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La nuova frontiera del riciclaggio: i barbershop

Barbiere
Dietro al taglio di barba e capelli si celerebbe una rete di riciclaggio di denaro proveniente dal narcotraffico RTS

Due saloni, a Ginevra e Losanna, sono accusati di aver fatto transitare ingenti somme di denaro, presumibilmente derivanti dal narcotraffico.

Rap, orologi preziosi ed ostentazione di lusso e sfarzo: sui social network, i saloni W* Barbershop si presentano come locali di tendenza. Sulle loro pagine Instagram e Facebook compaiono celebrità del tennis, del calcio e della musica – tra questi il rapper francese Gims o il conduttore televisivo Cyril Hanouna – immortalate mentre si tagliano i capelli.

In Svizzera, due saloni W* hanno aperto all’inizio degli anni 2020 a Losanna e Ginevra. Ma dietro questi centri – secondo quanto riportato da documenti della Procura di Ginevra e svelato da un approfondimento di RTSCollegamento esterno – si celerebbe una rete di riciclaggio di denaro proveniente dal narcotraffico. E per la Svizzera si tratta di una vicenda insolita: nonostante la reputazione talvolta controversa dei barbershop, i casi che finiscono in tribunale sono rari.

Qualche anno fa, un barbershop era finito al centro di un giro di prostituzione a Ginevra, ma non era stato appurato nessun legame con il riciclaggio. Al contrario, in Francia e in Germania il fenomeno è molto marcato e la polizia lancia regolarmente allarmi sull’infiltrazione della criminalità organizzata in questo tipo di attività commerciali.

Riciclare denaro proveniente dal traffico di stupefacenti

A giugno 2026, i due ex titolari dei W* Barbershop e altri due complici sono comparsi davanti alla giustizia ginevrina nell’ambito di un rito abbreviato. Un’udienza che di norma passa inosservata e suscita scarso interesse mediatico, ma a cui la RTS ha deciso di assistere e che ha riservato un colpo di scena: il tribunale ha infatti rifiutato di omologare il patteggiamento concordato tra gli imputati ed il Ministero pubblico, rinviando il caso al rito ordinario. Ora gli imputati rischiano diversi anni di carcere. Respingono le accuse e beneficiano della presunzione di innocenza. E il nuovo processo dovrebbe svolgersi entro la fine dell’anno.

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Traffico di droga e orologi di lusso

La vicenda ha preso il via da un fermo doganale avvenuto a Ginevra. Nel febbraio 2021, alle prime luci dell’alba, uno degli imputati è stato fermato al valico di frontiera alla guida di un’auto a noleggio. Sul sedile posteriore trasportava una busta di plastica colma di mazzette di banconote: 156’680 euro e 250’260 franchi svizzeri. E per la polizia il denaro derivava in parte dal traffico di stupefacenti.

Gli atti giudiziari indicano che “ingenti somme di denaro provento del traffico sono state investite in società in Svizzera, in particolare nei barbershop di Ginevra e Losanna”. Viene inoltre precisato: “La società W* Barbershop (…) è stata gestita con l’unico ed esclusivo fine di riciclare il denaro proveniente dal narcotraffico (…) per simulare una lecita provenienza dei fondi, ma anche per consentirne il deposito su conti bancari svizzeri o per giustificare i cospicui guadagni e l’elevato tenore di vita degli imputati”.

Gli imputati sono sospettati di aver preso parte a un vasto traffico di stupefacenti tra la Svizzera romanda e la Francia: “Oltre trenta chili di cocaina non tagliata e circa 1’000 chili di sostanze a base di cannabis (hashish e marijuana)“. Gli indagati sarebbero stati attivi anche nel mercato parallelo degli orologi di lusso, con transazioni per oltre 800’000 franchi, in particolare con marchi come Audemars Piguet e Patek Philippe. Uno degli imputati avrebbe inoltre investito diverse centinaia di migliaia di franchi ed euro in beni immobiliari in Marocco.

Indagini complesse

Alexandre Brahier, portavoce della polizia cantonale ginevrina, non ha voluto commentare direttamente il caso con i colleghi di RTS, ma ha sottolineato la complessità di questo genere di indagini: “In Svizzera spetta alla giustizia dimostrare che il denaro dei criminali è sporco, mentre in Francia o in Italia tocca all’imputato provare che la provenienza del denaro è lecita”.

Dall’arresto degli indagati, i due saloni svizzeri hanno chiuso i battenti. Sui social network, un nuovo locale si è presentato come successore della sede di Ginevra, con un nuovo nome e una nuova gestione. Un tentativo di breve durata. Secondo le informazioni di RTS, uno dei nuovi gestori ha lasciato frettolosamente la Svizzera nei mesi scorsi per stabilirsi all’estero. Nel quartiere di Pâquis, i residenti riferiscono che la polizia ha effettuato a più riprese controlli e blitz nel locale. E l’attività è oggi ufficialmente in fallimento.

Eppure, a detta dei vicini, alcuni clienti continuerebbero a recarsi nel salore per tagliarsi i capelli. Contattati più volte, il barbershop ed il nuovo titolare, non hanno risposto alle richieste di intervista di RTS.

L’inchiesta di Mise au point (RTS, 05.10.2026):

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