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Il pesce d’aprile che ha ispirato un vero studio scientifico

Piccione
Keystone / Anthony Anex

Nel 2002, Google ideò uno scherzo che passò alla storia e ispirò una ricerca scientifica in campo medico. Protagonisti della burla erano i piccioni.

Il 1° aprile del 2002 Google fu l’artefice di uno dei pesci d’aprile più celebri di sempre: annunciò che l’omonimo motore di ricerca non funzionava grazie ad algoritmi sofisticati, bensì grazie ai piccioni. Lo scherzo passò alla storia e ispirò una ricerca scientifica in campo medico.

Il sistema, ribattezzato PigeonRank, sfruttava – secondo l’azienda – l’abilità dei piccioni domestici (Columba livia) nel riconoscere differenze visive e nel “valutare” la rilevanza delle pagine web a colpi di becco.

Un pesce d’aprile curato nei minimi dettagli, che poteva trarre in inganno perché si appoggiava a concetti reali. Da un lato gli esperimenti condotti da B. F. Skinner – psicologo americano – sul condizionamento dei piccioni, dall’altro la teoria della saggezza della folla (o intelligenza collettiva), secondo cui molte menti non esperte possono produrre risposte più affidabili di un singolo individuo specialista. Un principio che richiama lo stesso funzionamento dell’algoritmo PageRank, dove la popolarità di una pagina, misurata dai link in ingresso, ne determina l’importanza.

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Da scherzo a scienza

Tredici anni dopo, l’idea partorita per gioco ha avuto un curioso seguito nel mondo della ricerca. Un gruppo di scienziati affiliati a università americane ha infatti deciso di verificare fino a che punto le capacità visive dei piccioni potessero essere utili in campo diagnostico.

I ricercatori hanno addestrato quattro piccioni a distinguere immagini microscopiche di lesioni benigne al seno da quelle tumorali. Il compito era semplice: beccare un pulsante colorato diverso a seconda dell’immagine osservata. La ricompensa, un po’ di cibo, arrivava solo se la scelta era corretta.

In appena due settimane di allenamento, gli uccelli hanno raggiunto un’accuratezza dell’85–90%. Messo alla prova su nuove immagini, il piccolo “team” ha saputo generalizzare ciò che aveva appreso, mantenendo un livello di correttezza attorno all’80%.

Il gruppo batte i singoli

Come nel pesce d’aprile originale, gli scienziati hanno poi provato a capire se un insieme di piccioni potesse funzionare meglio dei singoli individui. La risposta è stata sorprendente.

Considerando le performance dei 4 piccioni separatamente (73%, 79%, 81% e 85%), la media dello storno è invece salita al 93%. Un risultato che conferma la forza della saggezza collettiva, in questo caso del quartetto di piccioni.

Pubblicato nel 2015Collegamento esterno, lo studio ha suscitato interesse nei campi della patologia, della radiologia e dell’intelligenza artificiale, mostrando come un pesce d’aprile possa trasformarsi, col tempo, in una curiosa finestra sulle potenzialità della natura.

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