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Non si prospettano soluzioni nello sciopero alla Zeba

Prosegue la mediazione del governo cantonale di Basilea Città per far riprendere la piena attività il più rapidamente possibile alla lavanderia Zeba Keystone

Sono proseguite durante la fine settimana le trattative, con la mediazione del cantone Basilea-Città per porre fine alla vertenza alla lavanderia Zeba, dove da mercoledì è in corso uno sciopero. Finora non è però emersa ancora nessuna soluzione.

Sabato mezzo migliaio di persone hanno preso parte ad una manifestazione di sostegno agli scioperanti. È intervenuto il presidente del Sindacato edilizia e industria (SEI), Vasco Pedrina, il quale ha detto che in un settore come quello dell’edilizia, che pure è stato confrontato con un conflitto salariale, i lavoratori hanno finito con l’ottenere un aumento di 200 franchi. Val quindi la pena di proseguire questa lotta, ha detto.

Sabato mattina si erano incontrate le parti e lo hanno fatto anche domenica. Il governo fa da mediatore tra direzione e sindacati, con l’obiettivo di far riprendere la piena attività il più rapidamente possibile e convincere i sindacati a non ostacolare l’accesso allo stabilimento lunedì mattina.

Il governo basilese ha proposto di assumere nell’amministrazione la metà dei 55 dipendenti, colpiti da forti riduzioni salariali alla lavanderia e questo ha tenuto aperto uno spiraglio nella trattativa tra le parti. Lunedì gli scioperanti si ritrovano davanti alla lavanderia, che era pubblica ed è stata privatizzata nel 1994 (il cantone di Basilea-Città ha però la maggioranza del capitale) per decidere come proseguire la lotta.

Lo sciopero è iniziato mercoledì e all’indomani la polizia è intervenuta per permettere l’accesso a coloro che volevano ugualmente lavorare. Nella fine settimana il lavoro tuttavia è stato sospeso per non aggravare la tensione. Con una decisione provvisoria il tribunale civile di Basilea ha vietato venerdì sera ai sindacati di impedire l’accesso alla lavanderia, pena una multa fino a 5 mila franchi o la detenzione fino a tre mesi.

I sindacati, intanto, proprio nei conflitti salariali come questo, hanno scelto una nuova strategia: una maggiore aggressività, che ha dato i suoi frutti, come nel settore della ristorazione. Questa nuova voglia di lotta si spiega con la situazione economica favorevole, ha detto il presidente dell’Unione sindacale (USS) Paul Rechsteiner in un’intervista al settimanale svizzero tedesco «SonntagsZeitung».

Anche i lavoratori con salari bassi e medi devono poter partecipare alla spartizione della torta» ha detto Rechsteiner, dopo che negli Anni Novanta la disoccupazione ha esercitato una pressione intimidatoria. «I lavoratori con cooperavano più, oggi sono nuovamente insieme». I sindacati non hanno ancora vinto la guerra per salari minimi superiori a 3.000 franchi, ma hanno già vinto qualche battaglia, ha sottolineato il presidente dell’USS.

swissinfo e agenzie

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