Non passa in Parlamento la settimana lavorativa di 36 ore
La stragrande maggioranza della classe politica svizzera non vuole ridurre il tempo di lavoro. Analogamente a simili proposte discusse in passato, anche il destino dell'iniziativa dell'Unione sindacale svizzera "per una durata ridotta del lavoro" sembra segnato. La Camera alta l'ha bocciata con 35 voti contro 4, allineandosi così sulla posizione del Consiglio nazionale.
L’iniziativa, inoltrata alla fine del 1999, persegue tre obiettivi:
– combattere la disoccupazione;
– ridistribuire più equamente fra uomini e donne le attività remunerate e quelle non remunerate, come l’educazione dei figli e i lavori domestici;
– migliorare la qualità della vita.
Per raggiungere questi obiettivi, l’iniziativa propone diverse misure. In primo luogo, vuole ridurre progressivamente la durata media della settimana lavorativa a 36 ore. Propone anche di limitare le ore straordinarie e di definire una durata massima assoluta della settimana lavorativa. Inoltre, la Confederazione dovrebbe accordare un sostegno finanziario alle aziende che ridurranno rapidamente la durata del lavoro.
Lo schieramento dei senatori borghesi si è mostrato compatto contro l’iniziativa. Per loro, la durata della settimana lavorativa deve essere definita tra partner sociali, nei contratti di lavoro. Una definizione nella Costituzione risulterebbe troppo rigida e non sarebbe adatta ai bisogni specifici dei vari settori economici, bisogni molto diversi a seconda del tipo di attività e a seconda della stagione.
Secondo la maggioranza, l’iniziativa provocherebbe un aumento dei costi del lavoro e dei prezzi. Maggiori costi anche per comuni, cantoni e Confederazione, mentre il lavoro al nero esploderebbe. Inoltre, è stato detto, l’obbligo di diminuire le ore lavorative spingerebbe numerose aziende a razionalizzare e dunque a sopprimere posti di lavori, invece di assumere nuovi dipendenti.
Il socialista Ernst Leuenberger ha dal canto suo fatto notare come questo tipo di dibattito torni regolarmente in parlamento ogni 5-6 anni. Anche se il successo non ha mai coronato iniziative di questo tipo, il dibattito ha contribuito a fare evolvere le mentalità e, per finire, il legislatore ha obbligato anche i datori di lavoro più recalcitranti a rispettare condizioni minime. È poi indubbio che “la riduzione dell’orario lavorativo contribusce alla riduzione della disoccupazione.”
Per Leuenberger, la diminuzione dell’orario di lavoro è particolarmente importante per quei lavoratori che svolgono un’attività fisicamente dura e ripetitiva. Maggiore tempo libero significa maggiore partecipazione alla vita della famiglia, alle attività della società, alla democrazia, alla formazione continua.
Il ministro dell’economia Pascal Couchepin ha ricordato che la riduzione della durata del lavoro in Francia è stata accompagnata da una maggiore flessibilizzazione in taluni settori. Couchepin ha messo in guardia dall’esplosione del lavoro nero, un problema che nelle ultime settimane è tornato d’attualità con l’uscita allo scoperto di gruppi di lavoratori illegali.
Per quanto riguarda la riduzione della disoccupazione, Couchepin ha fatto notare come questo obiettivo sia già stato raggiunto senza ricorrere all’iniziativa, visto che oggi abbiamo quasi una situazione di pieno impiego. Per quanto riguarda una migliore suddivisione tra lavori remunerati e non remunerati, per Couchepin non basta cambiare una legge per fare evolvere le mentalità. Infine, la qualità della vita sarebbe migliorata soltanto in certe aziende, ma peggiorerebbe in altre, soprattutto in quelle piccole, dove i datori di lavoro sarebbero tentati di aumentare la produtività e dunque la pressione sui lavoratori, per cui la qualità della vita risulterebbe in definitiva meno buona.
Mariano Masserini
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.