è coinvolta negli affari del mondo da 200 anni. C’è una forma di disprezzo per la nostra storia e per le generazioni che ci hanno preceduto”, deplora.

>> Per ascoltare Let’s Talk:

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Riletto e verificato da Samuel Jaberg

Tradotto dal francese e verificato da Marija Milanovic

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