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Profitti dalla schiavitù, denunciati tre Cantoni

Porcellana dipinta
"La tratta degli schiavi". Porcellana dipinta della manifattura di Kilchberg-Schooren, 1775 circa. Schweizerisches Nationalmuseum

Berna, Zurigo e Soletta nel mirino di un attivista caraibico, in particolare per i rapporti con il commercio di schiavi danese - La procura federale dovrà pronunciarsi, ma gli effetti potrebbero essere politici più che giuridici.

L’attivista statunitense Shelley Moorhead ha sporto denuncia a inizio settembreCollegamento esterno alla procura federale nei confronti dei Cantoni di Zurigo, Berna e Soletta. L’accusa si basa sul lavoro dello storico Hans FässlerCollegamento esterno. Quest’ultimo argomenta che fra il 1719 e il 1839 questi Cantoni investirono nel commercio degli schiavi attraverso l’Atlantico, traendone profitti. Moorhead chiede l’avvio di un procedimento penale che porti in ultima analisi a una multa di 5 milioni di franchi per ognuno dei tre Cantoni. Inoltre, chiede un risarcimento per sé stesso.

Discendente di schiavi

Moorhead è discendente di persone schiavizzate nelle cosiddette Indie Occidentali Danesi, o Antille Danesi, ex colonie di Copenhagen situate a est di Portorico. La Danimarca fu il primo Paese a porre fine alla tratta degli schiavi nel 1803, ma la schiavitù fu abolita nelle sue colonie solo nel 1848. Queste colonie sono oggi le Isole Vergini Statunitensi (Washington le acquistò dalla Danimarca nel 1916, il passaggio di proprietà avvenne nel 1917). Moorhead si considera una vittima sostenendo che le conseguenze della schiavitù si ripercuotano ancora ai nostri tempi. Gli eredi di schiavi, afferma, dispongono in generale di un reddito e di un patrimonio minori, perché per generazioni le loro famiglie non hanno avuto la possibilità di costruire ricchezza e di trasmetterla ai propri figli.

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La relazione storica documenta le seguenti attività:

Zurigo investì nella South Sea Company (Compagnia dei Mari del Sud, britannica) e, tramite l’allora commissione statale Leu & Co., in strutture coloniali e commerciali danesi e svedesi.
Berna era uno dei maggiori azionisti della South Sea Company e investiva ampiamente in titoli di Stato danesi, che, secondo la denuncia, erano legati all’economia coloniale danese.
Soletta investì nella Compagnia francese del Mississippi, coinvolta nel sistema economico coloniale e nella tratta degli schiavi.

La denuncia considera questi accordi di finanziamento come un favoreggiamento della schiavitù, che oggi verrebbe classificato come un crimine contro l’umanità.

Il legame fra la Svizzera e la tratta di schiavi, non solo danese

Ma perché questa denuncia penale proprio in Svizzera? Come detto, le attuali Isole Vergini Statunitensi erano danesi fino a poco più di un secolo fa. Moorhead sta agendo legalmente anche nei confronti della Danimarca, ma afferma che “la schiavitù sulla mia isola non può essere disgiunta dalla Svizzera”. “La partecipazione dei Cantoni ai profitti della schiavitù è balzata subito all’occhio”, aggiunge.

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I crimini contro l’umanità non sono prescritti

La schiavitù è oggi considerata un crimine contro l’umanità (in quanto tale imprescrittibile). Secondo la tesi di Fässler, il reato di crimini contro l’umanità fa parte del diritto internazionale consuetudinario e già all’epoca si levarono voci per dire che “la schiavitù è un crimine”. Già nel XVII secolo, per esempio, si cominciò a chiedere che gli schiavi venissero liberati e risarciti. “È difficile calcolare i profitti dei Cantoni”, spiega l’esperto, “ma le cifre ammontano a milioni di franchi”.

Sebbene sia storicamente accertato che i Cantoni abbiano tratto profitto dalla tratta degli schiavi transatlantica, è improbabile che la procura federale avvii un’indagine. I discendenti delle vittime della schiavitù transatlantica possono spesso essere identificati, i responsabili tuttavia sono morti e le indagini contro i morti non sono consentite.

Inchiesta improbabile

I Cantoni possono essere ritenuti penalmente responsabili? In linea di principio, i Cantoni non possono commettere reati direttamente, solo i loro funzionari, che in questo caso sono naturalmente deceduti. Tuttavia, la denuncia sostiene che i Cantoni hanno agito come soggetti economici attraverso i loro investimenti. Pertanto, potrebbero essere ritenuti penalmente responsabili, analogamente a un’azienda che agevola un reato attraverso carenze organizzative. Resta da vedere se tale argomentazione possa reggere di fronte alla Procura federale o a un tribunale.

Ma anche se la denuncia non dovesse portare a una condanna, potrebbe innescare un dibattito pubblico. La Svizzera ha già esperienze con risarcimenti frutto di processi di elaborazione politica del suo passato storico, si pensi al caso dei “VerdingskinderCollegamento esterno”, bambini sottratti fra il XIX secolo e il 1960 alle loro famiglie (spesso monoparentali, povere o nomadi come Jenisch o Sinti) e collocati in fattorie dove sono stati sfruttati come manodopera a basso costo.

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