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Pascal Couchepin spiega il suo lapsus

Pascal Couchepin dà la sua versione dei fatti sul lapsus su Mengele.

(Keystone)

Il presidente della Confederazione Pascal Couchepin smentisce qualsiasi attacco o scherzo di cattivo gusto al deputato zurighese dell'Unione democratica di centro (UDC, destra nazional conservatrice) Christoph Mörgeli.

Da mercoledì i media parlano del suo lapsus in una seduta di commissione parlamentare. Couchepin ha detto "Mörgele" al posto di "Mengele" mentre stava parlando del medico nazista.

"Questa polemica mi tocca intimamente, mi rattrista e mi traumatizza, dato che colpisce l'essenza delle mie convinzioni più profonde e radicate", ha dichiarato Couchepin giovedì in una conferenza stampa a Berna. Il ministro ha ricordato il proprio impegno per il rispetto della persona umana e nella lotta contro il razzismo, l'antisemitismo, la xenofobia e l'intolleranza in tutte le sue forme.

I media alimentano la polemica

Dopo che i mezzi d'informazione hanno fatto da tam-tam sul suo lapsus, il presidente della Confederazione ha voluto esprimersi pubblicamente per evitare che la polemica "possa dare l'impressione che un dramma storico senza precedenti sia stato trattato con leggerezza".

Couchepin ha indicato di aver voluto citare il nome del "mostro di Auschwitz" davanti a una commissione parlamentare per sottolineare la necessità che la legislazione sulla ricerca sull'essere umano sia rigorosa e precisa. Il ministro ha spiegato che il dramma dell'Olocausto lo ha assillato dalla sua partecipazione, lunedì 28 gennaio a Ginevra, a una cerimonia in onore dei Giusti.

"Penso che non avrei mai citato il dottore di Auschwitz se non ci fosse stata questa rivisitazione della tragedia appena alcuni giorni prima", ha aggiunto.

Sotto pressione

Bombardato dalle domande sullo svolgimento esatto della seduta - confidenziale - di commissione, Pascal Couchepin ha indicato di aver chiesto al suo vicino "come si chiama il mostro di Auschwitz? Mörgele?". "No, Mengele", gli è stato risposto.

"Non si è trattato di uno scherzo di cattivo gusto e lungi da me l'idea di aver voluto offendere o attaccare Christoph Mörgeli", ha sottolineato il presidente della Confederazione. "Dubito di aver sorriso", ha proseguito. "Ho però visto qualcuno sorridere e ho detto che non c'era nulla di divertente. Si tratta di una cosa seria".

Poi, "se mi ricordo bene", - ha continuato il ministro radicale - il parlamentare UDC vallesano Oskar Freysinger ha chiesto "se si trattasse di uno scherzo". Couchepin gli ha risposto di no.

Niente scuse

Christoph Mörgeli, che ha parlato mercoledì di "un'ingiuria immensa" nei suoi confronti, non era presente. "Se mi avesse telefonato per chiedermi che cosa avevo detto, tutto sarebbe stato chiarito: gli avrei ribadito che non vi era alcun nesso con la sua persona", ha sottolineato il ministro dell'interno.

Il presidente della Confederazione ha puntualizzato che non può scusarsi con il deputato democentrista zurighese, visto che non vi è stato un attacco nei suoi confronti.

Infine, circa le critiche del Partito liberale radicale (PLR) di Svitto che ha asserito di non avere alcuna comprensione per il lapsus e di distanziarsi dal suo rappresentante in governo, Pascal Couchepin ha semplicemente detto che"ne prende atto". Le ritiene tuttavia un po' "imprudenti", già per il fatto che si basano su indiscrezioni.

swissinfo e agenzie

I lapsus di Pascal Couchepin

Non è la prima volta che Pascal Couchepin finisce nel mirino dei media per sue affermazioni. Il 10 dicembre 2003, era stato sorpreso da una telecamera della Televisione svizzera romanda durante l'attesa dei nuovi eletti in governo, Christoph Blocher e Hans-Rudolf Merz, mentre chiedeva ai suoi collaboratori. "Dove sono questi giovanotti?".


Il 7 settembre 2007, poco prima delle elezioni federali di ottobre, aveva utilizzato toni molto duri per criticare i metodi di fare campagna e la teoria del complotto utilizzati dall'Unione democratica di centro.

Non esiste alcun complotto per estromettere un ministro, aveva dichiarato Couchepin in un'intervista alla Radio svizzera di lingua italiana. A suo avviso, "nessuno, nemmeno il Duce" è indispensabile al bene del Paese.

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